la cittadinanza digitale

A leggere certi giornali sembra che la rete allontani le persone isolandole in selfie narcistici e privacy violate. A me non sembra, anzi mi pare proprio il contrario. E con questo post vorrei parlare di come un incontro avvenuto in rete abbia portato a un evento creativo.

Circa un anno fa in un gruppo di Linkedin ho uno scambio di pareri e di idee con delle persone: Marco Pozzi e Sandra Troia. Abbiamo idee simili sulla rete, sull’uso delle tecnologie digitali per insegnare, sulla possibile presenza e sull’assenza reale delle rete nella scuola. Sui docenti schiacciati dalle “grandi visioni sulla scuola”, dalla realtà lavorativa povera e dalle speranze quasi dimenticate.

Ci siamo appassionati a una idea: proporre la cittadinanza digitale ai professori perché la insegnino ai ragazzi. Ci siamo dati un nome, Modemlab con cui ci siamo presentati a Didamatica 2013 con l’intervento Educare alla cittadinanza digitale: dall’analogico al digitale e viceversa. Azioni integrate e dinamiche di informazione/formazione per docenti ed allievi della società della conoscenza. Ci siamo visti per la prima volta dal vivo. Ma non ricordo imbarazzi o sorprese particolari. In fondo le cose importanti ce le eravamo dette online e avevamo iniziato a scriverle.

Poi abbiamo proseguito a discutere e progettare. E ora siamo giunti alla seconda fase del nostro progetto: abbiamo pubblicato un libro, molto cartaceo e molto digitale. Tratta di come la rete e la “realtà” si intersechino e non possano essere separate, se non in un artificio ideologico.

Perciò non rivoluzione o reazione ma integrazione e mediazione.

Il libro è Educare alla cittadinanza digitale. Un viaggio dall’analogico al digitale e ritorno, Tangram Edizioni Scientifiche.

Ne riparlerò.

resistenze alla didattica online

Quando si parla di didattica digitale, spesso leggo o ascolto prese di posizioni drastiche e nemmeno troppo velatamente catastrofiche. Spesso sono enunciate da persone o gruppi che associano l’uso di strumenti informatici, social network e altre cose “digitali” a una certa spersonalizzazione. Inoltre alcuni sostengono che essendo internet “solo” uno strumento occorre in qualche modo misurarne, se non ridimensionarne, la portata rispetto al fine pedagogico della scuola o in generale dell’insegnamento. In ogni caso c’è una forte dose di ironia, se non sarcasmo, di fronte alle nuove tecnologie, vissute nel migliore dei casi come un’innovazione non innovativa. Potrei dire che per molti è una “americanata”.

Qua vorrei concentrarmi sulla seconda affermazione: sono i fini pedagogici e didattici a dover misurare, e se necessario limitare, l’ingresso di “internet” nella scuola. Elenco alcune osservazioni:

  • Non sopravvaluterei la capacità degli “obiettivi formativi” di incidere sul comportamento o sulle abitudini delle ragazze/i. Spesso tali obiettivi sono le enunciazioni delle speranze dei docenti.
  • Ammettendo che gli “obiettivi formativi” siano incisivi, occorre specificare a cosa ci si riferisce quando si dice che sono rivolte alla “persona”. Non credo a una persona reale, quanto a un’astrazione frutto di una certa quantità di letture e di discussioni che non tengono conto degli studenti concreti. In questi casi, l’obiettivo è lo “sviluppo personale” nelle “dinamiche sociali” con “adeguati strumenti concettuali”, “linguaggio disciplinare” e “consapevole acquisizione delle competenze”. Ma se non  si riconosce che scrivere su Facebook, per esempio, implica comunicare in un contesto sociale complesso, che richiede competenze linguistiche, sociali, logiche ed empatiche talvolta elevate, allora lo “sviluppo personale” e la “consapevole acquisizione di competenze” restaranno dichiarazioni formali che allontanano ragazzi e ragazze dall’apprendimento.
  • Quale che sia l’obbiettivo didattico e formativo, queste affermazioni non colgono il vero nocciolo della questione: “internet” sta cambiando in modo profondo e irreversibile il modo di intendere la condivsione della conoscenza. Da questo punto di vista, sono proprio i fini dell’educazione e della didattica a dover essere messi in discussione. Ovvero cambiando lo strumento, cambiano modi e in qualche misura i fini sono influenzati.

iniziare con Schoology

Iniziato il lavoro in aula mi sto organizzando anche con schoology. Devo dire che è stato studiato bene per i docenti: è possibile creare una propria libreria di attività, risorse e documenti; la gestione degli studenti è abbastanza agevole. Il problema è se si lavora in più scuole perché occorre iscriversi con una nuova mail e unire i corsi precedenti nel nuovo.
Mi resta sempre la nostalgia per Moodle con il quale la parola “amministratore” significava qualcosa di impegnativo e appassionante.

errori da evitare nei corsi online

Una tipologia di articoli sono gli elenchi do/don’t, ovvero cosa fare e cosa evitare. In questo articolo della WizIq.com sono elencati 12 errori tipici nell’organizzazione e della gestione dei corsi online.

A essere sincero, mi pare di averli fatti quasi tutti almeno una volta. Li elenco e traduco sinteticamente dal sito originale.

