wiki di storia

Ci riprovo con la didattica digitale. Questa volta con storia.

Studenti e studentesse di una terza hanno raccolto in una scheda delle informazioni sulla propria città di residenza: nome, anno di fondazione, fotografie dei resti medioevali. La scheda deve contenere anche almeno un dato personale: da quando sono residenti nella città.

Inizialmente avevo pensato di far fare una timeline online ma non ho trovato dei servizi online che mi soddisfacessero. Allora sono atterrato sulla piattaforma MOODLE della scuola. La classe scriverà un wiki cronologico delle città aggiungendo foto, informazioni, link e citazioni a mano a mano che procederemo con il programma. L’idea è mettere in relazione i grandi processi storici con la realtà vicina e allo stesso tempo abituare al lavoro di gruppo. Il massimo sarebbe che il progetto andasse avanti per tutto il triennio. Vediamo che sarà, nel frattempo ho creato il corso, caricato l’elenco dei ragazzi e delle ragazze su MOODLE.

Ci sono alcune cose da decidere con la classe. Riprenderò il discorso.

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simmetria cosmica

Nella storia il principio di simmetria fu un punto di riferimento per la descrizione dell’universo. Il sito https://sententiaeantiquae.com pubblica l’immagine tratta da un manoscritto medioevale dell’Illiade in cui viene raffigurato il cosmo. Nell’immagine la terra è posta al centro del cosmo, l’Olimpo e il il Tartaro sono rispettivamente in alto e in basso.

La pagina ha diversi link a ricerche di antichistica.

Il sito originale: https://sententiaeantiquae.com/2017/08/26/a-symmetrical-world-an-illustration-from-the-venetus-b-iliad-manuscript/

quando si è fanatici

Su Ginevra ai tempi di Calvino, nato il 10 luglio 1509.

“All’interno della città si fece uno sforzo per introdurre un regime rigoristico che è stato spesso deriso perché insisteva su cose che, in una civiltà divenuta mondana, i più sono giunti a considerare come inizie. Erano comminate pene per chi si fosse lasciato predire la fortuna dagli zingari, o avesse fatto rumore in chiesa, o avesse offerto il tabacco durante il culto, o non sapesse recitare le preghiere. Si anglicano le osterie e i conventi venivano trasformati in cui non si mesceva da bere né alla domenica, né durante le ore nei culti nei giorni feriali (poiché vi erano anche culti nei giorni feriali) né dopo le nove di sera. (…)

Altre disposizioni erano intese a preservare la purezza del culto e prendevano di mira ogni resto di pratiche cattoliche. Un orafo venne punito per aver fatto un calice da messa, un barbiere per aver fatto la chierica a un sacerdote, un altro per aver detto che il papa era un brav’uomo. Il consiglio civico ginevrino giunse perfino a proibire l’usanza cattolica di dare ai bambini i nomi di santi cattolici o altri quali “Croce”, “Gesù”, “Pentecoste”, “Domenica”, “Sansepolcro”.

Roland H. Baiton, La Riforma protestante, Einaudi, Torino, 2000, pp. 114-115.

Poi occorre ricordare gli anabattisti affogati, i cattolici perseguitati. Le piccole cose quotidiane possono rilevare fanatismi incombenti.

una volta non si stava meglio

Anzi, una volta si stava peggio. Mi capita di leggere articoli in cui si narrano con nostalgia gli anni ’50, ’60 perché “non c’erano gli smartphone ma ci si incontrava con gli amici in cortile” oppure perché “se non studiavi la maestra di dava un 4, la mamma uno scapaccione e non c’erano dislessici” e così via.

Insomma una volta si stava meglio perché il mondo era più ruvidamente semplice e vero mentre in quello presente ci troveremmo al limite estremo dell’artificio, della finzione, ormai insostenibili.

Non è vero. La scuola, profondamente e inconsapevolmente classista, escludeva i figli degli immigrati dalla conoscenza favorendo in modo smaccato e spudorato i figli delle famiglie più abbienti. Non era per nulla più facile fare amicizia e bastava arrivare in ritardo di 15 minuti a un appuntamento per passare il pomeriggio da soli; la maggior parte delle famiglie viveva enormi tragedie – tradimenti, disoccupazione, figli handicappati, debiti – nel silenzio e nella vergogna; per lavorare occorreva avere la lettera di presentazione del parroco; una persona che avesse lavorato per più di una impresa era guardata con sospetto perché non era un bene cambiare lavoro; qualsiasi forma di diversità – sessuale, culturale – era condannata e repressa; l’igiene era complessivamente peggiore; l’inquinamento iniziava la sua parabola ascendente.

Il rimpianto per il passato appartiene a chi non sa interpretare il presente e non vuole capirlo. Forse per questo due canzoni fondamentali di Bob Dylan parlano l’una (Like a rolling stone) dell’uscita definitiva dal mondo da favola del passato e della domanda su come ci si sente dopo la caduta e l’altra (The Times They Are A-Changin’) invita chi non sa vivere nel presente, compromettersi con la realtà, a perdere l’innocenza.

