Europa, Cina, Italia, USA, Russia e altre cosucce

Allora, leggo che Trump loda la svolta sovranista della la politica italiana. Non credo che conoscesse l’Italia prima che Bannon gliene abbia parlato, per quanto gli sia chiaro che l’Europa abbia un certo peso negli equilibri internazionali. Fra l’altro, la destra americana ascrive alla Guerra Fredda il lungo periodo di pace dell’Europa, giacché, da un punto di vista geopolitico durante quei decenni l’Europa sotto l’ombrello degli USA è stato uno dei luoghi più sicuri di tutto il mondo, gli USA e l’URSS preferendo Corea, Vietnam, Afghanistan e altri luoghi meno pericolosi per farsi indirettamente la guerra. Essendo al confine con i paesi del Patto di Varsavia, e non avendo nessun interesse a far scoppiare davvero una guerra calda, la zona europea è stata safe area fino al 1989. Forse ora, la destra USA passa a chiedere un conto morale ed economico o forse vuole trascinare anche altri nell’incertezza in cui si trova. Comunque sia lascia che l’Europa si afflosci.

Anche Putin elogia la svolta sovranista. Forse non ha fatto avere soldi a Salvini e forse non ha alimentato la guerra di fake news che ha fatto deragliare la Gran Bretagna e forse non ha sostenuto Trump. In ogni caso guarda di buon occhio un’Europa senza Comunità Europea o con una Comunità indebolita. Espandersi in Europa resta una delle politiche secolari della Russia e l’Unione Europea è un ostacolo quasi insormontabile a questo progetto storico.

La Cina, poi. Così generosa a elargire fondi per sanare la situazione italiana, così accondiscendente nel firmare accordi sul commercio delle arance. Così interessata a entrare in una nazione fragile economicamente per governarla. È il nuovo attore in questo scenario ma ha gli stessi interessi della Russia. E molti più soldi.

Il sovranismo non garantisce nessuna autonomia, solo ci consegna a padroni non democratici e cinici.

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quale allegria, da lucio dalla

Lucio Dalla con questa canzone ha messo in musica uno dei sentimenti più difficili da provare: la consapevolezza della violenza presente nei rapporti umani, d’amore, d’amicizia, di lavoro, di parentela.

Non ne spiega l’origine ma descrivendone la fenomenologia quotidiana accenna a un’ombra che lentamente scarnifica anche i sentimenti più delicati. La canzone apre su un rapporto d’amore, forse ormai consumato dai gesti quotidiani, che cerca un senso nel perdonarsi dopo essersi feriti. Poi c’è la giornata scandita inesorabilmente dalla monotonia. Poi lo spettacolo del cantante su un palco di fronte a un pubblico anonimo. Poi il convincersi che tutto stia nell’arrivare in salute al gran finale. Poi i ringraziamenti a un certo Andrea, per i pasti malmangiati, i sonni derubati. Infine l’essere stati accoltellati nel buio di un vicolo per quindici anni la sera di Natale.

Non è la ripetitività in sé a essere il problema. Forse tutto sta in quel sacrificio primordiale compiuto la notte di Natale, quando nell’illusione di un rinnovamento della vita, il più debole, e fiducioso, viene ucciso permettendo così ad altri di vivere. Nella ripetizione dell’accoltellamento sacrificale si cerca un senso della vita.

Credo che la grandezza di Dalla risieda nell’aver cantato le nostre emozioni di sacrificati esposti con le nostre debolezze, le nostre stranezze e la nostra tenace capacità di amare, alla violenza degli altri. Vengono in mente altre canzoni: Anna che voleva morire, Marco che voleva andarsene lontano, il nato il 4 marzo, il ballerino che balla senza posa. E poi quelle due donne esagerate e affascinanti con cui apparve nel video “Attenti al lupo” oppure Caruso che canta per amore e cantando muore. Oppure Lucio Dalla stesso che si mostrò nella sua fragilità quando ormai avanti negli anni si fece impiantare i capelli a nascondere una calvizie più che decennale. Sentimenti e pensieri scandalosi al confine fra il ridicolo e il sublime, fra il comico e il tragico, fra l’ironico e l’appassionato che portano il sigillo dell’amore incondizionato per il vivere, non ostante il dolore del sacrificio.

