8 marzo: donne e colonne

Innanzitutto meno male che c’è. Anche se non ci si deve ricordare delle donne solo oggi, anche se la celebrazione rischia di rinchiudere le donne in una commemorazione istituzionale, anche se 1000 altre cose, è meglio che ci sia. Nei luoghi in cui l’8 marzo è un giorno qualsiasi, guarda caso, le donne non sono così ben considerate, anzi sono, guarda caso, mal trattate. Molto, fino alla morte.

Ma la festa delle donne non è una cosa sentimentale, non riguarda i buoni sentimenti e il ringraziamento per tutto quello che fanno e che sono. Si ringrazia chi corrisponde al ruolo che ci aspettiamo che abbia, perché così facendo ha salvato il nostro. Talvolta si ringrazia qualcuna perché è non ha cambiato nulla e non è mutata.

La festa delle donne non è il fidanzato che fa la festa alla fidanzata.

C’è un post che ho letto su Facebook e che mi ha dato da pensare: “grazie donne perché siete le colonne della vita”. La cosa mi ha fatto pensare perché questo ringraziamento è certificazione di una subordinazione. Come diceva Marx, e non è che condivida proprio tutto ciò che ha scritto,  anche il tempio più bello si regge su colonne, nel caso il proletariato, ma la bellezza del frontone può far scordare lo sfruttamento delle colonne su cui si fonda. Il problema è che ogni verticalità nasconde qualcuno in basso sfruttato cui si deve dare un ringraziamento, sentimentale o metafisico.

libertà civile: un memo

La libertà civile consiste anche nel non poter essere costretti a fare qualcosa che la legge non ordina; […] Ma la libertà è il diritto di fare tutto quello che le leggi permettono; e se un cittadino potesse fare ciò che esse proibiscono, non ci sarebbe più libertà, perché gli altri avrebbero a loro volta lo stesso diritto. E’ vero che che questa libertà si trova solo nei regimi moderati, cioè in quelli la cui natura è tale che nessuno è costretto a fare le cose a cui la legge non lo obbliga o a non fare quelle che la legge gli consente.

Tratto da Enciclopedia, o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri. 1751 – 1772, Feltrinelli, Milano, 1966, Vol. II, pag. 426, a cura di Alain Pons, traduzione Elena Vaccari Spagnol.

Informazioni sull’Encyclopedie.

la realtà e i sognatori

Dialogo fra studenti di una scuola superiore nell’Italia settentrionale; ore 13.50, circa, i attesa della fine delle lezioni.

Studente, rivolto a una sua compagna: “Sembri Yoko Ono!”

Studentessa: “Chi è Yoko Ono?”

Professore: “Come fa a non sapere chi è Yoko Ono? Conosce John Lennon?”

Studentessa: “Certo, Professore, che conosco John Lennon.”

Professore: “Yoko Ono fu prima la compagna poi la moglie di Lennon. Lennon era nei Beatles e poi fu assassinato.”

Studentessa: “John Lennon è morto? Quando?”

Origine degli dei

Dunque, per primo fu Caos, e poi
Gaia dall’ampio petto, sede sicura per sempre di tutti
gli immortali che tengono la vetta nevosa d’Olimpo,
e Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade,
poi Eros, il più bello fra gli immortali,
che rompe le membra, e di tutti gli dèi e di tutti gli uomini
doma nel petto il cuore e il saggio consiglio.

Da Caos nacquero Erebo e nera Notte.
Da Notte provennero Etere e Giorno
che lei concepì a Erebo unita in amore.
Gaia per primo generò, simile a sé,
Urano stellato, che l’avvolgesse tutta d’intorno,
che fosse ai beati sede sicura per sempre.

Esiodo, Teogonia, BUR, Milano, 1998, introduzione, traduzione e note di Graziano Arrighetti. vv. 116 – 128, pp. 71-73.

sono un complottista?

