altre due settimane

È ufficiale che per altre due settimane la scuola sarà DAD e didattica digitale. La cosa veramente faticosa, e inevitabile, saranno le litanie su:

  • superiorità della didattica in presenza;
  • inefficacia della didattica digitale;
  • oziosità dei docenti che “lavorano, per modo di dire, 18 ore alla settimana”;
  • furbizia degli studenti;
  • impersonalità della comunicazione online;
  • nostalgia per la scuola del bel tempo che fu.

Restano poche ore per prepararsi.

apprendere filosofia con la didattica a distanza

La scuola in cui insegno si appoggia a Moodle per la didattica online che in passato ho usato per integrare attività online con la lezione in presenza. Le attività per i ragazzi erano: visione di filmati, condivisione di documenti e intervenire nei forum; ma queste erano sempre inserite nello schema consueto della “classica lezione frontale”. Se novità c’era, risiedeva nel definire un percorso fra argomenti slegati dal libro di testo mediante documenti e test disponibili solo online. Il lockdown mi ha dato l’opportunità di mutare la prospettiva poiché il centro del mio lavoro di docente è dovuto passare da “come insegno io” a “come apprendono gli studenti”.

La domanda dell’insegnamento della filosofia

In cosa consiste apprendere la filosofia? Ho scelto come riferimento l’affermazione di Kant per il quale si può, e si deve, insegnare a filosofare senza limitarsi a esporre le filosofie. Ovvero si possono portare gli studenti, con stimoli e discussioni, a porre domande su problemi e processi, ad analizzare concetti, metodi, idee e ragionamenti per trovarne condizioni, limiti e possibilità. Perciò ho proposto alcuni argomenti con l’intenzione di considerarli assieme agli studenti. In questo articolo espongo il corso sulla compassione.

La compassione

In verità avevo intenzione di trattarlo fin da prima del lockdown e perciò avevo predisposto alcune attività e documenti. Il lockdown mi ha portato a cercare un riferimento alla “realtà” più stringente. Un brano di Nussbaum tratto da L’intelligenza delle emozioni, (Il Mulino, capitolo “Compassione e vita pubblica” pag. 484 – 485) su compassione e vita pubblica nel quale l’autrice osserva che la compassione è assente dallo spazio pubblico statunitense, tanto nella discussione quanto nei comportamenti. Nella società statunitense, su malati, poveri, disoccupati, grava una censura, inesorabile e ostile, poiché sono giudicati come moralmente riprovevoli in quanto hanno rinunciato a dominare attivamente la realtà. Secondo la filosofa americana, in tale ottica la passività è da condannare. Quale antidoto a questo giudizio, allo stesso tempo emotivo e cognitivo, che colloca all’origine di molti processi di esclusione sociale, Nussbaum propone la tragedia greca che, mettendo in scena la lotta dell’eroe per la difesa o il ripristino della dignità umana messa in crisi o distrutta da eventi incontrollabili, suscita negli spettatori compassione, paura e partecipazione. In questo modo la filosofa, che riprende le teorie aristoteliche sulla catarsi, spera da un lato che uomini e donne sperimentino il senso del vivere assieme e dall’altro che la partecipazione alla lotta per la dignità favorisca il fiorire delle capacità umane.

Attività per i ragazze e ragazzi

Una volta letto il brano, ragazzi e ragazze devono valutare in una discussione su un forum dedicato se le osservazioni della Nussbaum valgono anche per lo spazio pubblico italiano. Studentesse e studenti hanno scritto sul forum dedicato ma ciascuno individualmente. Infatti, in parte per una mia distrazione, la classe ha inteso che ciascun intervento dovesse essere separato dagli altri e non essere scritto in un forum comune. In ogni caso è stato significativo che nessuno abbia letto gli interventi degli altri, credo per un malinteso senso della privacy. Mi pare segnali una delle difficoltà di fondo dell’apprendimento a distanza nel contesto scolastico italiano: la collaborazione. La concezione della costruzione sociale della conoscenza si arresta di fronte ad abitudini consolidate.

