paint it black

I Rolling stones sono una rock band mitica e che forse è andata perfino oltre il mito. Negli anni Sessanta furono presentati come l’alternativa sporca, irriverente e scura ai Beatles. Nella contrapposizione c’era molto marketing ma è vero che i due gruppi erano molto diversi per stile, per le canzoni, perfino le facce erano agli antipodi. Il taglio a caschetto sui volti dei Beatles era accattivante mentre sui musi degli Stones emanava trasgressione, sesso ed emozioni forti. Comunque i due gruppi erano amici e c’è anche una leggenda per la quale il Beatles George Harrison promosse gli Stones alla Decca, la casa discografica che non aveva messo a contratto i Beatles all’inizio della carriera. Infine la vita degli Stones è costellata di eventi tragici: la morte misteriosa di un membro della band Brian Jones, l’uso di droghe, gli amori infelici.

Alcune canzoni degli Stones sono entrate di diritto nella storia, per esempio Satisfaction, un riff fulminante e ossessivo che comunica insoddisfazione esistenziale in modo unico. Ma gli Stones non sono musicalmente eccezionali e più che altro sono stati intelligenti a circondarsi di orchestrali e musicisti di alto livello.

Qua propongo una canzone del 1966 Paint it black, (composizione). Il testo è diretto e semplice, nel migliore stile rock: abbandonato dalla donna amata, forse morta, l’amante vuole che tutto il mondo e tutto del mondo sia dipinto di nero. Nero come una bara, nero come la morte. Perché eros e morte sono così intimamente connessi che occorre cantarli tutti e due per essere onesti: sia la sinfonia di desiderio, vita multicolore e stupore alla vista della persona amata sia lo sgomento disperato, mortale e scuro per la sua scomparsa. Da notare la scala orientale, che nelle canzoni psichedeliche dell’epoca era usata associata all’armonia universale, alla pace e all’amore incondizionato, qui usata in senso contrario.

 

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a day in life

Questa non è una canzone rock. Qualche indicazione: è l’ultimo brano di un disco che è pietra miliare della musica rock e secondo alcuni della musica del Novecento Sgt Pepper Lonely Hearts Club Band; i Beatles, pieni di soldi per i successi degli anni precedenti, decisero di passare 5 mesi in sala di registrazione per creare questo disco disinteressandosi degli aspetti commerciali; usarono le tecnologie di registrazione all’avaguardia negli anni Sessanta; il brano è la sintesi di due canzoni, una di Lennon e una di McCartney unite da un passaggio orchestrale; la composizione del brano è ricca di episodi, eventi casuali, pianificati che sarebbe troppo lungo riportare qui. Il testo prende le mosse da un articolo di giornale sulla morte di un amico di Lennon ma poi si sviluppa con giochi di parole, ricordi, immagini surreali.

Un giorno nella vita in cui si susseguono morte, vita, sogni, amore senza logica ma il tutto sta assieme per la strana armonia dei suoni. Qualcuno ha rievocato il poeta Eliot per interpretare A day in life, e credo che ci sia un fondo di verità. Aggiungerei Joyce e Leopold Bloom che vaga per Dublino.

A ogni ascolto scopro qualcosa. In quello di oggi il piano: accompagna con sapienza e varietà le fasi della canzone. La fine è così netta e allo stesso tempo sfumata verso il nulla, come se la vita emergesse dal vuoto e dal nulla come una serie di risonanze autosufficienti e autonome per essere inghiottita di nuovo. In mezzo lo stupore attonito del caos e della bellezza.

Tre note finali.

Il filmato mostra Beatles, Rolling Stones e altri personaggi degli anni Sessanta.

Come quasi tutte le canzoni dei Beatles anche questa comunica melanconia, gioia e abbandono. Non riesco a capire come facessero.

Infine, la copertina. I Beatles hanno voluto raccogliere in quella immagine tutte le persone, gli autori, gli scrittori che li hanno ispirati.

struggimento

C’è questa canzone dei Pink Floyd, “Cymbaline”, usata in uno spettacolo intitolato The man and the journey. In realtà la canzone faceva parte della colonna sonora del film More, ma i nostri la suonarono con il titolo “Nightmare” nei concerti dal 1969 al 1971 in uno spettacolo chiamato The Man and the Journey. Per i contenuti musicali, per la strutturazione, per i temi concettuali e narrativi The Man and the Journey, consistente in una sequenza di brani che appartenevano o apparterranno ad altri dischi, è il nucleo seminale della produzione successiva, in alcuni casi fino a Wish You Were Here. È l’embrione in attesa di nascere suonato in The Embryo. Animals e The Wall appartengano a un periodo creativo differente il cui nucleo sonoro non sarà più il periodo iniziale, per quanto sia evidente un’unità stilistica unitaria.