NON progettare la classe online come un corso a ostacoli

Gli studenti devono sapere una grande quantità di cose, quando iniziano un corso online. Spesso le finalità, gli strumenti e le risorse non sono chiare e perciò gli studenti si trovano impegnati in un faticoso percorso a ostacoli costituti da indicazioni imprecise, funzioni ignote. Suggerimento per chi progetta un corso online per la prima volta: fatelo usare da parenti e amici prendendo seriamente le loro osservazioni.

NON preparare test perché gli studenti falliscano

Le valutazioni sono come gli scalini di una scala che conduce al successo. Preparare delle verifiche che solo pochi possono superare significa essere ingiusti e non permettere a nessuno di capire i propri progressi e i propri punti deboli.

NON minimizzare le scelte o punire l’interazione degli studenti

I docenti siano consapevoli delle due condizioni all’origine di un apprendimento online produttivo:

  • la percezione di essere liberi di seguire il proprio processo di apprendimento;
  • la percezione di appartenere a una comunità impegnata nel processo di apprendimento.

Quindi evitare di:

  • sovraccaricare di regole e divieti il corso;
  • svalutare le modalità espressive individuali, per esempio non tutti sono portati per la scrittura e molti preferiscono creare dei filmati;
  • vietare riferimenti all’esperienza soggettiva nei forum a tema.

NON rifiutare di rispondere alle domande degli studenti

Senza dubbio arriverà la mail o l’intervento che chiede per l’ennesima volta chiarimenti su ciò che è in bell’evidenza nella prima pagina del corso. E si avrà la tentazione di non rispondere. Ma non rispondendo si perde per sempre la possibilità di stabilire una relazione diretta con chi ha posto la domanda.

NON dare agli studenti l’impressione di essere male accolti

Sembra banale, ma le piattaforme di elearning nascondono molti modi per far sentire escluse le persone:

  • scrivere un lungo elenco di restrizioni relative ai rapporti fra studenti e docente;
  • escludere la chat durante le sessioni sincrone;
  • non mettere un forum o una discussione introduttiva;
  • scordare di aggiungere una slide di benvenuto nella Classe Virtuale;
  • arrivare in ritardo alla Classe Virtuale, sopratutto se non si è messa la slide di benvenuto;
  • dimenticare di salutare i ritardatari anche se si dispone della chat;
  • rispondere a voce alle persone nella Classe Virtuale che non possono sentire e non usare la chat;
  • rimproverare gli studenti in pubblico;
  • criticare gli studenti e dimenticare di farcire le critiche con complimenti e incoraggiamenti.

NON assentarsi dalla classe online

Essere presenti per tutta la durata del corso. Una assenza richiede mesi per essere recuperata e toglie credibilità all’intero corso.

NON monopolizzare la conversazione

L’opposto della precedente: docente che risponde a ogni intervento degli studenti, li intimidisce e chiude gli spazi di scambio e condivisione. Una classe online è una comunità composta da più voci e con diverse sfumature che il docente deve lasciare libere di esprimersi e di trovarsi.

NON ignorare chi resta indietro

In qualsiasi classe c’è chi resta indietro che può essere individuato con i report dei collegamenti alla piattaforma e degli interventi nei forum, le verifiche. In questi casi evitare interventi duri o pubblici e chiedere con un messaggio personale se c’è qualche problema: difficoltà, ostacoli. La persona sarà grata.

NON spiegare la piattaforma ai docenti ospiti o agli studenti

Può accadere che non si spieghi, per diversi motivi, a un docente ospite o a uno studente incaricati di effettuare una relazione la piattaforma e che quindi questi siano gettati nell’arena della classe online senza una preparazione adeguata. In questi casi i relatori perdono del tempo a capire le funzioni della classe online, generando irritazione e scoraggiamento negli altri.

NON ignorare i feedback sulle proprie attività

NON presupporre che la propria conoscenza non debba essere rinnovata

NON presupporre di non avere nulla da imparare da corsi online di altri docenti

Tre indicazioni brevi:

  • chiedere, e ascoltare, una valutazione agli studenti, domande chiare, precise e brevi;
  • aggiornarsi, leggere, ascoltare le lezioni di colleghi, cercare su youtube;
  • frequentare corsi di aggiornamento per mantenere l’entusiasmo e la curiosità.

italia innovativa e Kant

Se c’è una capacità innovativa in Italia, è nel trovare ragioni sempre più originali e infondate per non innovare. Riporto la citazione e la pagina di Mario Rotta da cuoi l’ho presa:

Gli editori avrebbero affermato che “l’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche”, e il ministro avrebbe detto “fermiamo tutto, l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva, voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi”.

Le ricadute degli ebook sulla salute dei bambini? Vorrei citare Kant ne Risposta alla domanda che cos’è l’Illuminismo? Evidenzione mia.

Pigrizia e viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo liberati dall’altrui guida (naturaliter maiorennes), rimangono tuttavia volentieri minorenni a vita; e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E’ così comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che valuta la dieta per me, ecc., non ho certo bisogno di sforzarmi da me. Non ho bisogno di pensare, se sono in grado di pagare: altri si assumeranno questa fastidiosa occupazione al mio posto. A far sì che la stragrande maggioranza degli uomini (e fra questi tutto il gentil sesso) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltreché difficile, anche molto pericoloso, si preoccupano già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l’alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste placide creature osassero muovere un passo fuori dal girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo descrivono ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. Ora, tale pericolo non è poi così grande, poiché, a prezzo di qualche caduta, essi alla fine imparerebbero a camminare: ma un esempio di questo tipo provoca comunque spavento e, di solito, distoglie da ogni ulteriore tentativo.