Tragedia

Filottete

Il brano della Nussbaum si rivela di ardua comprensione, sopratutto perché in generale non è nota la tragedia greca e e ancor meno il Filottete, cui la filosofa fa riferimento. Perciò divido la classe in quattro gruppi e affido a ciascuno di essi un approfondimento, come nell’elenco dato di seguito. Ogni gruppo deve riportare la propria ricerca in un wiki, per proseguire nell’attività di scrittura condivisa.

  • Quali sono le caratteristiche della tragedia greca? Quali gli autori? Come nacque?
  • Sofocle: chi era? Quando visse? La tragedia Filottete: trama e significato.
  • Aristotele: in quale libro tratta della tragedia? Quale teorie sostiene?
  • Shakespeare: periodo e caratteristiche della tragedia.

La difficoltà di questa attività è stata la competenza digitale in senso più stretto: pochi hanno messo a fuoco cosa significhi scrivere un Wiki mediante un editor online fornito di pagine di amministrazione, funzioni per l’inserimento di immagini, collegamenti e altre cose del genere. Nel complesso però, il lavoro arriva alla fine.

Musica

Successivamente propongo una canzone del gruppo Galactic, intitolata Does it Really Make a Difference? voce Mavis Staples. Alla fine dell’ascolto studenti e studentesse devono scrivere in un forum sulla piattaforma le proprie riflessioni sulla canzone: se e come ha a che fare con la partecipazione emotiva alle vicende altrui. Le osservazioni si concentrano sopratutto su cosa sia “fare la differenza” su alcuni aspetti del testo relativi alla solitudine e all’essere gli uni vicini agli altri.

Come definire la compassione

A questo punto del lavoro, si affronta di petto la compassione cercando di distinguere termini ed emozioni talvolta confusi o considerati come sinonimi. Gli autori di riferimento sono Freud, Scheler, Schopenhauer, Jaspers. I termini analizzati sono:

  • contagio emotivo;
  • compassione;
  • empatia.

Evoluzionismo: fitness inclusiva e altruismo

Per non limitare le discussione a schemi consueti ho scelto di aggiungere una parte sull’interpretazione evoluzionistica dei comportamenti cooperativi. Prendendo una strada diversa da quella del libro di testo, che si ferma a esporre il “darwinismo sociale” trascurando gli studi evoluzionistici del Novecento, ho esposto l’evoluzionismo di Darwin e successivamente la teoria della fitness inclusiva di Hamilton. La mia spiegazione via video era accompagnata da documenti, link e video sulla piattaforma.

E se la compassione fosse sbagliata?

Tanti buoni sentimenti rischiano di essere nauseanti. Inoltre non volevo appiattire il discorso sulle sole posizioni “pro compassione”. Perciò ho voluto aggiungere due autori critici nei confronti della compassione. Spinoza, per il quale: “nell’uomo che vive secondo ragione la compassione è per se stessa cattiva e inutile” perché non è altro che dolore, per cui “l’uomo che vive secondo ragione si sforza per quanto può di non essere toccato dalla compassione” come neppure dall’odio, dal riso o dal disprezzo, perché sa che tutto deriva dalla necessità della natura divina.

Successivamente la critica di Nietzsche che individua nella compassione una delle cause del risentimento e dell’odio fra gli individui.

Esercizio finale: scrivere sulla compassione

Dopo incontri video in sincrono, dopo scritture sui forum, dopo ascolti e documento condivisi, si è passati alla fase finale. Studenti e studentesse dovevano scrivere un testo con le proprie riflessioni sull’argomento. Di seguito riporto il testo del “titolo” del saggio.

Nel percorso attraverso la compassione abbiamo visto diverse posizioni e analisi sul quei sentimenti che in genere sono classificati come “empatia”, “compassione”. All’origine vi è la riflessione della Nussbaum sulla tragedia greca che ci educa alla compassione in quanto assistiamo alla lotta, talvolta destinata alla sconfitta, dell’eroe per difendere o riscattare la propria dignità di essere umano. In particolare l’eroe lotta attivamente per riscattarsi da un destino subito devastante e sovrastante.

