Gorgia: Encomio di Elena e la potenza del linguaggio

Gorgia da Lentini scrisse l’Encomio di Elena per dimostrare che Elena di Troia non era colpevole della guerra di Troia. Gorgia porta diversi argomenti: Elena è innocente se costretta a seguire Paride dalla violenza, dal desino, dagli dei, dall’amore. Ma Paride usò lo strumento più potente: le parlò. Infatti per Gorgia il linguaggio gioca un ruolo tutto particolare nell’esistenza degli uomini:

La parola è grande sovrano, che con un corpo piccolissimo e invisibile compie imprese massimamente divine: sa calmare la paura, eliminare il dolore, suscitare la gioia, sollevare la pietà. (M. Bonazzi, I Sofisti, BUR – Classici greci e latini, Milano, 2008, traduzione Franco Trabattoni, pag. 189).

Perché?

Gli incantesimi divinamente ispirati dalle parole sono apportatori di piacere, liberatori di dolore; incontrandosi con l’opinione dell’anima, la potenza dell’incantesimo la ammalia, la persuade, la trascina con il suo sortilegio. (ibidem, pag. 189).

Ironica sembra la definizione dell’unica debole difesa contro lo strapotere della parola:

Se infatti tutti riguardo a tutte le cose possedessero memoria degli avvenimenti passati, consapevolezza di quelli presenti e previsione di quelli futuri, il discorso pur rimanendo lo stesso, non avrebbe la stessa efficacia che possiede nei confronti di quanti ora non sono in grado di ricordare il passato, osservare il presente e prevedere il futuro. (ibidem, pag. 191).

Come riportato nella vignetta, si possono usare i suoni linguistici per infestare di fantasmi la mente delle persone. Nell’uso politico si traccia la linea fra noi e loro, assegnando al noi la vita e a loro la morte.

8 marzo: donne e colonne

Innanzitutto meno male che c’è. Anche se non ci si deve ricordare delle donne solo oggi, anche se la celebrazione rischia di rinchiudere le donne in una commemorazione istituzionale, anche se 1000 altre cose, è meglio che ci sia. Nei luoghi in cui l’8 marzo è un giorno qualsiasi, guarda caso, le donne non sono così ben considerate, anzi sono, guarda caso, mal trattate. Molto, fino alla morte.

Ma la festa delle donne non è una cosa sentimentale, non riguarda i buoni sentimenti e il ringraziamento per tutto quello che fanno e che sono. Si ringrazia chi corrisponde al ruolo che ci aspettiamo che abbia, perché così facendo ha salvato il nostro. Talvolta si ringrazia qualcuna perché è non ha cambiato nulla e non è mutata.

La festa delle donne non è il fidanzato che fa la festa alla fidanzata.

C’è un post che ho letto su Facebook e che mi ha dato da pensare: “grazie donne perché siete le colonne della vita”. La cosa mi ha fatto pensare perché questo ringraziamento è certificazione di una subordinazione. Come diceva Marx, e non è che condivida proprio tutto ciò che ha scritto,  anche il tempio più bello si regge su colonne, nel caso il proletariato, ma la bellezza del frontone può far scordare lo sfruttamento delle colonne su cui si fonda. Il problema è che ogni verticalità nasconde qualcuno in basso sfruttato cui si deve dare un ringraziamento, sentimentale o metafisico.

“solo una stretta di mano”

Leggo che Trump e l’ambasciatore Russo si sono incontrati durante la campagna elettorale. L’ufficio stampa di Trump minimizza: “è stata solo una stretta di mano”, nascondendo che:

  1. l’Ambasciatore di una delle potenze mondiali non incontra per caso il candidato a Presidente della Casa Bianca. Ci sono telefonate, accordi etc. Non è che accada che prendono il caffè nello stesso bar, quasi inconsapevolmente: “Mr. Trump, I suppose”.
  2. In politica una stretta di mano può significare molto di più che mille discorsi. Tanto più se avviene in privato. La stretta di mano suggella un accordo.

Quando Trump smetterà di trattare il mondo come una massa d’idioti? 

iene e disgusto

Si nutrono di carogne. Non vanno a caccia ma sfruttano le occasioni, ovvero cadaveri lasciati da altri animali. Masticano ossa e peli. Il muso è brutto, decisamente. Necessarie perché sono spazzini di resti che altrimenti impiegherebbero molto tempo per decomporsi.

Compararsi alle iene per definire i propri atti significa qualificarli come atti opportunistici di accelerazione della decomposizione di cose morte. Ma nell’analogia che mette a confronto l’animale con l’uomo, al comportamento umano si aggiunge l’intenzione. L’uomo che si comporta da iena se ne compiace e trova piacere nel disgusto che suscita.

L’uomo che si comporta da iena è interessato principalmente a suscitare disgusto, presentadolo come verità. Rendendo la verità disgustosa, quando non è tale. E questo è uno dei delitti peggiori.

100 giorni e trump

Ha fretta. Molta fretta.

Sa che i primi 100 giorni di presidenza sono cruciali per i 4 anni successivi. Lo sa lui e lo sanno i suoi avversari. 100 giorni, poco più di tre mesi. Se fa quello che ha promesso, ha l’America in pugno. Se non fa quello che ha promesso, non sarà la stessa cosa: meno credibilità, meno consenso. 100 giorni per valutare i prossimi 4 anni.

Per questo ha fretta e prosegue lo stile da campagna elettorale.

su un incontro con la Fedeli

Il 24 febbraio 2017 sono andato a un convegno cui ha partecipato la Ministra Fedeli. L’incontro, organizzato dalla ELEA, si è tenuto alla Scuola Amministrazione Aziendale (SAA) e aveva come titolo “Scuola e lavoro parlano la stessa lingua?”

L’argomento è complesso perché l’Alternanza Scuola Lavoro  (ASL) modifica profondamente la scuola comportando un impegno orario significativo oltre che un ripensamento della funzione dell’insegnamento e dell’apprendimento. Non tutti i docenti la condividono ma nel complesso la ASL è entrata nei licei.

All’incontro hanno partecipato docenti, dirigenti, studenti, professori universitari, ricercatori. La Fedeli ascolta gli interventi di organizzatori e assessori poi parla esponendo i problemi reali della scuola, del sistema produttivo, dei diversi linguaggi tipici dei due mondi; richiama l’agenda ONU 2020 – 2030 al punto relativo agli obiettivi per l’istruzione. Alla fine del suo discorso individua degli obiettivi generali che possono, da un punto di vista politico, dar senso alla ASL. È preparata, risponde alle domande e non teme le critiche e le provocazioni; quando parla si riferisce alla realtà e non fa solo esercizi di retorica.

Comprendo per la prima volta la struttura del discorso politico:

  1. Esaminare un problema ascoltando le persone che se ne occupano.
  2. Integrare con studi e cultura, anche politica.
  3. Collocare le parti coinvolte in un ruolo dignitoso che ne valorizzi le qualità.
  4. Individuare uno scopo che dia direzione e senso.

Poi ci sono delle virtù personali:

  1. Chiarezza.
  2. Resistenza alla fatica.
  3. Pazienza.
  4. Tempismo.

    Conclusione: essere un politico non è facile.