scrivere e leggere

Scrivere è una questione di rigore. Sudore, rilettura, sudore, imprecazioni, sudore, mal di schiena e parole che non vengono. Poi ottieni un paragrafino molto semplice che ti soddisfa così così, come qualcuno dice in una canzone che non ricordo.

Tutto per trovare una forma invisibile, intangibile che manco sappiamo cosa sia e da dove salti fuori.

Ma chi è che dice che è un divertimento? Accetto trasformazione ma divertimento mi pare azzardato.

Leggere, invece, è tutta un’altra cosa. Sudore, rilettura, invidia, imprecazioni, sonno, fatica e concentrazione. Senza contare che alcune idee e ragionamenti possono destabilizzarti per tutta la vita. Sempre che uno le capisca. Ci sono libri e passaggi che mi hanno impegnato per anni e ancora oggi mica li capisco. Lo stesso vale per alcune canzoni o dei brani musicali. Non credo che chi scrive un libro di 300 pagine sian sano di mente. Solo un grande dolore o qualcosa – senso morale? disperazione? speranza? vanità? – prossimo al delirio lo può spingere a compiere un’impresa del genere. Shakespeare, che razza di bastardo crudele e spietato sarebbe diventato senza la scrittura? Uno che concepisce Jago, o Riccardo III, è capace di qualsiasi cosa. Meno male per lui e per noi che aveva la penna in mano. Anche se non basta creare un personaggio come Riccardo III per trasformare certi pensieri.

Fine dell’anno scolastico

Alla fine dell’anno sono stanco ed esaurito. Mi pare di aver più sbagliato strada che aver azzeccato quella fruttuosa.
Come un corvo sento ripetere la parola: “Vorrei, vorrei, vorrei”. Riposare, tornare indietro.

su giganti, spalle e scalare

La frase “Nani sulle spalle di giganti” risale al 1159 ed è stata pronunciata da Bernardo di Chartres. Poi è stata ripresa da Newton che scrisse: “Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti “. Insomma roba antica che scotta e riunisce Medioevo e scienza.

Quando si incontra un gigante si ha paura e ci si irrita. Perché lui, o lei, giganteggia mentre noi stiamo qua in basso all’ombra della sua mole e potenza. Se poi in gioco c’è anche un prestigio intellettuale la rabbia e l’invidia aumentano. Se poi il gigante lo incontriamo in care e ossa e non solo tramite la sua opera è ancora peggio.

Ma salire sulle sue spalle è salutare e inizia riconoscendo che abbiamo a che fare con un gigante. Se non ne vediamo le proporzioni, non possiamo salire sulle sue spalle. Oppure pensiamo di poterci caricare sulle nostre spalle la sua grandezza e ne usciamo schiacciati.

Vedere la grandezza misurarci con essa senza sminuirla o annichilirci.

su alcuni carcerati

Prima di Natale ho assistito a una mostra di disegni, sculture e modellini fatti da alcuni carcerati della Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino. E’ stata un’esperienza molto coinvolgente. Ho visto delle opere eseguite con sensibilità e intelligenza, altre erano decisamente inquietanti; uno ha letto le proprie riflessioni sull’arte, confrontando la propria vita passata a quella presente e alle speranze per il futuro.

L’emozione dominante nel passato, sin dall’infanzia, individuata come la causa dei reati e la ragione ultima della loro incarcerazione, è la rabbia. Una rabbia forte, violenta e continua che come una crosta copriva un dolore altrettanto forte, continuo e irresolvibile. Nelle parole di chi narrava la propria biografia psicologica ed esistenziale c’era anche la scoperta che attraverso il disegno, lo studio l’individuo aveva la possibilità di conoscersi e di darsi una forma, un limite. L’arte e lo studio come via di conoscenza per trasformarsi e riscattarsi.

Ma anche una doppia riflessione: non coltivare la propria rabbia interiore e amare con delicatezza e intelligenza le giovani vite in modo da non renderle schiave della loro, e nostra, rabbia.

Infografica: sviluppare il pensiero critico

View or download an 11×17 version of the “Developing 21st Century Critical Thinkers” Infographic by Mentoring Minds.

Fonte: www.mentoringminds.com

ASNE’s Youth Journalism Initiative : Multimedia

SchoolJournalism.org.