Nella vita pubblica, osserva Nussbaum, non c’è spazio per la compassione verso le persone che si trovano in difficoltà, anche tragiche e disperate, le quali, anzi, spesso sono condannate moralmente, stigmatizzate, per le difficoltà in cui si trovano. Ne sono un esempio per la filosofia americana, l’atteggiamento di disprezzo con cui nelle società statunitense sono trattate i poveri, i malati privi del denaro sufficiente per curarsi e così via.

A partire da queste osservazioni abbiamo cercato di distinguere la compassione dai sentimenti di partecipazione apparente o addirittura di negazione della compassione, per esempio il contagio emotivo e altro ancora. Successivamente abbiamo preso in considerazione la compassione e la collaborazione come fattori significativi per l’evoluzione della specie umana.

L’ultimo contributo alla ricerca è un testo di Nietzsche che critica aspramente i “compassionevoli” in quanto la compassione suscita risentimento e rabbia nel compatito. Del resto la compassione viene criticata anche da Spinoza per il quale è la conoscenza che rende l’uomo libero mentre la compassione, o la derisione, lo rendono tengono nell’ignoranza.

La compassione, quindi, è un tema articolato che riguarda diversi aspetti della vita individuale e sociale e può essere un fattore di miglioramento della vita associata ma allo stesso tempo avere dei limiti o essere confusa con atteggiamenti remoti dalla partecipazione alla sofferenza dell’altro.

Facendo riferimento agli argomenti trattati in questo percorso scrivere un saggio sui limiti e le possibilità della compassione e del sul ruolo nella vita pubblica, se questa ha spazio oppure se viene rifiutata, se la si confonde con il contagio emotivo. Aggiungere delle proprie riflessioni sui limite della compassione. Nella stesura della relazione occorre fare riferimento ai concetti e alle riflessioni esposte nel percorso.

Conclusioni e riflessioni finali

Obiettivo dell’unità era duplice: da un lato avviare la scrittura condivisa di una ricerca su un argomento specifico, dall’altro la produzione di un testo filosofico sulla compassione. Per arrivare a questi obiettivi ho messo in atto diverse attività: lettura, ascolto, stimoli emotivi, varietà di fonti e punti di vista, video in diretta e video registrati.

Durante il percorso ci sono state alcune difficoltà: la scrittura condivisa non è facile da praticare sia per la poca consuetudine con la piattaforma sia per l’abitudine a “fare da soli ed essere valutati per il proprio lavoro individuale”. Devo, inoltre, essere onesto e mettere in luce il mio errore di fondo: troppo materiale, troppe attività messe in gioco e ciascuna impegnativa. Occorre bilanciare meglio la quantità di attività, il percorso.

La verifica finale. I “temi” hanno almeno riassunto le diverse idee, non sempre in modo completo o fedele all’originale, ma da questo punto di vista non è stato così diverso da certe interrogazioni. Pochi si sono davvero arrischiati ad assumere delle posizioni critiche. Occorre lavorare ancora molto.

sono un professore e

non sopporto alcune cose che si dicono sulla mia professione, sulla scuola e sugli studenti. Le elenco.

  • L’insegnamento è una passione. Provaci tu a spiegare Kant a 20 studenti ormonali mettendoci la passione.
  • L’insegnamento può essere fatto solo in presenza. E come la mettiamo con Platone che difficilmente può fare lezioni dal vivo?
  • L’insegnamento non è una professione come le altre. Nessuna professione è come le altre, si chiama specializzazione.
  • Le insufficienze servono per crescere. Versione pedagogico moralistica della sofferenza come via di redenzione.
  • Gli studenti non sono come ai miei tempi. Neanche io sono come ai miei tempi.
  • Gli studenti non hanno rispetto. Nella mia generazione alcuni gettavano bombe contro poliziotti, dirigenti industriali; un gruppo si è dedicato con tale impegno che ha rapito e ucciso Aldo Moro. Non scordiamo la grande quantità di tossicodipendenti che rubavano per strada dopo aver svuotate le proprie case per comprarsi l’eroina.

