una volta non si stava meglio

Anzi, una volta si stava peggio. Mi capita di leggere articoli in cui si narrano con nostalgia gli anni ’50, ’60 perché “non c’erano gli smartphone ma ci si incontrava con gli amici in cortile” oppure perché “se non studiavi la maestra di dava un 4, la mamma uno scapaccione e non c’erano dislessici” e così via.

Insomma una volta si stava meglio perché il mondo era più ruvidamente semplice e vero mentre in quello presente ci troveremmo al limite estremo dell’artificio, della finzione, ormai insostenibili.

Non è vero. La scuola, profondamente e inconsapevolmente classista, escludeva i figli degli immigrati dalla conoscenza favorendo in modo smaccato e spudorato i figli delle famiglie più abbienti. Non era per nulla più facile fare amicizia e bastava arrivare in ritardo di 15 minuti a un appuntamento per passare il pomeriggio da soli; la maggior parte delle famiglie viveva enormi tragedie – tradimenti, disoccupazione, figli handicappati, debiti – nel silenzio e nella vergogna; per lavorare occorreva avere la lettera di presentazione del parroco; una persona che avesse lavorato per più di una impresa era guardata con sospetto perché non era un bene cambiare lavoro; qualsiasi forma di diversità – sessuale, culturale – era condannata e repressa; l’igiene era complessivamente peggiore; l’inquinamento iniziava la sua parabola ascendente.

Il rimpianto per il passato appartiene a chi non sa interpretare il presente e non vuole capirlo. Forse per questo due canzoni fondamentali di Bob Dylan parlano l’una (Like a rolling stone) dell’uscita definitiva dal mondo da favola del passato e della domanda su come ci si sente dopo la caduta e l’altra (The Times They Are A-Changin’) invita chi non sa vivere nel presente, compromettersi con la realtà, a perdere l’innocenza.

In fondo è facile immaginare che il passato sia più chiaro del presente, solo perché non ricordiamo quanto fosse oscuro mentre lo vivevamo.

commozione

Leggo di due genitori il cui figlio è morto per un’otite curata con l’omeopatia, consigliata da un medico testardo e insensibile. Poi ci sono i morti di Manchester: ragazzine e ragazzini dilaniati dall’esplosione, dai chiodi nascosti nella bomba; e le famiglie degli attentatori che hanno dedicato la loro vita a vendicarsi, forse anche per reali torti subiti.

Ma è umano sciogliersi in lacrime per il bambino morto nel dolore e anche per quei genitori che hanno preferito al dolore del figlio una cieca fedeltà a un dottore ricattatorio. Lo stesso loro dolore li ucciderà. Non insultiamoli per la loro ingenuità perché qualsiasi cosa potremo immaginare sarà solo una percentuale infima dell’inferno in cui vivono. E’ uno di quei casi, rari per fortuna, in cui il dolore è già la pena.

Per i padri degli attentatori forse vale “Perdonali perché non sanno ciò che fanno”.

Questi eventi mi hanno fatto cercare canzoni, filmati, scene su Facebook, Youtube di solidarietà, di semplici, buoni e onesti gesti quotidiani. Mi sono commosso.

Ma non voglio solo la commozione estetica della canzone o del gesto pubblico che attenui nella momentanea solidarietà fra i vivi l’irrimediabilità della dissoluzione. Così come non voglio annacquare in un pianto rassicurante l’orrore che mi suscitano certe anime oscure. La morte subita perché è stata permessa nell’indifferenza o perseguita nel rancore, può essere riscattata dalla quotidiana, inconsolabile commozione di chi resta e oppone alla dissoluzione atti che rendano il mondo migliore per quante più persone possibile. Forse è solo nell’etica compassionevole che può trovarsi una via d’uscita.

Fonte dell’immagine: http://www.ilpost.it/2017/05/25/foto-minuto-silenzio-attentato-manchester/minuto-silenzio-17/.

fonti e ricerca, Europa e lacerazioni

Vorrei scrivere di un sito Bibliostoria (https://bibliostoria.wordpress.com/). E’ della Biblioteca dell’Università degli Studi di Milano. La quantità di link di alta qualità che mette e a disposizione è notevole. La classificazione con le categorie è rigorosa, lineare e chiara.

Ho appena visitato un post dedicato a un servizio offerto dalla Comunità Europea: “il progetto Europeana Photography, ovvero EUROPEAN Ancient PHOTOgraphic vintaGe repositoRies of DigitAized Pictures of Historic qualitY, intende riunire diverse collezioni fotografiche provenienti da archivi, biblioteche pubbliche, musei e agenzie di 13 paesi dell’Unione Europea.”

Qualche tempo fa era anche stato allestito il progetto Europeana Sounds, archivio sonoro dell’Europa.

E’ che vedendo queste cose, mi vengono in mente tutti quelli che non aspettano altro che “uscire dall’Europa” perché è “l’Europa dei banchieri”. E anche all’Inghilterra e al sogno di uscita dall’Europa. Come se Radio Londra non fosse mai esistita.

Immagine dell’intestazione: Bataille de Waterloo. Quando non c’erano banche e l’Europa era un’espressione geografica.

isis, scelte errate e uomini

Ho letto questo libro ormai da qualche mese. Stile a metà fra il giornalistico e la narrazione con aspirazioni storiche sostenuta da una grande mole di documenti e testimonianze. Racconta con ordine e da diversi punti di vista eventi, biografie, interviste e mappe. Insomma un lavoro imponente scritto e organizzato bene. L’autore, Joby Warrick ha meritatamente vinto il suo secondo Pulitzer.

