Oh, non arrossir così, non arrossire!

1
Oh, non arrossir così, non arrossire!
Penserò, altrimenti, che sei troppo ben informata:
Sorridere, mentre arrossisci, è come dire
Che la verginità se n’è già andata.

2
C’è un rossore per il non voglio, e un rossore per il non lo fare,
C’è un rossore per l’averlo fatto
E un rossore che viene dal presente, c’è un rossore senza scopo
E il rossore di chi sta per cominciare.

3
Non sospirare così, non sospirare!
Della dolce mela d’Eva sento il sapore:
Con quei fianchi così rilassati, i tuoi spicchi certo li hai già assaggiati,
E combattuto hai anche, a morsichi d’amore.

4
Gioca ancora una volta, arriva fino al torsolo bello!
Durerà il tempo solo della nostra giovinezza:
E’ la stagione dolce dei baci
Quando i denti rapaci sono ancora all’altezza.

5
C’è un sospiro per il sì e uno per il no,
E un sospiro esiste anche per il non lo sopporto:
Che facciamo? Stiamo o corriamo?
Su, mordi la dolce mela, diamoci conforto.

John Keats (1795-1821), Poesie, Mondadori, Milano, 2016, pp. 171-173, traduzione di Silvano Sabbadini

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la musica ci cambia?

Qualche giorno fa ho scritto un post su Facebook nel quale chiedevo se fosse condivisibile la frase della foto. Le risposte degli amici hanno confermato i miei dubbi:

  1. le norme non sono necessariamente contrarie all’evoluzione;
  2. fra le molte norme conosciute alcune sembrano immodificabili;
  3. il cambiamento non comporta di per sé evoluzione;
  4. la violazione di una norma non comporta di per sé evoluzione.

Poi ho pensato che Zappa parla a partire dalla sua esperienza di musicista. E allora mi chiedo, la musica serve a adattarci al vivere o è un atto di rivolta? E’ un fresco anestetico che scorre sulle scottature della vita oppure un pericoloso fuoco che inietta fiamme nell’inerzia della vita?

Zappa aveva torto parlando dell’evoluzione come realtà naturale ma forse aveva ragione per la musica. Se fosse così, allora per la musica varrebbero entrambe le cose: lungo le desolate strade notturne, gli amanti dolenti e i pazzi rifiutati, richiamati assieme dal turbine intelligente della musica, si riconoscono e il riconoscimento è consolazione e riscatto, perdono e rinnovamento.

Ma basta la musica per riscattare o tutto resta giustificato solo esteticamente? In fondo alcuni dei peggiori presagi di Zappa si compiono, “Il più grande pericolo di questi tempi non è il Comunismo ma il movimento dell’America verso una teocrazia fascista”, ma l’irriverenza musicale ha educato ben poche persone alla libertà.

capacità negativa

Con Dilke abbiamo avuto una discussione, o meglio una disquisizione su vari temi; parecchie cose d’un tratto si sono combinate nella mia testa, e ho capito qual è la qualità che ci vuole per fare un Uomo di successo, in particolare in Letteratura, qualità che Shakespeare possedeva in massimo grado; intendo dire la Capacità Negativa e cioè quando un uomo è capace di essere nell’incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l’impazienza di correre dietro ai fatti e alla ragione.

John Keats, “A George e Thomas Keats” del 21 dicembre 2017, tratto da Lettere sulla poesia, Feltrinelli, MIlano, 1984, pag. 75.

chi è il colpevole?

L’italia è fuori dai campionati mondiali di calcio. Fuori dal calcio che conta; sconfitta da una squadra dallo stile di gioco dilettantesco; i volti virili di giocatori navigati liquefatti in calde lacrime. Ma sopratutto, come leggo su alcuni giornali, occorre rispondere a una domanda: chi è il colpevole? Chi uccidere mediaticamente e professionalmente per riscattare la vergogna della sconfitta?

Avendo analizzato in modo oggettivo la cosa sono giunto alla conclusione che qui espongo. La colpa è dei produttori degli scarpini usati dai giocatori. Basta riflettere sulla dinamica dell’impatto con il piede per capire che ogni minima piega dei lacci o del cuio degli scarpini influisce sulla traiettoria della palla. Un laccio nel punto sbagliato e la parabola del pallone segue un percorso imprevedibile non voluto dal calciatore al momento in cui ha colpito la palla. Ora la domanda cruciale: i produttori di scarpe da calcio sono scarpari incompetenti o hanno messo i giocatori nelle condizioni migliori per giocare?

P.s.

La sconfitta è dolorosa in sè e per le sue conseguenze. Carriere bruciate, giocatori emarginati perché collegati alla sconfitta, diritti televisivi persi, professionisti screditati, catene decisonali distrutte e così via. Ma chi cade può rialzarsi. Cercare un colpevole, che tanto sempre si trova, è come cercare una strega da bruciare per non pensare al dolore e alla casualità degli eventi umani. Ora è il momento di stare nell’oscuro dolore del perdente. Può far bene. Tutto ciò non toglie le responsabilità individuali ma spero non aggiunga l’inutile e cruenta caccia al colpevole.

P.p.s.

Se qualcuno la avesse buttata dentro entro i primi 20 minuti i giocatori avrebbero tramutato la paura della sconfitta che li paralizzava in un’angoscia individuale in rabbia e coraggio di squadra. Come diceva Al Pacino in un famoso monologo di Ogni maledetta domenica, la squadra non è diventata un insieme.

evoluzione

Adesso le specie di Homo con cervelli piccoli sopravvissute fino a tempi recenti sono diventate due, smentendo la vecchia e consolidata idea (un altro paragrafo classico dei manuali che va riscritto) secondo cui nel genere Homo vi sarebbe stato un trend graduale di encefalizzazione accompagnato dalla crescita progressiva della complessità sociale e tecnologica. Più che un’ascesa graduale e inarrestabile delle specificità umane, i dati recenti mostrano come l’evoluzione umana sia stata piuttosto un’esplorazione molteplice di possibilità, con specie che hanno accelerato su alcuni tratti e meno su altri, ciascuna portatrice di un mosaico di caratteri provenienti dal passato e di caratteri nuovi, ciascuna figlia delle contingenze ambientali locali. Il risultato è che le transizioni fondamentali che hanno condotto all’umanità moderna (bipedismo, complessità sociale, tecnologie litiche, linguaggio, intelligenza simbolica) non sembra che siano state portate all’unisono da una sola specie per volta, ma siano passate attraverso una gamma di specie differenti e spesso conviventi. Finché 200 millenni fa è apparsa in Africa una specie fra le tante, Homo sapiens, portatrice, però, di una combinazione inedita di tratti anatomici e cognitivi che, a scoppio ritardato (non prima di 100 millenni fa), la renderà particolarmente flessibile, mobile, creativa, invasiva e loquace. Tanto da rimanere l’unica rappresentante del nostro genere, un’eccezione tardiva.

Telmo Plevani, Adamo ed Eva nati più volte, in MicroMega, 6/2017, pag. 11.

Fonte dell’immagine: http://humanorigins.si.edu/evidence/human-fossils/species/homo-heidelbergensis.