going home

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viaggiare in autobus

Oggi a mezzogiorno ho preso l’autobus. Faceva caldo, siamo in estate, c’è un sole violento e accecante. Le persone mi paiono nauseate dal caldo e dall’aria densa.

La suadente voce automatica del bus comunica il nome della fermata successiva. Si sente una musica da cellulare accendersi e spegnersi a caso. A una fermata sale una ragazza grassa dicendo a voce alta “Non è possibile”. Si siede e sbatte in terra un sacchetto di plastica da cui si intravedono delle bretelle marroncine di pantaloni da sci. Qualcuno parla.

La ragazza protesta. E’ vestita di nero e ha i leggins. Parla rabbiosamente e sottovoce. Ha un dialogo interiore sconnesso che forse risale a una scelta o un episodio che l’ha staccata dalla vita. Chissà quando e chissà come. Ogni tanto si alza per inveire contro una donna seduta poco avanti. La donna non risponde. La ragazza sembra arrabbiata per il cellulare della donna.

La voce automatica a caso interviene. Alcuni telefoni squillano.

Quando scende dal bus, la ragazza insulta dal marciapiede la donna sul bus.