su alcuni carcerati

Prima di Natale ho assistito a una mostra di disegni, sculture e modellini fatti da alcuni carcerati della Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino. E’ stata un’esperienza molto coinvolgente. Ho visto delle opere eseguite con sensibilità e intelligenza, altre erano decisamente inquietanti; uno ha letto le proprie riflessioni sull’arte, confrontando la propria vita passata a quella presente e alle speranze per il futuro.

L’emozione dominante nel passato, sin dall’infanzia, individuata come la causa dei reati e la ragione ultima della loro incarcerazione, è la rabbia. Una rabbia forte, violenta e continua che come una crosta copriva un dolore altrettanto forte, continuo e irresolvibile. Nelle parole di chi narrava la propria biografia psicologica ed esistenziale c’era anche la scoperta che attraverso il disegno, lo studio l’individuo aveva la possibilità di conoscersi e di darsi una forma, un limite. L’arte e lo studio come via di conoscenza per trasformarsi e riscattarsi.

Ma anche una doppia riflessione: non coltivare la propria rabbia interiore e amare con delicatezza e intelligenza le giovani vite in modo da non renderle schiave della loro, e nostra, rabbia.

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viaggiare in autobus

Oggi a mezzogiorno ho preso l’autobus. Faceva caldo, siamo in estate, c’è un sole violento e accecante. Le persone mi paiono nauseate dal caldo e dall’aria densa.

La suadente voce automatica del bus comunica il nome della fermata successiva. Si sente una musica da cellulare accendersi e spegnersi a caso. A una fermata sale una ragazza grassa dicendo a voce alta “Non è possibile”. Si siede e sbatte in terra un sacchetto di plastica da cui si intravedono delle bretelle marroncine di pantaloni da sci. Qualcuno parla.

La ragazza protesta. E’ vestita di nero e ha i leggins. Parla rabbiosamente e sottovoce. Ha un dialogo interiore sconnesso che forse risale a una scelta o un episodio che l’ha staccata dalla vita. Chissà quando e chissà come. Ogni tanto si alza per inveire contro una donna seduta poco avanti. La donna non risponde. La ragazza sembra arrabbiata per il cellulare della donna.

La voce automatica a caso interviene. Alcuni telefoni squillano.

Quando scende dal bus, la ragazza insulta dal marciapiede la donna sul bus.

dubbi sul primo incontro

Ogni anno è la stessa cosa. Ci penso, mi preparo, configuro le possibili strategie ma poi resto con gli stessi dilemmi.
Come comportarmi con le classi, al primo incontro?
Come in tutte le relazioni fra gli esseri umani, il primo impatto è determinante. All’università il professore di semiologia, quando presente, teneva lezioni molto interessanti sulla “struttura d’esordio” dei racconti e dei romanzi.
Anche i venditori sanno perfettamente che essere i primi a proporre l’offerta può essere molto rischioso.
Per ragioni istituzionali tocca al professore fare la prima mossa. Meglio push e determinato o più morbido e possibilista? Meglio insistere sui voti o sul clima della classe?
Ogni anno ho l’impressione di sbagliare.

registri e cassetti

Incontro con alcuni colleghi nuovi: alcuni cordiali e altri oppositivi; ritirati registri. Ha inizio la caccia al cassetto: alcuni chiusi da ere geologiche, altri dominio di mitici professori intoccabili. Capire chi è chi è richiederà del tempo.

Sono in due scuole e una ha anche una succursale: dall’altra parte della strada su cui si affaccia la sede. Forse io non la chiamerei succursale, ma la mia opinione non ha nessun peso al riguardo.

Il momento della conquista, o dell’assegnazione, del cassetto è un cruciale, forse tanto importante quanto la presa in servizio. Custodire il registro nel cassetto perfeziona il contratto fra individuo, d’ora in avanti “Docente”, e Ministero dell’Istruzione. Ora è tutto ufficialmente in ordine, a norma e in un luogo riconoscibile dell’universo. In quella manciata di centimetri cubici viene salvaguardato il lato ufficiale e istituzionale del rapporto fra studenti e docente. La vita resterà fra i muri delle aule e sarà ricordata poi dagli studenti, quando saranno adulti e i registri saranno stati impacchettati e dimenticati in qualche scantinato.

quante persone?

Sto facendo dei calcoli: quante persone fra studenti, colleghi e genitori hanno costituito il mio contesto sociale durante gli ultimi 15 anni di lavoro? Ecco un calcolo approssimativo:

  • Studenti: 2.700
  • Colleghi: 1.000
  • Genitori: 5.400
  • Totale: 9.100

Quest’anno saranno circa:

  • Studenti: 250
  • Colleghi: 72
  • Genitori: 450
  • Totale: 772