Solo chi ha scoperto la difformità può essere cosi.

mano sulla coscienza

Ci sono dei modi di dire che mi irritano. L’altro giorno ho aggiunto “mettersi una mano sulla coscienza” alla lista.

In genere i modi di dire sono accompagnati da gesti perché il linguaggio è anche pragmatica. In questo caso, la mano viene portata al cuore mentre la voce si fa grave, solenne, come se la persona si preparasse a un cruciale momento di esame morale. Il tutto condito in salsa melodrammatica e sentimentale. E la mano sulla coscienza è più un modo per iniziare a tacitarla che non a darle spazio nel discorso e negli atti.

Si dice che la coscienza abbia una voce e non è una cosa. Perciò mettere le mani sulla coscienza mi pare un modo per fermarla e metterla a tacere.

Poi cosa significa?

Verona e la famiglia: costoro non sono martiri

In realtà pensavo che certe cose fossero acquisite, prima fra tutte la libertà individuale di scegliere la propria vita senza che la frase “Dio è con noi” venisse pronunciata con la fiera serenità del fanatico che trova nella provocazione il senso della propria esistenza. Del resto, se si vive nel mito della lotta fra il bene e il male, fra il Vero e il Falso, allora la provocazione violenta è un imperativo, finalizzato a assumere il ruolo di martire.

Quindi non voglio rispondere alle provocazioni che fanno il gioco di chi si crede dalla parte di Dio. Non voglio sottostare al loro delirio, confermandolo ai loro occhi.

Piuttosto, saluto gli e le omosessuali, gli e le divorziate, chi ha abortito, gli atei, le femministe, le donne che hanno scelto di non sposarsi, gli uomini e le donne che hanno scelto o stanno scegliendo di transitare. Saluto chi gode della vita.

Aggiungo, a scanso di equivoci sentimentalistici o di qualsiasi facile dichiarazione di fratellanza: non sono amico di tutti voi. E nessuno di noi si aspetta che si debba essere forzatamente amici per ribellarsi. Non è per amicizia che soffro e mi arrabbio a sentire i deliri dei fanatici riuniti a Verona. Per quanto avere amici e amiche omosessuali, divorziate e divorziati, atei, transessuali mi abbia aiutato a sentire e capire.

Mi ribello perché è lesa la vita; perché sono disprezzati i dolori e le gioie delle nostre scelte; perché ho paura di chi serenamente afferma che “Dio è con noi”, come era scritto sulle fibbie dei nazisti; perché diffido di chi vuole imporre un solo stile di vita, una sola verità, così da nascondere le proprie insoddisfazioni e inquietudini; perché ho cose più importanti e interessanti nella vita che frugare morbosamente fra le lenzuola di amici e sconosciuti per misurare la naturalezza e l’ortodossia della loro sessualità; perché non ci si deve vergognare dalla propria vita.

Ora mi appresto a rileggere Mill e On Liberty e mi preparo a difendere la laicità dello stato.

Concludo riportando che esiste anche un film intitolato Dio è con noi.

Copenaghen: partire

Partecipo a un corso di formazione europeo dedicato alla didattica digitale. La modalità è decisamente innovativa e poco nota in Italia: job shadowing. Ma di questo parlerò nei prossimi giorni.

Sono partito con il bus diretto a Malpensa in una tiepida giornata primaverile di Torino per atterrare in una gelida terra nordica battuta da un vento forte e tagliente. E pensare che ho sempre pensato che tagliente fosse un’espressione letteraria un po’ stantia, invece le gocce d’acqua ti tagliano la pelle del viso senza pietà. Sotto metto due foto dall’aereo: una il paesaggio italiano e l’altra il paesaggio danese.

Come sempre mi accade quando esco dagli italici confini, ho la netta percezione di conoscere un modo civile, avanzato, laborioso e gentile.