Oggi, 23 ottobre 2016, ho condiviso su Facebook un articolo che mi aveva indignato. La fonte era affidabile, Il sole 24 ore, e l’argomento riguardava la mia professione e la scuola: commissione degli esami di stato composta solo di membri interni. Un’amica aggiunge un commento in sintonia con il mio pensiero. Scrivo una risposta dal sapore antigovernativo. Ma un secondo amico tronca la discussione: l’articolo è vecchio di due anni e il governo non ha dato nessun seguito alla proposta.

E ci faccio una pessima figura! Io, che cerco di selezionare fonti, che leggo gli articoli prima di condividerli sul web, che non casco nei tranelli de “ilgiomale”; io, casco in un errore così banale.

Perché?

Perché era una notizia veritiera. La bufala era sottile: aizzare le persone contro il governo riesumando una notizia a suo tempo verosimile ma ora morta. Per me c’era l’attaccamento al mio lavoro, da cui dipendono stipendio, riconoscimento sociale, gratificazioni. Poi, vogliamo non aggiungere qualche malumore passeggero, di quelli che quotidianamente infestano la mente? Comunque il gioco era fatto: ero cotto e pronto per pensare che il potere stesse accanendosi contro la mia categoria professionale; non ero già pronto a pensare a un regime dittatoriale e mi fermavo ad arrabbiarmi contro un potere indifferente alle sorti d’Italia. Ma non era questione di valutazioni positive e negative: era una reazione al potere perché la vita è incerta e piena di tranelli e non c’è un potere buono che mi protegga dal futuro.

Da questa mattina ho una consapevolezza nuova: porto in me il ventre molle del complottismo che può partorire obbrobri di vario genere. Basta che legga qualcosa che tocca le corde e le idee su cui in qualche modo mi sento debole, perché scatti l’idea del complotto e posso credere alle bufale. Credere a un complotto significa compensare una debolezza rifiutata e un’ignoranza svelata. Tornare al buon vecchio Socrate.

Sul referendum: ho dei problemi

Ho dei problemi a rendere pubbliche le mie riflessioni e la mia scelta sul referendum costituzionale. Per diverse ragioni non sempre riesco a far sapere una mia posizione, se è diversa da quella presa da persone amiche  che stimo: forse un po’ temo che la differenza me le allontani per sempre. Del resto nel gruppo di chi fa la mia stessa scelta trovo persone discutibili o che non inviterei mai a prendere neanche un caffè, figurarsi comprare un’automobile e reciprocamente ci sono molte persone con cui ho condiviso ben più di un caffè fra il gruppo di chi dice di votare diversamente da me.

Insomma non è una questione di simpatie personali. E questo lo si sapeva già. Ma in tutto quello che leggo mi pare si dimentichi che il referendum chiede di esprimere una scelta, la quale ha una certa dose di arbitrarietà, ovvero nessuno è costretto dalla logica a scegliere necessariamente una o l’altra risposta. Se fosse una cosa logica non ci sarebbe da decidere ma solo da “applicare”. E la scelta non è applicazione della soluzione già determinata logicamente o tecnicamente. Ma da quello che leggo scopro che chi voterà in un modo è “stupido”, “incapace”, “venduto”, “refrattario”. Sempre si dimentica che è una scelta collegata a visioni politiche, sull’uomo e sul potere. Da una reazione al mondo che in ultima analisi è l’emozione che viviamo nel mondo.

Del resto siamo anche in una situazione profondamente diversa da quando si votò lo Costituzione: usciti dalla guerra allora fu facile fare fronte comune per la Repubblica contro la Monarchia. Oggi dobbiamo fare un salto che allora non era necessario: essere capaci di dire “noi” anche se la nostra scelta si rivelerà sconfitta. Essere capaci di chiarire la nostra identità e progettare un futuro non solo in termini di contrapposizione e negazione dell’altro ma in termini positivi di costruzione comune nella diversità.