Our house, CSNY

Our House

Un disco all’interno di Deja vu (1970) l’unico disco che i quattro mostri sacri degli hyppies e degli anni Sessanta, Crosby, Still, Nash e Young, riuscirono a scrivere assieme. La canzone è scritta da Graham Nash che mise in musica una situazione molto quotidiana e semplice vissuta con la sua compagna di allora, Joni Mitchell: l’acquisto di un vaso di fiori che vengono poi portati a casa.

A essere onesto, questa canzone non mi piace. E’ così mielosa, autoreferenziale ed egoista nella propria apparente felicità che mi irrita. Eppure ha una sua verità: i due sono innamorati e felici delle cose quotidiane semplicemente perché sono in quella fase dell’innamoramento in cui tutto è perfetto, armonico. L’altro potrebbe ingurgitare rumorosamente un’aragosta con guscio e tutto, ma tu sei innamorato e quei suoni gutturali sono l’armonia dell’universo.

Armonia dell’universo. Secondo Empledocle di Agrigento l’universo ha un ciclo cosmico con due momenti opposti per qualità: lo Sfero, quando l’Amore domina nell’Universo e tutti gli elementi sono in armonia fra di loro per quanto siano siano differenti. All’apice dell’armonia inizia a subentrare l’Odio che porta disarmonia, conflitto corrompendo l’armonia e conducendo irreversibilmente al Caos. Ma al momento dell’apice del Caos, l’Amore ritorna riportando progressivamente armonia nelle diversità. L’oscillare fra Odio e Amore, fra Caos e Armonia è il ciclo cosmico.

Questa canzone è lo Sfero, il dominio dell’Amore, ma di un amore dimentico dell’odio, dell’amore ingenuo ed egoista che si accontenta di un vaso di fiori comprato sul mercato per vedervi il riflesso dell’Armonia dell’Universo.

Il disco fu pubblicato nel 1970. Altmont aveva mostrato il volto violento della Stagione dell’Amore. Ma CSNY, per quanto avessero partecipato a quel concerto, sembrano non accorgersene o forse preferiscono rimodellare il motto Peace, Love and Music di Woodstock in un bel pomeriggio fra due innamorati. Ma sarebbe altrettanto facile, e ingenuo, pensare che quel pomeriggio sia vanificato dalla distruzione, come dice lo stesso autore della canzone, Nash: “Parla di un momento di serenità tra un uomo e una donna. Parla di pace. Anche se quel periodo era travagliato, specialmente a causa della guerra in Vietnam e col movimento per i Diritti Civili, due minuti e mezzo di pace era tutto quel di cui avevamo bisogno”.

Perché quella tenerezza è comunque qualcosa di prezioso da custodire e di cui avere cura e se non ci fosse, la vita intera sarebbe invivibile e terribile.

In ogni caso, a fianco della casa armonica ci deve essere la casa dell’Odio. Ne parleremo.

Fonti

Descrizione dell’occasione che portò alla composizione della canzone: https://www.songfacts.com/facts/crosby-stills-nash-young/our-house

Commnenti liberi: https://songmeanings.com/songs/view/88490/

In italiano, commento articolato che inserisce la canzone nel contesto: https://stonemusic.it/13832/stories-behind-the-songs-our-house-crosby-stills-nash-young/

Golden Slumber, Beatles

Da Abbey Road

Il vero ultimo disco dei Beatles. Paul McCartney, su pressione del produttore Martin che spingeva affinché pensassero «in modo sinfonico», inventa una suite che copre la facciata B quasi per intero. La parte finale, una manciata di minuti tirati all’estremo in cui rock, musica classica, côté indiano, ironia, dramma, chitarre e batterie soliste, rabbia, risentimento, domande senza risposta e amore si mescolano lasciandomi attonito. Il crescendo ti lascia con il sentimento confuso che si prova quando si è assistito e ascoltato a un evento conclusivo, come in A Day in Life. Un evento che sovrasta le parole e il pensiero analitico. Tutto comincia da Golden Slumbers perché ha un nucleo, personale, dei Beatles e generazionale, ostico:

Once there was a way
To get back homeward

Once there was a way
To get back home

Una volta, Yesterday, c’era una strada per ritornare a casa, quale che fosse. Una volta c’era modo di tornare. Ora non c’è più e perciò ci resta la consolazione di una ninna nanna, dolente, di qualche assolo di chitarra elettrica e batteria messe lì a sintetizzare un decennio salutato con affetto. Ma sopratutto una sorta di misura universale, espressa in The End:

Oh yeah, all right
Are you going to be in my dreams
Tonight?

And in the end
The love you take
Is equal to the love you make

Nel sogno apollineo di fronte allo smarrimento totale l’amore può darci un riconoscimento?

