il cielo stellato sopra di me: passenger

È che quando si parla di meraviglia è facile cadere nei buoni sentimenti e facili meditazioni per animi sensibili. E invece non è così. La meraviglia è cosa difficile da sopportare e impone riflessioni ardue.

Già nel termine greco, thaumazein, meraviglia e sgomento sono intrecciati: paura, contemplazione, stupore sono mescolati. L’immensità illimitata del cielo stellato sulle nostre fragili e preziose vite ci atterrisce e inebria allo stesso tempo. Il groviglio di emozioni è difficile da sciogliere: paura, esaltazione, desiderio di morte, eros. Insomma il cuore, il corpo e il cervello hanno il ritmo serrato della canzone di Iggy Pop Passenger, il canto dell’uomo che passando sotto il cielo stellato lo vede vuoto e potente allo stesso tempo. L’uomo, sempre di passaggio nella città degli uomini, vede la bellezza del cielo e di chi gli sta a fianco, e il cuore batte come quella chitarra e quella batteria: senza posa, senza ristoro. Ma mentre gli altri dormono sicuri nelle loro case, chi ha il coraggio di tremare debole mortale e innamorato della bellezza, scopre paura e desiderio. Terrore e meraviglia. (Prima della canzone, l’immagine è tratta dal sito della NASA ed è una collisione galattica nel Cluster Abell 1185, da notare l’agglomerato luminoso a forma di chitarra)

I am a passenger
And I ride and I ride
I ride through the city’s backside
I see the stars come out of the sky
Yeah, they’re bright in a hollow sky
You know it looks so good tonight

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una volta non si stava meglio

Anzi, una volta si stava peggio. Mi capita di leggere articoli in cui si narrano con nostalgia gli anni ’50, ’60 perché “non c’erano gli smartphone ma ci si incontrava con gli amici in cortile” oppure perché “se non studiavi la maestra di dava un 4, la mamma uno scapaccione e non c’erano dislessici” e così via.

Insomma una volta si stava meglio perché il mondo era più ruvidamente semplice e vero mentre in quello presente ci troveremmo al limite estremo dell’artificio, della finzione, ormai insostenibili.

Non è vero. La scuola, profondamente e inconsapevolmente classista, escludeva i figli degli immigrati dalla conoscenza favorendo in modo smaccato e spudorato i figli delle famiglie più abbienti. Non era per nulla più facile fare amicizia e bastava arrivare in ritardo di 15 minuti a un appuntamento per passare il pomeriggio da soli; la maggior parte delle famiglie viveva enormi tragedie – tradimenti, disoccupazione, figli handicappati, debiti – nel silenzio e nella vergogna; per lavorare occorreva avere la lettera di presentazione del parroco; una persona che avesse lavorato per più di una impresa era guardata con sospetto perché non era un bene cambiare lavoro; qualsiasi forma di diversità – sessuale, culturale – era condannata e repressa; l’igiene era complessivamente peggiore; l’inquinamento iniziava la sua parabola ascendente.

Il rimpianto per il passato appartiene a chi non sa interpretare il presente e non vuole capirlo. Forse per questo due canzoni fondamentali di Bob Dylan parlano l’una (Like a rolling stone) dell’uscita definitiva dal mondo da favola del passato e della domanda su come ci si sente dopo la caduta e l’altra (The Times They Are A-Changin’) invita chi non sa vivere nel presente, compromettersi con la realtà, a perdere l’innocenza.

In fondo è facile immaginare che il passato sia più chiaro del presente, solo perché non ricordiamo quanto fosse oscuro mentre lo vivevamo.

perché sono un disadattato 

Capite che se a 17 anni ascolti musica composta da artisti che hanno questa idea è difficile adattarsi a certe cose che vanno ora.

Poi mi chiedo, se la vetrina che mette in mostra questo è la biblioteca civica di Udine, quanto è diventato istituzionale quello che ieri era trasgressivo? E soprattutto, vista l’età media dei frequentatori della biblioteca, “oh my God, what have I done?” e “once upon a time you dressed so fine”.

“Do I want to make a deal?”

Zappa: Watermelon in Easter Hay

Ho scoperto Joes’ Garage solo da qualche anno. Forse prima non lo avrei compreso e sarei stato fuorviato dalla trama della storia e non avrei ascoltato la musica.

Questa canzone è celestiale e non uso mai questo aggettivo, ma è l’unico aggettivo adatto per questo brano del grande iconoclasta, irriverente e ironico sovvertitore di tutte le mode, di tutti i luoghi comuni che fossero degli hyppies o degli yuppies o del potere o delle lobby.

La musica inizia dal 48 secondo, circa, al termine del discorso del central scrutinizer che ha ingannato Joe in tutti i modi per allontanarlo dalla musica.

us and them

Grande canzone di un grande disco: The Dark Side of the Moon. Ha una storia compositiva tormentata: proposta con il titolo The Violent Sequence ad Antonioni per Zabriskie Point, che la rifiutò perché “bella ma così triste”, rimase in un cassetto per qualche anno e riapparve nel capolavoro dei Pink Floyd.

Collocata fra Money e Any Colour you Like è un momento chiave della follia dell’uomo espressa in un modo tipico dei Pink Floyd: il contrasto fra l’argomento violento, disperante e lo struggimento musicale. I versi d’apertura sono:

Us and them
And after all we’re only ordinary men
Me
And you
God only knows
It’s not what we would choose to do

Da ragazzo pensavo che fosse una presa di distanza dall’idolatria dei fan ma ora capisco che è molto di più. La spaccatura fra noi e loro appartiene a tutti noi come esseri umani “ordinari” che ci ritroviamo dove non avremmo voluto essere: al centro di una battaglia, a brandelli, disperati attraversati da discorsi disarticolati. Perché è così ordinario voler appartenere a un gruppo, per essere protetti, per dare sfogo ai desideri più nascosti, con la copertura del gruppo. Molto meglio che scoprire che il volto del mio nemico è un specchio in cui vedo il mio volto riflesso.

la realtà e i sognatori

Dialogo fra studenti di una scuola superiore nell’Italia settentrionale; ore 13.50, circa, i attesa della fine delle lezioni.

Studente, rivolto a una sua compagna: “Sembri Yoko Ono!”

Studentessa: “Chi è Yoko Ono?”

Professore: “Come fa a non sapere chi è Yoko Ono? Conosce John Lennon?”

Studentessa: “Certo, Professore, che conosco John Lennon.”

Professore: “Yoko Ono fu prima la compagna poi la moglie di Lennon. Lennon era nei Beatles e poi fu assassinato.”

Studentessa: “John Lennon è morto? Quando?”