esami di stato: tesine seconda puntata

Come

Le tesine hanno argomenti ricorrenti e come per altri casi il problema non è la “cosa” ma il come.

Alcuni metodi sono chiari e non se ne può parlare più di tanto: roba scaricata da chissà dove qualche tempo prima dell’esame. Altri propongono un percorso più articolato con scelte personali. Meglio i secondi.

Argomenti

I Supereroi sono ricorrenti. Il corpo, in varie declinazioni, ha una certa frequenza. Il periodo d’oro de “I sogni” sembra definitivamente tramontato. Per fortuna. Ogni tanto appare il famigerato rapporto fra D’Annunzio e Nietzsche. Sesso quasi mai. Amore talvolta. I totalitarismi sono estinti.

Comunque la presentazione “Power Point” è un must che gli studenti espongono in piedi di fronte alla commissione neanche fossero dei condannati di fronte al plotone di esecuzione.

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esami di stato: la “tesina”

Durante gli orali gli studenti devono rispondere a delle domande su matematica, fisica, italiano, lingua straniera e altre. Ma l’esame orale inizia con la “tesina”: l’esposizione di un argomento scelto dallo studente; la tesina deve essere trattato in modo multi/inter/pluri disciplinare (a ognuno dei prefissi corrisponde almeno una teoria pedagogica che non è interessante trattare qui). È l’occasione in cui ragazze e ragazzi possono impegnarsi in una ricerca collegata a sé stessi e alle materie studiate.

È inutile farsi illusioni: spesso sono fragili, abborracciate, poco originali. Ma c’è lo sforzo di dare forma a un’idea e non solo di riferire, valutare in base a parametri dati.

Ci vanno tutte e due le cose. Elaborare idee e valutare. Creare e analizzare. Attivare un dialogo fra dentro e fuori.

Dall’anno prossimo la tesina verrà eliminata e al suo posto ci sarà l’esposizione delle proprie esperienze di Alternanza Scuola Lavoro.

esami di stato: sorprese

Il passaggio difficile agli esami è mettere a fuoco le persone che scrivono i temi, preparano tesine, cercano di indovinare la risposta gradita al docente.

Sono lì di fronte alla commissione ma anche distanti come il volto luminescente di una creatura marina emersa ma il cui corpo è soggetto alle correnti abissali.

Per questo possono sorprendere con idee improvvise. Per esempio, uno studente che usa, in modo appropriato, The Great Gig in the Sky.

esame di stato: domandare

Il momento in cui il docente sta per porre una domanda a uno studente è cruciale: cosa chiedere? E se fosse la domanda sbagliata, quella che manda in palla lo studente e che apre l’esame con una voragine?

Questa è la difficile arte di porre domande in modo da avere risposte significative, accendere idee e infondere energia.

Non che l’esame di stato alla fine della scuola superiore sia il momento migliore per esercitare questa arte. L’ufficialità, la posta in gioco, i membri esterni rendono arduo applicare l’arte maieutica al malcapitato tremante che pensa a come interpretare le richieste dei docenti.

esami di stato: orali

La commissione ha conosciuto le classi in un percorso astratto: temi, seconda prova, relazioni scritte, tabelle. Ma ci sono anche i delicati equilibri all’interno della commissione, fra persone. Il concetto precede la realtà. Con gli orali si incontrano le persone in carne e ossa.

Ragazze e ragazzi con i loro corpi da adolescenti che non stanno nelle parole scritte attraverso cui i docenti dovrebbero indovinare una vita. E con i corpi ci sono emozioni, sudore, lacrime. L’impaccio di dover oltrepassare una prova intellettuale fatta delle lame taglienti e aguzze delle menti dei docenti.

Alcuni studenti invadono lo spazio dell’aula con la semplice presenza fisica; altri scompaiono.

Ma è quando escono dall’aula che riacquistano la leggerezza oppressa durante le interrogazioni. Si immergono nel gruppo di amici che attende fuori.

esami di stato: valutazione

La commissione elabora le griglie di correzione e valutazione delle prove. Negli anni si sono consolidati linguaggio, tabelle, voti e la cosa è relativamente veloce oltre che omogenea.

Gli “elaborati” devono essere letti e valutati collegialmente. Tipicamente le prime prove valutate sono riconsiderate dopo che se ne sono lette una certa quantità perché i giudizi sono ancora da calibrare. In genere i membri esterni chiedono qualche informazione se gli elaborati sono particolari, nel bene o nel male.

Valutare è il lavoro sporco dell’insegnante. Nessuna persona sana di mente esprime un giudizio senza almeno un tremore e chi non trema è inesperto. La radice del problema è che siamo stati educati a trovare gli errori per valutarli secondo la proporzione: quanti meno errori tanto più alto il voto. Ma trovare errori è facile. Più difficile elogiare per quanto di bello o “giusto” la persona abbia fatto.

esami di stato: la sorveglianza

Ecco che si gioca la frenesia paranoica della burocrazia. Non solo smartphone, lettori digitali, iPod e altre cose devono essere consegnate quotidianamente all’inizio delle prove; non solo gli studenti non devono parlare fra di loro; non solo occorre contare e annotate ogni singolo foglio, foglietto consegnato ai candidati; non solo tutto ciò ma anche, e soprattutto, i docenti devono controllare che “tutto proceda a dovere”.

Ne va della validità della prova ma sopratutto della credibilità dei docenti che se non sono abbastanza attenti alla forma allora sono nascostamente rimproverati dai colleghi: “un docente che non rispetti la forma non può essere un docente autorevole”.

E poi c’è una presenza invisibile ma attiva e inquietante: i docenti della commissione esterna. Ignoti agli studenti appaiono e scompaiono come entità metafisiche che incutono terrore. I sottili rimasugli delle gerarchie angeliche incarnate nella burocrazia. Il peggio dell’umano e il meglio del divino fantastico danno corpo all’inquietudine del giudizio. “La tua vita dipende da ciò che dicono i docenti”.