Ma sopratutto c’è una cosa che sopporto meno di tutte:

  • l’inerzia conservatrice che blocca qualsiasi iniziativa, cambiamento, aggiustamento, della scuola.
  • inerzia alimentata dall’incompetenza politica e comunicativa di buona parte di chi ha compiti ministeriali di governo.

ciclo scolastico

È una questione di calendario molto semplice: a settembre iniziano le scuole. È cosa che ciclicamente suscita curiosità.

Tutta roba prevista e nota.

Eppure ogni anno i docenti si chiedono come saranno gli studenti, rivedono gli argomenti e poi si chiedono se, come, quando e con quali risultati.

Cioè ogni anno i docenti ci provano, ci credono. Cioè ogni anno ricominciare non è solo una questione di calendario, di tempo che scandisce i suoi impegni. Non si ricomincia tutti gli anni ma a ogni anno si inizia come se fosse la prima volta.

Miur e uso corretto cellulari

Usare i cellulari in aula durante le lezioni si fa da anni sia per iniziativa spontanea dei docenti sia su “permesso” dei Ministri precedenti. In fondo queste atti istituzionali non fanno che presentare come innovazione quella che è una fotografia della realtà. Il tutto condito da quel falso modello analitico del “vantaggi e svantaggi del digitale”.

La vera novità sarebbe una trasformazione delle aule, del corpo docente e delle case editrici all’altezza della Quarta Rivoluzione che ci sovrasta trascinandoci chissà dove.

https://www.orizzontescuola.it/il-miur-promuove-uso-corretto-cellulari-e-informa-su-rischi-salute/

fine anno scolastico

Come per qualsiasi professione, solo chi la svolge ne conosce la fatica. È solo fra pari che ci si può comprendere. Gli altri ricorrono a frasi fatte, anche quando sinceramente vogliono essere vicini. Le frasi fatte sull’insegnamento sono tante, ne elenco alcune con a fianco il grado di fastidio che mi suscitano, da 1 a 5, e un breve commento.

  1. E’ una vocazione: 5. La laurea, qualche master, almeno un paio di concorsi, aggiornamento ed esperienza non hanno nulla a che fare con la vocazione.
  2. Un bravo professore è quello che mette passione in quello che fa: 5. Variante laica della precedente.
  3. Beati voi che fate tre mesi di vacanza: 5. Magari fosse vero.
  4. E’ il lavoro più importante: 4. Anche essere un buon padre o una buona madre serve.
  5. E’ un lavoro sottopagato: 4. Lo dicono tutti ma in genere si lascia tutto come è, forse perché è una “vocazione”, cfr sopra.

Ne conoscete altri? Scrivete sotto che rimpolpo la lista. Grazie.

Copenaghen: partire

Partecipo a un corso di formazione europeo dedicato alla didattica digitale. La modalità è decisamente innovativa e poco nota in Italia: job shadowing. Ma di questo parlerò nei prossimi giorni.

Sono partito con il bus diretto a Malpensa in una tiepida giornata primaverile di Torino per atterrare in una gelida terra nordica battuta da un vento forte e tagliente. E pensare che ho sempre pensato che tagliente fosse un’espressione letteraria un po’ stantia, invece le gocce d’acqua ti tagliano la pelle del viso senza pietà. Sotto metto due foto dall’aereo: una il paesaggio italiano e l’altra il paesaggio danese.

Come sempre mi accade quando esco dagli italici confini, ho la netta percezione di conoscere un modo civile, avanzato, laborioso e gentile.

Il terminal 2 di Malpensa un caos totale con code disordinate. L’arrivo all’aeroporto di Copenaghen è entrare in un mondo ordinato con distributori automatici di biglietti di bus e treni che puoi pagare in contanti, con carta di credito e bancomat.

E poi le bici. Quante biciclette nelle fredde strade. Aggiunegrò delle fotografie.

esami di stato

Ecco che la cosa ritorna, inesorabilmente. Questa volta 3 classi. Ma non è la prima volta. Mi è capitato di averne anche su scuole diverse, statali e private.