Source: www.schooljournalism.org

Una serie di strumenti e di funzioni per le nuove forme di giornalismo in cui apprendimentoi sociale, condivisione ed esperienza diretta di uniscono.

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la violenza è come una tossicodipendenza

L’estate 2014 è violenta e sanguinosa.

Mi chiedo se non ci sia una sorta di tossicodipendenza da violenza. Non abitudine o indifferenza per cui non facciamo più caso alle immagini violente, ma proprio la ricerca compulsiva e volontaria di immagini, filmati e descrizioni di atti violenti e orribili. Ho diverse ipotesi sui motivi di questa caccia che non desidero articolare ora. Quello che mi interessa è l’analogia: la violenza esalta perché infrange tutti i divieti, come certe droghe; la violenza ci fa pensare di essere al di sopra della legge, come le droghe acquistate al di fuori della legge; alla violenza si ritorna, come alla droga. E nessun tossicodipendente ha un rapporto pacificato con la sua droga, come il violento.

amore, isolamento e musica

La ferita d’amore è una delle più dolorose e persistenti. In alcune canzoni americane dagli anni Sessanta agli Ottanta la conseguenza dell’abbandono è correre. In Inghilterra nel 1965 esce Yesterday dei Beatles. La canzone mette in musica il ritiro in sé stessi e l’arresto successivi all’essere stati abbandonati dalla persona amata. Questa risposta introversa ricorre nella musica rock inglese. Elenco due canzoni.

studiare, tempo e futuro

Ormai insegno filosofia da diversi anni e da diversi anni partecipo come membro interno o esterno agli esami. Ho interrogato e ascoltato interrogazioni di studenti con preparazione incerta, salda o, in molti casi, approssimativa ma in qualche modo accettabile. Nel tempo ho compreso alcune cose che, per me, sono snodi dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Studiare è un lavoro intellettuale che costa grande fatica. Per ripetere e interpretare un argomento si deve leggere e poi elaborare e memorizzare, non necessariamente in quest’ordine; comunque si attraversano disorientamento linguistico e concettuale, talvolta vera e propria disperazione. Provare questi stati d’animo è positivo, perché grazie a essi la persona si conosce, sperimenta i propri limiti cercando di superarli. In questo senso studiare contribuisce a costruire l’autostima e la fiducia nella capacità ad affrontare le difficoltà e i problemi della vita.

Ma non è solo questione dell’effetto psicologico positivo legato al superamento delle propri limiti.

Studiando l’individuo forma la mente con linguaggio, ragionamenti e idee complesse formulate da persone eccezionali e così si accende la capacità di conoscere, di usare le conoscenze con consapevolezza e lucidità. Ed è questo a essere cruciale. Autostima, coraggio, onestà dipendono anche dalla consapevolezza delle proprie capacità di ragionamento e di comprensione la realtà. Conoscere le cause della Seconda guerra mondiale, narrare la morte di Socrate, sapere sciogliere gli strati di significato della Divina commedia, correlare una funzione a un grafico, individuare e riportare il ragionamento contenuto in un testo di filosofia sono processi che migliorano le persone, rendendole meno disponibili ad assecondare il primo oratore violento dispensatore di sogni deliranti e promesse senza futuro. Conoscere e ragionare rende gli individui meno soggetti a subire gli alti e bassi della vita.

Perché la mente si attivi e le persone ragionino e siano autonome occorre tempo. Un anno o sei mesi possono determinare la riuscita o il fallimento di una vita. Molte volte il bisogno di tempo non è evidente e in nome dell’efficienza o della “società liquida” si preferisce accorciare, togliere, ridurre, alleggerire per “arrivare prima”. Ma la risposta è proprio nell’avere tempo per arricchire la mente di idee, cognizioni, metodi e così dare corpo alla mente e possibilità alla vita delle persone.

Tutto il resto è retorica.

amore, correre e musica

Una canzone di successo nel 1961: Runaway di Del Shannon (video). Come nel rock migliore, la musica è essenziale e diretta. L’argomento è semplice: un ragazzo corre dopo cha la sua ragazza lo ha lasciato.

Correre è così americano e on the road e Del Shannon ha toccato una corda profonda dell’America. Di seguito un breve e incompleto elenco di canzoni americane dedicate alla corsa e al viaggiare.

Un’aggiunta: il film Forrest Gump, i tre anni della sua vita, durante i quali Forrest corre dopo essere stato lasciato da Jenny.

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