anna e marco, lucio dalla

Una storia semplice, che più semplice di così non si può: una ragazza, Anna, e un ragazzo, Marco, si incontrano in una discoteca e si innamorano. Quante volte è successo? Roba che la rima “cuore/amore” è lì pronta a spargere il suo miele velenoso.

Ma Lucio Dalla è Lucio Dalla ed è capace di trasformare una storia al limite dello squallido, ambientata “in un locale che è uno schifo/poca gente che li guarda/c’è una checca che fa il tifo”, in una storia d’amore profonda, che sfiora con gentilezza l’intreccio di amore e morte. I due, di cui ignoriamo l’età ma li immaginiamo giovani, conducono una vita al limite della disperazione e non perché drogati, delinquenti o altro. Sono al limite perché la permalosa Anna sta perdendo il suo bel sguardo e Marco vive con la madre e la sorella, perché la vita è sempre quella e forse stanno scoprendo che non bastano più a sé stessi. Per caso qualcuno trova una moto e si riesce ad andare in città, in una discoteca mezza vuota dove Anna e Marco ballano e “si scambiano la pelle e cominciano a volare”. E mentre la luna, misteriosa, lontana e spaventosa come l’America, scende a terra, accade qualcosa.

Il finale chiude e apre ogni cosa:

Anna avrebbe voluto morire
Marco voleva andarsene lontano
qualcuno li ha visti tornare
tenendosi per mano

L’intreccio fra amore e morte è vecchio quanto il mondo, tutto il Simposio di Platone ne è dominato e solo a fatica Diotima, la Maestra di Socrate, riesce a dire che l’amore è una vittoria sulla morte perché è legato al desiderio di immortalità e quindi non va a braccetto con la morte o il sacrificio degli amanti. Lucio Dalla canta qualcosa di analogo: l’amore unisce i due perché sono al confine della morte. Ma, c’è un ma. Per Diotima, e forse per Socrate e Platone, l’amore apre al trascendente mentre in questa piccola storia d’amore, nata e sviluppata grazie al caso di una moto trovata all’ultimo momento, ci dice che amando l’altro salviamo noi stessi e salvando noi stessi amiamo l’altro. Ma che questo accade se si è stati toccati dall’ala sinistra della morte.

Piccola nota musicale: l’apertura è un timido e solitario organo lunare che alla fine è immerso nel finale fastoso e solare.

Ultima nota: e se nelle discoteche nascessero davvero amori?

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let it be

Beatles, autore Paul McCartney, disco Let it be del 1970. E’ l’ultimo disco dei Beatles e segna la fine di un’epoca. Il titolo del disco è anche il titolo della canzone: Let it be, lascia che sia. Le registrazioni avvennero nel 1969 prima delle sessioni che portarono alla luce Abbey Road. Il disco ha lo struggimento delle altre canzoni dei Quattro di Liverpool. Ma è un addio.

La canzone fa riferimento a madre Maria, che però non è da interpretare religiosamente in quanto, per dichiarazione dello stesso McCartney, allude a un sogno di McCartney avvenuto mentre passava un periodo di confusione e di crisi. Nel sogno la madre invitava Paul a non disperarsi, ad avere fiducia che le cose si sarebbero appianate.

Il testo ha linguaggio semplice e diretto; la struttura è circolare. La strofa centrale è

And when the broken hearted people
living in the world agree
There will be an answer, let it be.
For though they may be parted there is
Still a chance that they will see
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be. Yeah
There will be an answer, let it be.

Le risposte si troveranno, i misteri si chiariranno, chi non vede vedrà, ci sarà accordo. E’ la versione riflessiva di All you need is love (1967), in cui i Beatles esaltavano le forze dell’umanità e dell’individuo cantando There’s nothing you can do that can’t be done. Ma qui l’ottimismo sembra esaurito, i sogni svaniti ed è ora di fare i conti con i cocci rotti delle facili speranze. Il mondo non migliora rapidamente; gli uomini non cambiano per incanto; la realtà è dura, spigolosa e ostinata.

Dylan aveva cantato in Like a Rolling Stone il cambiamento della coscienza liberata dalle illusioni. Se per Dylan questo passaggio è dolente ma colloca l’individuo in una condizione di verità che nella riduzione all’essenziale trova una ruvida onestà, in Let it be la disillusione sfocia in un bisogno di consolazione e rassicurazione. Let it be commuove, Like a Rolling Stone ti fa uscire nel mondo. Credo che qua si colga una delle differenza fra cultura americana e inglese, poiché la prima risponde allo scacco della vita con la ricerca di nuove frontiere mentre la seconda con introspezione.

the great curve

Il mondo è inafferrabile e si muove danzando sui fianchi di una donna.

Sometimes the world has a load of questions
Seems like the world knows nothing at all
The world is near but it’s out of reach
Some people touch it…but they can’t hold on.

(…)

The world moves on a woman’s hips
The world moves and it swivels and bops
The world moves on a woman’s hips
The world moves and it bounces and hops
A world of light…she’s gonna open our eyes up
A world of light…she’s gonna open our eyes up
She’s gonna hold/it move/it hold it/move it hold/it move it hold/
it move it
A world of light…she’s gonna open out eyes up
She is moving to describe the world
Night must fall now-darker, darker.
She has messages for everyone
Night must fall now-darker, darker.

esami di stato: sorprese

Il passaggio difficile agli esami è mettere a fuoco le persone che scrivono i temi, preparano tesine, cercano di indovinare la risposta gradita al docente.