Ma ogni volta è un’esperienza nuova. Membri della commissione, studenti, prove: tutto congiura per fare della stessa cosa un evento diverso ogni anno. Lo schema istituzionale fa emergere delle differenze tutte umane e casuali.

Il ritorno dell’identico

  • Le tesine completate all’ultimo minuto utile.
  • L’ansia del registro online degli esami: funziona o non funziona? Dopo il primo giorno funziona.
  • La documentazione da consegnare al Presidente della Commissione.
  • La presentazione della classe alla Commissione con i sufficienti, i bravini e quelli eccezionali.
  • I giornali e la discussione sulla prova l’italiano.
  • Lo studente che arriva in ritardo.

Le novità dell’anno

  • Delle tesine promettenti.
  • Che sarà dell’Alternanza Scuola Lavoro?
  • È l’ultima volta dell’esame organizzato in questo modo.

AIDS e rivoluzioni

C’è questo sito, American Rethoric, che contiene discorsi significativi della vita politica e sociale americana. Di molti c’è la registrazione e la trascrizione. Tutta roba interessante. C’è anche il famoso discorso di Martin Luther King “I have a dream”. Per caso a scoperto un discorso emozionante.

19 agosto 1992, Republican National Convention. In autunno ci saranno le elezioni presidenziali e i contendenti sono Clinton e Bush padre. Vincerà Clinton ma probabilmente i Repubblicani sanno che difficilmente Bush riuscirà  a spuntarla con Clinton e tentano tutte le carte per sottrargli elettorato. Alla Convention appare questa donna Mary Fisher, una che più White Anglosaxon and Protestant non si può. Carina come una Barbie vestita stile anni Ottanta. E fa un discorso eccezionale, che American Rethoric classifica come uno dei migliori del XX secolo.

Ha preso l’AIDS dal marito che l’ha tradita. E non parla rabbiosamente del marito, non si mette a chiedere compassione o maledire nessuno ma si rivolge alla platea dei bacchettoni del partito Repubblicano che etichettano l’AIDS come castigo divino per gay e drogati e a un certo punto dice:

We may take refuge in our stereotypes, but we cannot hide there long, because HIV asks only one thing of those it attacks: Are you human? And this is the right question. Are you human? Because people with HIV have not entered some alien state of being. They are human. They have not earned cruelty, and they do not deserve meanness. They don’t benefit from being isolated or treated as outcasts. Each of them is exactly what God made: a person; not evil, deserving of our judgment; not victims, longing for our pity — people, ready for support and worthy of compassion.

Altro che il “Buttateli fuori!” a cui siamo abituati in questi tempi tristi e moralisti che si nascondono per troppo tempo nei loro stereotipi: “I malati di HIV non sono entrati in una strana condizione aliena. Sono umani. Non si sono guadagnati crudeltà e non meritano cattiveria. Ognuno di loro è esattamente ciò che fece Dio: persone che meritano compassione”.

Conclude affermando che lei, bianca malata di HIV vive assieme a bambini e gay malati e di essere destinata a morire come loro.

C’è molto appello elettorale in questo discorso, ma è rivoluzionario: un appello lanciato oltre l’ostacolo del dolore e della paura della morte per prendersi cura gli uni degli altri nell’assurdità della vita.

 

generazioni

L’altro giorno inizio in una classe una serie di lezioni sul tema dello stato: Platone, Aristotele e giù di lì. Per introdurre l’argomento faccio un brainstorming a partire da una frase che ho scritto alla lavagna: “cosa rende migliore un governo?”

Chiedo a tutti uno per uno e ne emergono le seguenti aree:

  • organizzazione;
  • onestà;
  • multe progressive per reddito;
  • ordine.

Alla fine chiedo: “Ma avete paura della libertà?”

La classe resta in silenzio. Poi uno dichiara “Si” un altro chiede “Quale tipo di libertà?”

Per la mia generazione la parola chiave era libertà.

The Who, Slip kid. No easy way to be free.