Fra le due Carry that Weight: il peso della vita, dello scioglimento dei Beatles, della casa che non c’è più, delle domande mai poste e delle risposte mai date.

STORIA COMPOSITIVA

Il testo di Golden Slumber riprende, modificandola, una poesia scritta del 1603 da Thomas Dekker; McCartney improvvisò la musica per la sorellastra Ruth. E’ utile ricordare McCartney non sapeva leggere la musica. Con quella improvvisazione andò in studio di registrazione.

Gli assoli di chitarra sono di Lennon, Harrison e si può ascoltare l’unico assolo di batteria di Ringo Star.

Fonti

https://www.beatlesbible.com/songs/golden-slumbers/
http://www.beatlesebooks.com/golden-slumbers
https://www.songfacts.com/facts/the-beatles/golden-slumbers

Red House. Hendrix

La canzone è un blues che riprende e sviluppa temi musicali, e non solo, della tradizione. Da un lato canta la delusa desolazione di un uomo che, dopo un’assenza di 99 giorni e mezzo, torna a casa, Red House, per incontrare la propria donna che nel frattempo è andata via. Nel testo l’uomo scopre che la chiave non entra nella toppa. La conclusione è, però, inaspettata: l’uomo si consolerà con la sorella dalla donna. In un inserto parlato Hendrix aggiunge che “thats alright i still got my guitar”: “va tutto bene perché ho ancora la mia chitarra”, proclamando così la sua poetica: la musica è libertà, eros, distruzione, dramma, esperienza della soglia. Il tutto espresso con una maestria tecnica e musicale eccezionale. E la sua genialità prorompe da ogni nota.

La canzone ha diversi strati. Dal bassista Noel Redding sappiamo che riguardava una ragazza che Hendrix frequentò al liceo, Betty Jean Morgan; secondo il fratello del chitarrista, Leon Hendrix, la canzone si riferisce anche la sorella Maddy; secondo altri (Shadwick) fu ispirata da Linda Keith, la ragazza di Keith Richards e una fra le prime sostenitrici di Hendrix. Keith riferisce che nell’estate del 1966 lei ed Hendrix passarono molto tempo assieme in un appartemento di Manhattan, che aveva muri e decorazioni rosse.

Ma ci sono anche altri significati. La “casa rossa”, che per alcuni non esiste o è il termine con cui si indicavano i bordelli, ha anche un risvolto ulteriore, meno evidente e più simbolico. Nella mitologia Hopi, ricodiamoci che Hendrix era di origini indiane, un tema ricorrente è la “casa Rossa del Sud”, un centro religioso in Messico noto come Palatkwapi. La città era divisa in tre settori il primo dei quali, con una rozza struttura piramidale era riservato alle pratiche religiose. Gli iniziati al cerimoniale religiosi venivano istruiti da esseri incorporei, i Kachina, e quanto più crescevano in sapienza tanto più salivano all’interno della piramide. Al quarto livello gli adepti imparavano a conoscere i pianeti, le stelle, e “la porta aperta” che si trovava nel punto più alto della testa e che non doveva mai chiudersi per permettere loro di parlare con il creatore. Se si prende la via che devia verso sinistra, ovvero si perde la fede, allora lo spirito umano non può più uscire e conoscere il Cosmo. Hendrix non può più entrare alla “Red House” e gli resta la sorella della prima amante e la musica. La poetica di Hendrix si rivela molto meno “canzonettara” di quello che potrebbe sembrare in quanto si inserisce in piena modernità, con la sua consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno al tempo consolante e allo spazio ordinato del mito.

Storia compositiva

La prima apparizione ufficiale si ha con la Jimi Hendrix Experience con Noel Redding e Chas Chandler nel 1966 (13 dicembre) e fu scritta a partire da una canzone composta nel 1965 quando ancora suonava nella band di Curtis Knight and the Squires. La prima edizione fu nella versione inglese dell’album di debutto Hendrix, maggio 1967 “Jimi Hendrix Experience”, e nel luglio del 1969 apparve nella versione americana Smash Hits. Hendrix la suonò durante quasi tutti i suoi concerti, compreso l’ultimo tenutosi a nell’isola di Fehmarn per il “Love and peace festival”, il 6 settembre 1970.

Fonti

H. Shapiro, C. Glebbeek, Jimi Hendrix. Una foschia rosso porpora, Arcana, Roma, 2010.
E. Assant, G, Castaldo, Blues, Jazz, Rock, Pop. Il Novecento americano, Einaudi, Torino, 2004.
Song meaning: https://songmeanings.com/songs/view/18293/
Song fact: https://www.songfacts.com/facts/jimi-hendrix/red-house
Red House: https://jimihendrix.fandom.com/wiki/Red_House