il cielo stellato sopra di me: passenger

È che quando si parla di meraviglia è facile cadere nei buoni sentimenti e facili meditazioni per animi sensibili. E invece non è così. La meraviglia è cosa difficile da sopportare e impone riflessioni ardue.

Già nel termine greco, thaumazein, meraviglia e sgomento sono intrecciati: paura, contemplazione, stupore sono mescolati. L’immensità illimitata del cielo stellato sulle nostre fragili e preziose vite ci atterrisce e inebria allo stesso tempo. Il groviglio di emozioni è difficile da sciogliere: paura, esaltazione, desiderio di morte, eros. Insomma il cuore, il corpo e il cervello hanno il ritmo serrato della canzone di Iggy Pop Passenger, il canto dell’uomo che passando sotto il cielo stellato lo vede vuoto e potente allo stesso tempo. L’uomo, sempre di passaggio nella città degli uomini, vede la bellezza del cielo e di chi gli sta a fianco, e il cuore batte come quella chitarra e quella batteria: senza posa, senza ristoro. Ma mentre gli altri dormono sicuri nelle loro case, chi ha il coraggio di tremare debole mortale e innamorato della bellezza, scopre paura e desiderio. Terrore e meraviglia. (Prima della canzone, l’immagine è tratta dal sito della NASA ed è una collisione galattica nel Cluster Abell 1185, da notare l’agglomerato luminoso a forma di chitarra)

I am a passenger
And I ride and I ride
I ride through the city’s backside
I see the stars come out of the sky
Yeah, they’re bright in a hollow sky
You know it looks so good tonight

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Zappa: Watermelon in Easter Hay

Ho scoperto Joes’ Garage solo da qualche anno. Forse prima non lo avrei compreso e sarei stato fuorviato dalla trama della storia e non avrei ascoltato la musica.

Questa canzone è celestiale e non uso mai questo aggettivo, ma è l’unico aggettivo adatto per questo brano del grande iconoclasta, irriverente e ironico sovvertitore di tutte le mode, di tutti i luoghi comuni che fossero degli hyppies o degli yuppies o del potere o delle lobby.

La musica inizia dal 48 secondo, circa, al termine del discorso del central scrutinizer che ha ingannato Joe in tutti i modi per allontanarlo dalla musica.

us and them

Grande canzone di un grande disco: The Dark Side of the Moon. Ha una storia compositiva tormentata: proposta con il titolo The Violent Sequence ad Antonioni per Zabriskie Point, che la rifiutò perché “bella ma così triste”, rimase in un cassetto per qualche anno e riapparve nel capolavoro dei Pink Floyd.

Collocata fra Money e Any Colour you Like è un momento chiave della follia dell’uomo espressa in un modo tipico dei Pink Floyd: il contrasto fra l’argomento violento, disperante e lo struggimento musicale. I versi d’apertura sono:

Us and them
And after all we’re only ordinary men
Me
And you
God only knows
It’s not what we would choose to do

Da ragazzo pensavo che fosse una presa di distanza dall’idolatria dei fan ma ora capisco che è molto di più. La spaccatura fra noi e loro appartiene a tutti noi come esseri umani “ordinari” che ci ritroviamo dove non avremmo voluto essere: al centro di una battaglia, a brandelli, disperati attraversati da discorsi disarticolati. Perché è così ordinario voler appartenere a un gruppo, per essere protetti, per dare sfogo ai desideri più nascosti, con la copertura del gruppo. Molto meglio che scoprire che il volto del mio nemico è un specchio in cui vedo il mio volto riflesso.

amore, isolamento e musica

La ferita d’amore è una delle più dolorose e persistenti. In alcune canzoni americane dagli anni Sessanta agli Ottanta la conseguenza dell’abbandono è correre. In Inghilterra nel 1965 esce Yesterday dei Beatles. La canzone mette in musica il ritiro in sé stessi e l’arresto successivi all’essere stati abbandonati dalla persona amata. Questa risposta introversa ricorre nella musica rock inglese. Elenco due canzoni.

amore, correre e musica

Una canzone di successo nel 1961: Runaway di Del Shannon (video). Come nel rock migliore, la musica è essenziale e diretta. L’argomento è semplice: un ragazzo corre dopo cha la sua ragazza lo ha lasciato.

Correre è così americano e on the road e Del Shannon ha toccato una corda profonda dell’America. Di seguito un breve e incompleto elenco di canzoni americane dedicate alla corsa e al viaggiare.

Un’aggiunta: il film Forrest Gump, i tre anni della sua vita, durante i quali Forrest corre dopo essere stato lasciato da Jenny.

bob dylan

Scriverò di Bob Dylan e so che alcuni amici mi prenderanno in giro. Ma tant’è, non riesco a non ascoltare le sue canzoni, e proprio quelle degli anni Sessanta tipo Blowing in the wind, The times they are a’changing, One of us must know, Like a rolling stone.

Non sono le canzoni della mia generazione, perché sono nato quando Dylan le cantò per la prima volta. Non sono state una bandiera della mia frattura generazionale. Per me sono qualcosa di diverso. Uno dei ricordi degli anni della prima adolescenza è Blowing in the wind cantata da me in solitudine, una mattina mentre camminavo in montagna: answers of my friend are blowing in the wind. Non ero più solo ma ero assieme a persone interessanti e misteriose con cui parlavo.

Altre canzoni le sapevo senza sapere come, come con i Beatles. Non so dire quando o come ho sentito Hey Jude o Yesterday. Sono tutte lì, nella mente e nel cuore degli uomini da tempi immemorabili e quando un musicista ascolta e le canta una scheggia dell’eternità ci commuove.

Torno a Dylan. Oggi lo ascoltavo dal cellulare viaggiando in treno e respiravo curiosità e audacia. Provavo uno struggente desiderio di viaggiare on the road, come negli anni Sessanta. Era il desiderio umano e millenario di verità, di scoperta, di amore. Mi sono commosso pensando alla vita che palpitava nella voce già antica di Dylan giovane e che mi ha dato sollievo da ragazzo. Mi sono commosso pensando al mio presente con le persone che amo. Mi sono commosso per il futuro con le persone che amo. Per le avventure che si aspettano.