Red House. Hendrix

La canzone è un blues che riprende e sviluppa temi musicali, e non solo, della tradizione. Da un lato canta la delusa desolazione di un uomo che, dopo un’assenza di 99 giorni e mezzo, torna a casa, Red House, per incontrare la propria donna che nel frattempo è andata via. Nel testo l’uomo scopre che la chiave non entra nella toppa. La conclusione è, però, inaspettata: l’uomo si consolerà con la sorella dalla donna. In un inserto parlato Hendrix aggiunge che “thats alright i still got my guitar”: “va tutto bene perché ho ancora la mia chitarra”, proclamando così la sua poetica: la musica è libertà, eros, distruzione, dramma, esperienza della soglia. Il tutto espresso con una maestria tecnica e musicale eccezionale. E la sua genialità prorompe da ogni nota.

La canzone ha diversi strati. Dal bassista Noel Redding sappiamo che riguardava una ragazza che Hendrix frequentò al liceo, Betty Jean Morgan; secondo il fratello del chitarrista, Leon Hendrix, la canzone si riferisce anche la sorella Maddy; secondo altri (Shadwick) fu ispirata da Linda Keith, la ragazza di Keith Richards e una fra le prime sostenitrici di Hendrix. Keith riferisce che nell’estate del 1966 lei ed Hendrix passarono molto tempo assieme in un appartemento di Manhattan, che aveva muri e decorazioni rosse.

Ma ci sono anche altri significati. La “casa rossa”, che per alcuni non esiste o è il termine con cui si indicavano i bordelli, ha anche un risvolto ulteriore, meno evidente e più simbolico. Nella mitologia Hopi, ricodiamoci che Hendrix era di origini indiane, un tema ricorrente è la “casa Rossa del Sud”, un centro religioso in Messico noto come Palatkwapi. La città era divisa in tre settori il primo dei quali, con una rozza struttura piramidale era riservato alle pratiche religiose. Gli iniziati al cerimoniale religiosi venivano istruiti da esseri incorporei, i Kachina, e quanto più crescevano in sapienza tanto più salivano all’interno della piramide. Al quarto livello gli adepti imparavano a conoscere i pianeti, le stelle, e “la porta aperta” che si trovava nel punto più alto della testa e che non doveva mai chiudersi per permettere loro di parlare con il creatore. Se si prende la via che devia verso sinistra, ovvero si perde la fede, allora lo spirito umano non può più uscire e conoscere il Cosmo. Hendrix non può più entrare alla “Red House” e gli resta la sorella della prima amante e la musica. La poetica di Hendrix si rivela molto meno “canzonettara” di quello che potrebbe sembrare in quanto si inserisce in piena modernità, con la sua consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno al tempo consolante e allo spazio ordinato del mito.

Storia compositiva

La prima apparizione ufficiale si ha con la Jimi Hendrix Experience con Noel Redding e Chas Chandler nel 1966 (13 dicembre) e fu scritta a partire da una canzone composta nel 1965 quando ancora suonava nella band di Curtis Knight and the Squires. La prima edizione fu nella versione inglese dell’album di debutto Hendrix, maggio 1967 “Jimi Hendrix Experience”, e nel luglio del 1969 apparve nella versione americana Smash Hits. Hendrix la suonò durante quasi tutti i suoi concerti, compreso l’ultimo tenutosi a nell’isola di Fehmarn per il “Love and peace festival”, il 6 settembre 1970.

Fonti

H. Shapiro, C. Glebbeek, Jimi Hendrix. Una foschia rosso porpora, Arcana, Roma, 2010.
E. Assant, G, Castaldo, Blues, Jazz, Rock, Pop. Il Novecento americano, Einaudi, Torino, 2004.
Song meaning: https://songmeanings.com/songs/view/18293/
Song fact: https://www.songfacts.com/facts/jimi-hendrix/red-house
Red House: https://jimihendrix.fandom.com/wiki/Red_House