In fondo è facile immaginare che il passato sia più chiaro del presente, solo perché non ricordiamo quanto fosse oscuro mentre lo vivevamo.

commozione

Leggo di due genitori il cui figlio è morto per un’otite curata con l’omeopatia, consigliata da un medico testardo e insensibile. Poi ci sono i morti di Manchester: ragazzine e ragazzini dilaniati dall’esplosione, dai chiodi nascosti nella bomba; e le famiglie degli attentatori che hanno dedicato la loro vita a vendicarsi, forse anche per reali torti subiti.

Ma è umano sciogliersi in lacrime per il bambino morto nel dolore e anche per quei genitori che hanno preferito al dolore del figlio una cieca fedeltà a un dottore ricattatorio. Lo stesso loro dolore li ucciderà. Non insultiamoli per la loro ingenuità perché qualsiasi cosa potremo immaginare sarà solo una percentuale infima dell’inferno in cui vivono. E’ uno di quei casi, rari per fortuna, in cui il dolore è già la pena.

Per i padri degli attentatori forse vale “Perdonali perché non sanno ciò che fanno”.

Questi eventi mi hanno fatto cercare canzoni, filmati, scene su Facebook, Youtube di solidarietà, di semplici, buoni e onesti gesti quotidiani. Mi sono commosso.

Ma non voglio solo la commozione estetica della canzone o del gesto pubblico che attenui nella momentanea solidarietà fra i vivi l’irrimediabilità della dissoluzione. Così come non voglio annacquare in un pianto rassicurante l’orrore che mi suscitano certe anime oscure. La morte subita perché è stata permessa nell’indifferenza o perseguita nel rancore, può essere riscattata dalla quotidiana, inconsolabile commozione di chi resta e oppone alla dissoluzione atti che rendano il mondo migliore per quante più persone possibile. Forse è solo nell’etica compassionevole che può trovarsi una via d’uscita.

Fonte dell’immagine: http://www.ilpost.it/2017/05/25/foto-minuto-silenzio-attentato-manchester/minuto-silenzio-17/.

fonti e ricerca, Europa e lacerazioni

Vorrei scrivere di un sito Bibliostoria (https://bibliostoria.wordpress.com/). E’ della Biblioteca dell’Università degli Studi di Milano. La quantità di link di alta qualità che mette e a disposizione è notevole. La classificazione con le categorie è rigorosa, lineare e chiara.

Ho appena visitato un post dedicato a un servizio offerto dalla Comunità Europea: “il progetto Europeana Photography, ovvero EUROPEAN Ancient PHOTOgraphic vintaGe repositoRies of DigitAized Pictures of Historic qualitY, intende riunire diverse collezioni fotografiche provenienti da archivi, biblioteche pubbliche, musei e agenzie di 13 paesi dell’Unione Europea.”

Qualche tempo fa era anche stato allestito il progetto Europeana Sounds, archivio sonoro dell’Europa.

E’ che vedendo queste cose, mi vengono in mente tutti quelli che non aspettano altro che “uscire dall’Europa” perché è “l’Europa dei banchieri”. E anche all’Inghilterra e al sogno di uscita dall’Europa. Come se Radio Londra non fosse mai esistita.

Immagine dell’intestazione: Bataille de Waterloo. Quando non c’erano banche e l’Europa era un’espressione geografica.

isis, scelte errate e uomini

Ho letto questo libro ormai da qualche mese. Stile a metà fra il giornalistico e la narrazione con aspirazioni storiche sostenuta da una grande mole di documenti e testimonianze. Racconta con ordine e da diversi punti di vista eventi, biografie, interviste e mappe. Insomma un lavoro imponente scritto e organizzato bene. L’autore, Joby Warrick ha meritatamente vinto il suo secondo Pulitzer.

Bandiere nere chiarisce alcune cose degli USA: la miopia, le menzogne dell’amministrazione di George W. Bush Jr. L’inerzia pavida di Obama. Ma su tutto e tutti regna sovrana la difficoltà, o incapacità, a interpretare il Medio Oriente da parte di servizi segreti e politici. Molte dei funzionari, ambasciatori, militari che avevano vissuto e lavorato in Medio Oriente hanno cercato di far cambiare alcune scelte dell’Amministrazione, frutto spesso di una certa intransigenza, dei politici. Ma inutilmente.

Allo stesso tempo, il libro descrive i regimi locali, che si sono retti per decenni su violenze e arbitrii inauditi. Le biografie dei terroristi hanno alcuni tratti ricorrenti, fra tutti la permanenza per qualche anno in prigioni, costruite nel deserto, custodite da aguzzini sadici. Il riferimento religioso intransigente, radicale è divenuto per costoro la ragione per cui sono sopravvissuti alle prigioni salvando la propria dignità di esseri umani. In molti terroristi, poi, ci sono tratti di psicopatia e di delinquenza.

Il libro si conclude con un ritratto del Re di Giordania, che lo descrive come colui che può far uscire l’area dalla violenza del terrorismo.