mappe, territorio e conoscenza

La frase “la mappa non è il territorio” va dritto all’essenza di un problema e lo propone in una formula traducibile in vari contesti: la parola non è la cosa e così via. Ma, mi chiedo, si possono buttare via le mappe?

La differenza fra mappa e territorio è nota a qualsiasi cartografo che dovendo rappresentare su uno spazio a due dimensioni una realtà fisica a tre, sa che otterrà un risultato distorto. Per verificare basta disegnare una figura geometrica sulla buccia di una mela, sbucciare la mela e poi schiacciare il buccia su un tavolo. La figura geometrica di partenza non è più la stessa e non potrà mai esserlo. Inoltre occorre aggiungere la scala della mappa. Insomma è vero che la mappa non è il territorio. I cartografi allora scelgono la distorsione meno svantaggiosa a seconda degli scopi della mappa

Esistono, inoltre, diversi tipi di mappe. Una cartina militare ha scala, dettagli, indicazioni e simbologie diverse dalle cartine delle autostrade. In alcuni casi la mappa rappresenta un modello semplificato della realtà, per esempio la mappa della metropolitana di Londra espone con chiarezza le fermate, gli incroci delle diverse linee, ma la forma è una semplificazione delle gallerie reali, come si può vedere sotto.

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Mappa della metropolitana di Londra

Ora, un cartografo o una persona che abbia competenza interpreta i segni sul foglio bidimensionale che ha sotto gli occhi ricavando informazioni sul territorio che ai più sfuggono. Può anche accadere che un inesperto sia confuso dal modello semplificato della mappa che ha di fronte che non riproduce le forme e non ha riferimento delle mappe e della realtà che è abituato a vedere. Posso immaginare che una mappa della metropolitana di Londra che ne rappresenti gli allacciamenti elettrici e gli ingressi a disposizione dei tecnici sia molto diversa da quella dei viaggiatori.

A questo punto si possono fare molte analogie. La statistica, per esempio, è un metodo che permette di avere una descrizione della realtà. Questa descrizione può essere più o meno articolata a seconda dei calcoli, degli scopi dell’indagine; può anche dare uno schema corretto e rigoroso, l’equivalente della mappa per tecnici della metropolitana di Londra, che non corrisponde alla raffigurazione “realistica” o intuitiva della realtà. Ma se l’unica cosa che so di statistica sono alcune funzioni dei fogli di calcolo, che uso per fare i conti di casa, giudico quella statistica sbagliata o falsa. Lo stesso vale per l’economia, la filosofia, il linguaggio.

Il problema è che la mappa non è il territorio dice una cosa evidente, facile e allo stesso tempo difficile. In prima battuta, direi che non significa che le mappe sono tutte da buttare via perché il territorio è la pietra di paragone assoluta che mi salva dagli errori delle mappe. In seconda battuta, mi chiedo dove possiamo andare senza quelle cose imperfette, ma studiate, che sono le mappe.

Venezia: arrivo, Santa Maria e Damien Hirst

17 giugno 2017

Vista dal treno
Uscita dalla stazione di Santa Lucia
Traghetto
Santa Maria Gloriosa dei Frari
Sana Maria Gloriosa dei Frari: scranni
Santa Maria Gloriosa dei Frari: chiostro
Palazzo Grassi: arrivo
Treasures from the Wreck of the Unbeliavable:: The fate of a bannished man
Treasures from the Wreck of the Unbeliavable: Catalogo
Demon with Bowl
Treasures from the Wreck of the Unbeliavable: Demon with bowl, particolare
Treasures from the Wreck of the Unbeliavable: Aspect of Katir Ishtar Yo-landi

film, morte, bambini e futuro

collateral_beautyNegli ultimi mesi ho visto alcuni film. Due erano intensi, ben diretti e ben recitati: Collateral Beauty e Manchester by the Sea. Entrambe trattano lo stesso tema: la morte dei figli. Un dolore che non riesco neanche a pensare che comporta la scomparsa del futuro e del presente. In prima battuta mi sono ricordato di luoghi nel mondo in cui lo sfruttamento e la morte dei bambini non solo avvengono nell’indifferenza, ma in qualche misura sono cercati: le miniere di coltan; guerre in cui si mandano in missione bambini addestrati per uccidere e poi abusi tenuti nascosti nei confessionali di preti compiacenti e immorali. Vedere quei due film dolorosi è stato impegnativo e significativo. C’è l’aspetto del dolore insondabile di chi perde i figli ma anche un risvolto simbolico. In qualche modo si sta riflettendo sul futuro, rappresentato dai figli, che viene a mancare per ragioni naturali, per disattenzione e per mille altri motivi.

logan_0Poi ho visto Logan, film in cui un anziano, indebolito Wolverine combatte e muore per salvare una nuova generazione di xmen dalle grinfie di chi vuole annichilire ogni stranezza, eccezionalità del possibile futuro in nome del controllo, della normalità, del potere.

Il cinema produce mitologia e la fantascienza la porta ai limiti. Effetti speciali, eventi impensabili ricordano i mostri, i poteri straordinari degli dei e le prove degli eroi antichi. Ma è una mitologia che cerca di dire qualcosa del presente. Wolverine è una variante di Ercole ma lotta con i mostri e gli dei della nostra vita. In questo caso, è in lotta per lasciare liberi i bambini dotati di qualità eccezionali e rimettere in movimento il futuro.

O così mi piace pensare.

Zappa: Watermelon in Easter Hay

Ho scoperto Joes’ Garage solo da qualche anno. Forse prima non lo avrei compreso e sarei stato fuorviato dalla trama della storia e non avrei ascoltato la musica.

Questa canzone è celestiale e non uso mai questo aggettivo, ma è l’unico aggettivo adatto per questo brano del grande iconoclasta, irriverente e ironico sovvertitore di tutte le mode, di tutti i luoghi comuni che fossero degli hyppies o degli yuppies o del potere o delle lobby.

La musica inizia dal 48 secondo, circa, al termine del discorso del central scrutinizer che ha ingannato Joe in tutti i modi per allontanarlo dalla musica.

Famiglia Addams e Trump 

Ne parlano tutti e ne parlo anche io: Trump.

Quando lessi gli articoli sui confronti televisivi Trump – Clinton mi sentii rasserenato: i sondaggi erano buoni e la Clinton aveva messo alle corde Trump con riferimenti ai fatti. Lo aveva quasi steso. Ero rassicurato ma c’era un qualcosa che scavava sotto: l’impressione che Trump ne fosse uscito rafforzato. Come in un combattimento fra karateti in cui vince chi sbilancia l’avversario, non chi mena i fendenti più forti.

Ma soprattutto Trump si era rialzato. Ha colpito basso mentendo sui social network; non ha avuto ritegno e si è scatenato.

Come in una versione zombie di Morticia Addams che nel film La famiglia Addams viene torturata, umiliata, sfruttata ma si rialza sempre pronta a combattere perché agli Addams piace essere maltrattati e si rialzano orgogliosi della propria diversità.