Bandiere nere chiarisce alcune cose degli USA: la miopia, le menzogne dell’amministrazione di George W. Bush Jr. L’inerzia pavida di Obama. Ma su tutto e tutti regna sovrana la difficoltà, o incapacità, a interpretare il Medio Oriente da parte di servizi segreti e politici. Molte dei funzionari, ambasciatori, militari che avevano vissuto e lavorato in Medio Oriente hanno cercato di far cambiare alcune scelte dell’Amministrazione, frutto spesso di una certa intransigenza, dei politici. Ma inutilmente.

Allo stesso tempo, il libro descrive i regimi locali, che si sono retti per decenni su violenze e arbitrii inauditi. Le biografie dei terroristi hanno alcuni tratti ricorrenti, fra tutti la permanenza per qualche anno in prigioni, costruite nel deserto, custodite da aguzzini sadici. Il riferimento religioso intransigente, radicale è divenuto per costoro la ragione per cui sono sopravvissuti alle prigioni salvando la propria dignità di esseri umani. In molti terroristi, poi, ci sono tratti di psicopatia e di delinquenza.

Il libro si conclude con un ritratto del Re di Giordania, che lo descrive come colui che può far uscire l’area dalla violenza del terrorismo.

Essere pagati per governare 

Niente da fare, da qualunque parte si guardi la questione è un atto antidemocratico e distruttivo.

Trump che si priva dello stipendio di presidente e vuole ricevere 1 euro sta facendo un atto grave per il suo significato. Essere pagato significa mettersi al servizio di chi ci paga, nel suo caso lo Stato Americano. Significa riconoscere che c’è un’autorità a cui deve fare riferimento.

Poi implicitamente insulta tutti coloro che per guadagnare devono lavorare e mettersi al servizio di qualcuno o qualcosa. Non è un atto di rispetto o di umiltà ma di arroganza fatto per esercitare il potere personale all’interno delle istituzioni e avere l’ammirazione di chi non riesce a mettere assieme il pranzo con la cena.

calcio e moralismo

Il calcio fa discutere. Riguardo al calcio rintraccio una analogia con un evento del passato che descrivo.

Fra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta la RAI ha prodotto una serie di interviste a donne e uomini, casalinghe, operaie e operai, contadini, impiegati, giovani e anziani, emigrati. Le domande, essenziali e poste con delicatezza, facevano emergere caratteri e stili di vita, speranze e disillusioni. Italiani e italiane semplici, spesso di una povertà sconvolgente; non tutti parlavano in italiano. Una ricerca sociologica sul campo.

Qualche decennio dopo la RAI rintracciò le persone intervistate per mostrare le evoluzioni della società. Una delle persone intervistate era una donna dell’UDI, Unione Donne Italiane, che raccontò il cambiamento di un suo punto di vista. Negli anni Sessanta voleva convincere le donne immigrate dai paesini del meridione a non leggere “i fotoromanzi, riviste che diffondevano valori alienati della piccola borghesia” e a leggere piuttosto “testi che sviluppassero la loro coscienza di classe”. Nelle seconda serie di interviste le donne che leggevano fotoromanzi affermarono che per loro quelle storie patinate rappresentavano la possibilità di un’esistenza migliore e uno stimolo a cambiare; mentre la donna dell’UDI, confessò di aver frainteso del tutto i desideri vitali e di miglioramento delle immigrate e che il suo atteggiamento pedagogico era un errore.

Arrivo al calcio. Per me è un’attvità dionisiaca e come tale esagerata, irrazionale ma allo stesso tempo tremendamente articolata anche da un puto di vista simbolico. Se lo si giudica con lo sguardo ideologico e pedagogico se ne fraintende la natura. Non approvo e non condivido la violenza che spesso si accompagna alla tifoseria. Ma non riesco a definire una partita di calcio come una buffonata o un oppiaceo sociale. Condannare una partita di calcio può essere superficiale almeno quanto non occuparsi delle linee di politica economica proposte dal governo.

Purtroppo non riesco a ricordare il nome della trasmissione. L’Unione Donne Italiane ha fatto molto per le donne e questo mio breve ricordo non è un giudizio o una condanna.

Normandia ieri e oggi

Lo sbarco in Normandia c’è stato. Ha cambiato la seconda guerra mondiale e con essa la storia del mondo. E’ stato un evento umano, organizzativo, tecnico, politico e morale enorme. Già solo pensare di sbarcare delle navi passeggeri nelle spiaggie della Normandia è cosa audace, sbarcarci l’intero esercito è impensabile.

Ho visto fotografie, film e ascoltato persone che hanno vissuto la speranza accesa dallo sbarco. Non posso fare a meno di pensare ai soldati semplici su quei barconi che dalle coste dell’Inghilterra hanno navigato sul mare con la certezza di essere bersagli per le mitragliatici naziste. Forse in Salvate il soldato Ryan, c’è una scena in cui si vedono i soldati vomitare. Forse se la sono anche fatta sotto. Io, almeno, me la sarei fatta sotto.

Queste immagini fanno vedere i luoghi dello sbarco e della Francia allora e adesso. E’ un modo per ricordare quei morti e la libertà che ci hanno dato.