Cymbaline è struggente. Corrisponde alla prima volta in cui il protagonista del film More assume droga, sollecitato dalla sua compagna. Il film ha uno stile anni Sessanta/Settanta da fare spavento e tenerezza. Ma il dolore e la nostalgia espressi in certi passaggi di questa canzone vanno oltre il periodo. David Gilmour aveva un tono e una chitarra bluesy. L’esecuzione è un concerto dal vivo del 1969.

It’s only rock and roll

So che è a tratti banale; troppo semplice e rumorosa. So che si affianca a un’industria discografica che può fagocitare ogni novità e creatività. Ma resta l’unica musica che viene a dirti che “la tua anima non è morta”.

In chiusura: i Rolling Stone hanno azzeccato una manciata di canzoni, le altre non sono sempre un granché. Ma quelle 10/15, per Diana, stanno lì nel corpo e nei pensieri, come una pietra che brucia che non puoi buttare ma neanche tenere.

why do fools fall in love?

Il rock è la musica diretta dei sentimenti, delle speranze, dei dolori, delle disillusioni, dei sogni. In canzoni che durano al massimo 4 minuti la banda deve dare tutto per toccare e accendere gli ascoltatori. Da qui l’essenzialità del rock: pochi accordi, un riff incisivo, il ritmo giusto e la canzone è pronta per radio e juke box.

Why do fools fall in love? viene da un un mondo lontano, raccontato nel film American Graffiti diretto da George Lucas, prima di Star Wars. Il cantante, il secondo da destra nell’immagine, canta come un usignolo ma la voce sgorga dal cuore ferito che si prepara alla sconfitta: love is a losing game. L’amore come dolore e gioia nella resa. Per inciso: il film è un’ottima antologia del rock anni ’50, è recitato bene e diretto meglio; la canzone è anche un esempio di doo-wop; il cantante, Frankie Lymon, morì nel 1968 per overdose da eroina, dopo che vide sfumare il suo successo.

Il testo:

Oh wah, oh wah, oh wah, oh wah, oh wah, oh wah
Why do fools fall in love?
Why do birds sing so gay?
And lovers await the break of day
Why do they fall in love?
Why does the rain fall from above?
Why do fools fall in love?
Why do they fall in love?
Love is a losing game
Love can a be shame
I know of a fool
You see
For that fool is me
Tell me why, why, why
Tell me why
Why do birds sing so gay?
And lovers await the break of day?
Why do they fall in love?
Why does my heart skip a crazy beat?
Before I know it will reach defeat!
Tell me why, why, why
Why do fools fall in love?

rock around the clock

C’era la guerra fredda, la gioventù e per la prima, o forse unica, volta nella storia il futuro era ricco di promesse belle e possibili.

Essere giovani significava andare al liceo, scoprire amore e sesso sul retro delle decappottabili nei Drive in, ballare in attesa di un futuro felice davvero a portata di mano.

Nel 1955 Bill Haley forgia in Rock around the clock la voglia di vivere, la gioia spensierata di quella gioventù. Ma nascosti nelle pieghe del ritmo, nell’essenzialità geometrica di chitarra, contrabbasso, pianoforte, sassofono e batteria si celano nostalgia e inquietudine. La nostalgia per un presente che sfugge mentre lo si vive e di cui già si intuisce il tramonto che verrà il mattino alla fine della festa, quando l’alba costringerà a vedere il giorno e i sogni spariranno. Inquietudine perché il rock ha aperto un mondo ignoto agli adulti, vissuti durante la guerra. Per qualche anno saranno principalmente feste, pomiciate e qualche sbronza. Dagli anni Sessanta le cose cambieranno.

Ma queste correnti contrastanti sono espresse anche nella scelta di usare questa canzone come colonna sonora del film Il seme della violenza, uno dei primi film in cui si narra il conflitto violento e duro fra studenti e professori.

Il mondo non era più lo stesso e il rock era la sua nuova musica.

spirito di Natale

Una canzone natalizia, forse con un retrogusto un po’ retorico. Ma io con il Natale non ho mai fatto la pace. Ricordi personali, dubbi religiosi e altro ancora. Certo che fa pensare la nascita di un uomo mite che controvoglia si trova crocefisso per essere coinvolto in una vicenda così complessa che mette assieme in un modo mai visto prima Dio, politica, religione, guerra, fanatismo, amicizia, amore, morale, puttane e traditori. Poi ci sono le questioni personali che toccano la vita di ciascuno. Le cose non sono come si pensa.