desiderare

Sono tempi in cui la violenza, verbale e non solo, la fa da padrona. Molti propongono soluzioni semplici e drastiche ai problemi complessi che ci sovrastano. Ma così bazzicano nell’anticamera della violenza. Ora le prime vittime della violenza sono la verità, la pazienza ma non solo. Anche il desiderio si dissolve con la violenza.

Desiderare indebolisce, rende dipendenti, rincoglionisce ed è moralmente imprevedibile e inaffidabile. L’emergere del desiderio ha inizio con un conflitto e una resa. Ci si può scoprire a desiderare con dolcezza ciò che non si deve o non è opportuno desiderare. Se il desiderio non è soddisfatto, causa sofferenza; se viene soddisfatto, diventa insaziabile; l’attesa desiderante, causa sofferenza.

Ma la prima cosa che si contesta al nemico è la legittimità del desiderio. Il nemico non desidera ma preda; il nemico non desidera ma calcola per interesse; il desiderio del nemico è una minaccia del mio. Ma forse il nemico rivela la mia incapacità di desiderare.

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Sul dire “amore”

Oggi andrò al gay pride. Per una semplice ragione

Ho molti amici e amiche omosessuali e alcuni di questi hanno avuto comportamenti discutibili. E non vedo in cosa differiscano da me in questo.

Ho molti amici e amiche omosessuali con le quali non ho nulla in comune. Ma ho poco o niente in comune anche con molti eterosessuali.

Ho molti amici e amiche omosessuali e non me ne frega nulla di ciò che fanno a letto o se lo fanno per piacere, amore o per distruggersi. Conosco molti eterosessuali la cui vita è distrutta dal sesso.

Andrò al gay pride per un motivo: perché tutti abbiamo il diritto non solo di amare ma anche, e sopratutto, di poter dire che si ama e si desidera.

La cosa strana è che amore e desiderio in Italia possono esistere principalmente come fatto poetico ma non come realtà.

Proposta: si potrebbe scrivere un libro o creare un sito in cui chiunque, omo o etero o pan o bisessuale che sia, racconta cosa pensa e prova della persona amata, di quando l’ha conosciuta e di tutti gli eventi importanti di una storia d’amore. Ma senza dire il genere della persona amata. Giusto per vedere se ci sono differenze.

Verso il Bloomsday

Ineluttabile modalità del visibile: almeno questo se non altro, il pensiero attraverso i miei occhi. Sono qui per leggere le segnature di tutte le cose, uova di pesce e marame, la marea avanzante, quella scarpa rugginosa. Verdemoccio, azzurrargento, ruggine: segni colorati. Limiti del diafano. Ma lui aggiunge: nei corpi. Dunque ne era conscio in quanto corpi prima che in quanto colorati. Come? Battendoci sopra il cranio, si capisce. Vacci piano. Calvo egli era e milionario, maestro di coloro che sanno. Limite del diafano in. Perché in? Diafano, adiafano. Se puoi farci passare attraverso le cinque dita della mano è un cancello, altrimenti è una porta. Chiudi gli occhi e vedrai.

J. Joyce, Ulisse, Mondadori, Milano, 2016, “Proteo, La spiaggia”, pag 43, trad. italiana di Giulio De Angelis,

Per quanto scarse siano le fonti, si è autorizzati a credere che matematica e filosofia, geometria e religione, calcolo e metafisica discendano da un’unica grandiosa, originaria combinazione reciproca. Questa combinazione non compromette in nessun modo la specificità del sapere matematico, non implica che la matematica serva a qualcosa d’altro o che abbia bisogno di giustificazioni esterne. Semmai è vero il contrario: le formule dell’algebra e le costruzioni della geometria godono di una specificità indiscutibile e di una evidenza conclusiva, di una chiarezza, per così dire, terminale, che non ha bisogno di altre spiegazioni e giustificazioni se non quelle che trovano in se stesse. Nemmeno la logica è in grado di darne una spiegazione esauriente. I calcoli appaiono aridi ed estranei all’ambito filosofico o religioso, ma questa è pura apparenza: religione e matematica, metafisica e calcolo, azione rituale e pensiero esatto sembrano combinarsi, all’inizio, in un’unica, imponente compagine. Una combinazione che si deve cogliere nei grandi disegni della cosmologia antica, nelle intuizioni dei primi filosofi come pure nelle strategie computazionali e nei calcoli più minuti a cui erano avvezzi i matematici greci, indiani, cinesi e babilonesi.

Paolo Zellini, La matematica degli dei e gli algoritmi degli uomini, Adelphi, Milano, 2016, pag. 33

Platone e Confucio

Differenza fra Cina e “Mondo Occidentale”? Domanda lunga da sciogliere.

Questa pagina, The Political Thought of Confucius, Plato, John Locke & Adam Smith Introduced in Animations, illustra le differenze nelle concezioni politiche di Confucio, Platone, Locke e Adam Smith. Sono dei filmati di infografiche. L’articolo appartiene a una serie di video sulla filosofia del canale della BBC, voce narrante Aidan Turner.

Mi interessa la parte su Confucio, il quale pone nella famiglia e nel rispetto delle gerarchie famigliari il nucleo fondamentale dell’eduzione alla vita politica e sociale. Da notare che nella filosofia di Confucio il rispetto per la famiglia si estende agli avi morti fino a costituire il mito degli avi, origine remota della vita.

Platone, non solo antepone lo stato alla famiglia, ma sostiene che il governo dovrebbe essere affidato solo alla responsabilità, conoscitiva e morale, del Re, o Regina, allo stesso tempo filosofo/a. Il fulcro dell’argomentazione di Platone è il confronto fra il capo dello stato e il pilota della nave che deve essere capace di guidare non necessariamente gradito al popolo o ricco o possedere il potere per eredità.

Completano la scheda due filmati su Locke e la tolleranza religiosa e su Adam Smith.

L’articolo appartiene all’iniziativa Open Culture, la quale offre filmati, articoli, audio almeno di livello medio alto che si possono agevolmente usare con finalità didattiche.

Un piccolo ripasso per capire la distanza

La storia di ogni società finora esistita è la storia delle lotte di classe.

Libero e schiavo, patrizio e plebeo, barone e servo della gleba, mastro artigiano e garzone, in breve oppressori ed oppressi sono sempre stati in contrasto fra loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte latente a volte aperta; una lotta che è sempre finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta.

K. Marx, F. Engels, Manifesto del partito comunista, Laterza, Bari, 2005, pp. 5-6.

Pubblicato nel 1848, ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Rivoluzioni, morti, ripensamenti, Gulag, Muri costruiti e abbattuti, fascismi e nazismo, resistenza e compromessi storici, globalizzazione e localizzazione, evoluzionismo e tecnologia.

Troppe cose e troppo tempo. Oppure nessuna molto significativa?

generazioni

L’altro giorno inizio in una classe una serie di lezioni sul tema dello stato: Platone, Aristotele e giù di lì. Per introdurre l’argomento faccio un brainstorming a partire da una frase che ho scritto alla lavagna: “cosa rende migliore un governo?”

Chiedo a tutti uno per uno e ne emergono le seguenti aree:

  • organizzazione;
  • onestà;
  • multe progressive per reddito;
  • ordine.

Alla fine chiedo: “Ma avete paura della libertà?”

La classe resta in silenzio. Poi uno dichiara “Si” un altro chiede “Quale tipo di libertà?”

Per la mia generazione la parola chiave era libertà.

The Who, Slip kid. No easy way to be free.