Sono lì di fronte alla commissione ma anche distanti come il volto luminescente di una creatura marina emersa ma il cui corpo è soggetto alle correnti abissali.

Per questo possono sorprendere con idee improvvise. Per esempio, uno studente che usa, in modo appropriato, The Great Gig in the Sky.

how many more times

Una potente canzone dei Led Zeppelin dal loro primo disco Led Zeppelin I. E’ l’ultimo brano di un disco che ritengo un concept album non so quanto volontario sull’eros e sui rapporti d’amore fra uomo e donna: la scoperta, il desiderio, la convivenza, la paranoia, la gelosia, il crollo comunicativo. Quando lo ascoltavo da ragazzo pensavo anche che si accennasse a una violenza maschile contro la donna e che questa canzone fosse cantata dal protagonista imprigionato dopo aver picchiato o ucciso la donna.

I brani descrivono, sempre dalla voce maschile, l’incontro, l’esplosione del desiderio, le incomprensioni e la gelosia di un uomo, forse giovane, per una ragazza, forse coetanea. La voce femminile non si ascolta mai. How many more times è l’ultimo brano e suggerisce che il ciclo, alle volte infernale, fra Eros e Thanatos si ripeterà ancora e ancora. Ai tempi della pubblicazione forse la domanda invitava a non ripetere tali errori, in nome di un amore purificato e liberato dall’egoismo. Ora sappiamo che la risposta alla domanda è: si ripeterà per infinite volte. Almeno una volta nella vita per ogni uomo o donna nati, nascenti e nascituri. Fino alla fine dei giorni.

 

like a rolling stone: disillusione e libertà

Siamo nel 1965. Bob Dylan è un acclamato autore folk. Alcune sue canzoni sono già storia e rivoluzione: Blowing in the wind, A hard rain is gonna fall, Tamburine Man e altre. Dylan accarezza l’idea di dedicarsi alla letteratura. Si mette a scrivere in prosa ma non abbandona la musica. Arriva in studio di registrazione con un lungo racconto che doveva essere lava allo stato puro, ne estrae una manciata di strofe forti, taglienti, dolci, feroci. La composizione è tormentata ed è all’origine di un’esplosione rivoluzionaria.

Prima rivoluzione

Il brano dura 7 minuti ed è troppo lungo per stare su una facciata dei dischi a 45 giri: le canzoni dovevano rispettare il limite dei 3 minuti per essere pubblicizzate e passare alla radio. Di ridurla non se ne parla neanche e allora Dylan la divide in due parti, una per lato. Dopo le canzoni rock saranno svincolate dai 45 giri.

Seconda rivoluzione

Rolling stone nello slang americano indica il vagabondo, senza soldi ma libero, che è come una pietra su cui non si ferma il muschio perché rotola sempre. Poi c’è una canzone, quasi autobiografica, di Muddy Waters, intitolata Rollin’ stone, la quale canta di un uomo che si incontra con l’amante, quando il marito è via. Dylan cambia il ruolo della canzone che non è lirica o autobiografica; non è il lamento del vagabondo ma la voce di un testimone che assiste a un cambiamento interiore, morale ed esistenziale. Il protagonista è “come”, non è “una” rolling stone. Tutto nella musica e nelle parole converge verso un altro luogo della mente.

Terza rivoluzione

L’apertura di batteria è come un colpo di pistola nel silenzio; come nei riti e nei miti più antichi la coscienza nasce con un suono terribile e improvviso. La chitarra elettrica, la batteria, le tastiere, il basso e la voce catturano l’attenzione. Dopo quel colpo sul rullante il repertorio di Dylan di canzoni folk classiche – canto e chitarra acustica – sarà arricchito di brani elettrici. Verrà insultato pubblicamente per questo passaggio all’elettricità: durante un concerto tumultuoso e violento un fan lo insulterà urlandogli “Giuda”. Ma l’emergere della coscienza è sempre un tradimento.

Il primo verso: Once upon a time è la frase con cui si iniziano le favole “C’era una volta un regno felice” e le strofe cantano della caduta di qualcuno (una donna? Dylan stesso?) che dressed so fine viveva circondato da una corte che lo distraeva e lo adulava. Alcuni prendevano perfino calci al suo posto. E si prendeva gioco dei pezzenti che facevano l’elemosina. Fino a che un ladro ruba tutto e lo scopriamo per strada like a rolling stone che si accorda con un vagabondo dagli occhi vuoti che non concedono alibi. Privo di protezioni, ridotto all’osso si compromette impegnando i gioielli che restano; avendo perso tutto, non ha più nulla da nascondere e diventa invisibile. La sognante, spensierata e crudele vita precedente è del tutto preclusa e non ha più una direzione verso casa.

Il chiunque, nowhere man/woman, della canzone, prova la sofferenza del tradimento, della disillusione ma sopratutto la dolorosa felicità di vivere con il dono di una libertà inaspettata, aspra e dolce, che scuote intimamente il corpo e l’anima. E quella domanda chirurgica posta in forma impersonale – How does it feel? Come ci si sente? che scava nel cuore e nella mente. Forse non è così male; forse cadute le illusioni e le menzogne c’è finalmente la possibilità di essere.

Come ci si sente a essere like a rolling stone? Fottutamente bene.