sole, settembre e ricordi

E’ possibile descrivere e raccontare la vita vissuta fra i 7 e i 13 anni? Di quegli anni ricordo le vacanze, che passavamo da giugno a settembre, in Valle Gesso, Cuneo. Tornavamo a Torino il giorno prima dell’inizio della scuola in una condizione di completa e irrimediabile impreparazione scolastica.

Era una località fuori mano e questo permetteva ai nostri genitori di lasciarci liberi di scorrazzare per la strada del paese e sulle montagne. Erano mesi felici e forse lo sapevamo. E’ quasi impossibile descrivere cosa sia la felicità a 10 anni o a 11 o a 8. Il sole, la libertà, la bicicletta, una audio cassetta con della musica, gli amici con cui giocare. Mangiavamo del pane all’olio con la Nutella che ci preparavamo da soli. Scalavamo gli alberi e risalivamo il fiume. Durante le gite cercavamo cespugli di lamponi e more e le mangiavamo con metodo e concentrazione. Incuranti di tutto.

Ciò che resterà per sempre in me sono il sole del tardo pomeriggio e gli odori dei boschi. Se a settembre c’era il sole trascorrevamo un mese pressoché estatico fatto di giornate che si accorciavano, limpide e con le foglie che si ingiallivano. L’odore della resina dei pini mescolata alla terra umida e fungosa. Il freddo la sera e il caldo il giorno. Le strade senza auto e il silenzio sovrastante.

Ricordo con struggimento il tardo pomeriggio, il sole caldo e i villeggianti della domenica che andavano via. La montagna e la sua luce erano nostalgià già allora. Non c’era il tempo per pensare, ma neanche il desiderio di farlo. Solo l’impulso vitale a slanciarsi verso il giorno successivo nell’impressione che l’eternità fosse a portata di dita.

Quell’odore mi accompagna da allora. Mi stordisce e mi entusiasma ancora, come se potessi ancora immergermi e amare la terra, il sole e gli alberi. Talvolta camminando per alcuni posti di montagna lo sento, allora mi giro di scatto sperando che l’aria si squarci e mi faccia ancora vivere quella luce e quella nostalgia.

Vilnius 01

Per ora sorvolo sul viaggio. Sono arrivato e questo è ciò che conta. Dico solo che il problema non è stato il volo ma raggiungere Malpensa.

Arrivo in albergo e mi danno una stanza che devo condividere con un ceco. È mezzanotte; svegliandolo distruggo la sua speranza di passare tre notti senza condividere la stanza con nessuno. È gentile, parliamo in inglese. Io riesco a far cadere la mia valigia; a urtare rumorosamente contro la porta del bagno; a parlare a voce alta perché ho le orecchie tappate per il volo.

Credo di averlo preoccupato. Vediamo domani. Nel frattempo mi sono chiuso in bagno per una doccia. Altro rumore e un bicchiere rotto.

Non ho alcun pigiama ma una t-shirt della Rock’n’roll hall of fame. La indosso o no? Non è che penserà di avere a che fare con un Bat out of hell?

La indosso.

sweet jane e la vita tumultuosa

Ieri viaggiando per Torino in macchina ascoltavo Lou Reed nella versione di Rock n roll Animal di Sweet Jane. I primi 2 minuti sono un’introduzione durante la quale le due chitarre, il basso e la batteria si intrecciano e si inseguono, come un mattino di primavera in città. Dalla metà del secondo minuto accade qualcosa: entrano alcuni accordi della canzone, un paio forti e asciutti ma poi lasciati in sospeso. Al terzo torna il giro e intorno alla metà del terzo minuto la canzone decolla con l’ingresso di Lou Reed che si intuisce dalle urla del pubblico.

A me interessa quel minuto dal 2.30 al 3.30 circa. Preparato dalle chitarre arriva il suono netto, potente e inequivocabile di un evento inarrestabile e compatto. La vita che reclama le sua presenza spazzando via differenze e proteste e le persone che ascoltano restano all’ombra del suono spogliati delle ipocrisie e allo stesso protetti dalla musica.