Il terminal 2 di Malpensa un caos totale con code disordinate. L’arrivo all’aeroporto di Copenaghen è entrare in un mondo ordinato con distributori automatici di biglietti di bus e treni che puoi pagare in contanti, con carta di credito e bancomat.

E poi le bici. Quante biciclette nelle fredde strade. Aggiunegrò delle fotografie.

scienza, religione, realtà e morale

Il fatto che Keplero abbia cercato con tanta insistenza uno schema matematico semplice del mondo materiale e che, avendolo trovato, lo facesse corrispondere al suo schema del mondo morale, suggerisce alcune riflessioni sugli stessi processi mentali. Qualunque cosa sia la realtà, sembra che vi sia in noi un’irriducibile aspirazione a dare un’interpretazione dell’universo che lo comprenda in uno schema integrale e intellegibile. Ma questa aspirazione non prova che tale schema corrisponda alla realtà, anche se tutte le grandi religioni offrono una simile interpretazione dove tutto è opportunamente “razionalizzato”.

E’ proprio perché la scienza viene a turbare questa concezione di un universo già accuratamente razionalizzato, che la religione le mostra tanta ostilità. La maggior parte degli intelletti rifugge da un universo dualistico e la moderna religione razionalizzata minimizza ogni residuo di dualismo quale, ad esempio, l’idea dello spirito del male. Per noi oggi è facile considerare gli oppositori di Galileo e di Keplero come degli ignoranti fanatici. Una parte di questa ostilità fu indubbiamente determinata da motivi meschini, ma nell’essenza l’opposizione esprime la riluttanza dell’intelletto umano a raccogliere qualsiasi insegnamento che crei una frattura nelle sue concezioni monistiche. Durante il Medioevo si era sviluppata un’intuizione unitaria dell’universo, fisico e morale. Ci sarebbe da meravigliarsi se essa fosse stata abbandonata senza un’amaro rimpianto, poiché la fede non è necessariamente accompagnata dalla saggezza né dal sapere né dalla capacità di prevedere.

Charles Singer, Breve storia del pensiero scientifico, Einaudi, Torino, 1961, pp. 220-221.

le chitarre di David Gilmour

David Gilmour ha deciso di vendere 120 delle sue chitarre. Per me 120 chitarre sono un’enormità ma credo che per un professionista di fama internazionale sia il pane quotidiano. Come un pilota di formula uno che possiede e usa tante macchine. Alcune chitarre sono sconosciute ai fan ma c’è anche la mitica, e personalizzata, Black Strat con cui ha suonato pezzi immortali ascoltati infinite volte: Money, Shine On You Crazy Diamond e Comfortably Numb. Poi c’è quella di Wish you were here.

L’operazione ha finalità umanitarie  poiché il ricavato è destinato a finanziare la sua società benefica che si occupa di senza tetto, di ridurre la fame nel mondo e altre cose.

Mi interessano le giustificazioni con cui presenta la cosa: David sostiene, con il suo fare sornione, che “Everything has got to go” e aggiunge scherzando “It’s the spring sale”. Ovvero “Ogni cosa deve andare” e “Sono i saldi di primavera”. Mi pare che ci sia la consapevolezza dello svanire della vita, e con essa del successo e del ricordo del mondo. Mi apre si stia preparando a morire.

Dice che le chitarre gli sono state amiche, gli hanno dato molta musica, molto piacere e che è giunto il momento che vadano per il mondo a dare piacere ad altri.

Sarà che amo da sempre i Pink Floyd, ma ammiro questo chitarrista che prende congedo da ciò che più di ogni altra cosa gli ha dato successo, emozione, vita, denaro, piacere, creatività. E nel farlo augura che qualcuno possa trarre lo stesso piacere dalle sue chitarre. Un passaggio di consegne e una presa di distanza dalla vita che rivela saggezza.

In fondo il rock insegna che non sempre si può avere ciò vuoi ma che nel frattempo scopri ciò di cui hai bisogno.