Snowden

imagesHo visto il film Snowden di Oliver Stone. Gran film che però alla fine non mi ha fatto arrabbiare più di tanto, forse perché sapevo già come è andata a finire.

Anche in questa occasione l’Amministrazione americana non ci fa una bella figura, per usare un eufemismo. La schifezza che emerge dal film è che i servizi segreti americani hanno liberamente e, almeno fino a un certo momento, impunemente ficcato il naso nelle faccende private di cittadini americani e non solo americani. Sotto l’ombrello della guerra al terrorismo e della guerra combattuta nei server e non per terra, l’NSA ne ha fatte di cotte e di crude; senatori hanno coperto con menzogne o mezze verità; un Presidente ha dato il via alla cosa (Bush) mentre un secondo l’ha in parte proseguita (Obama). Insomma ce ne è per tutti.

Ma poco prima di vedere il film ho trovato due documenti, strani di questi tempi. Il primo è un documento della Director of National Intelligence (DNI) con il quale si danno delle indicazioni a coloro che vogliano denunciare abusi per ridurre i casi di omertà o pressione di cui la vicenda Snowden è ricca. Per alcuni questo documento è ancora troppo poco, per altri è comunque qualcosa. Da osservatore esterno non qualificato mi stupisce questo pragmatismo che affronta i problemi. Una piccola aggiunta: il documento parla di diritto di chi denuncia gli abusi (whistleblower) a essere protetto e difeso fra i diritti fondamentali.

Poi un secondo documento, della Pen America, che analizza il rapporto fra giornalisti e servizi segreti. Problemi trattati: verità, fonti, servizi segreti, cosa fare e cosa dire. Esiste qualcosa in Italia?

In ogni caso: continuo a pensare che la guerra on-line sia reale; che il terrorismo non sia una invenzione/creazione dei servizi segreti. Un conto è nascondere fatti, un conto è manipolare le persone, una terza cosa sono gli eventi.

blending e opinione pubblica – 2

A volte ritornano e io ritorno con una breve descrizione del corso su Kant e opinione pubblica che ho allesitito per una quinta superiore, anche perché alcuni lettori mi hanno chiesto di essere aggiornati.

Ho aggiunto alcuni documenti, in particolare dei filmati preparati da me sull’opinione pubblica e su alcuni concetti base: opinione pubblica come giudizio espresso dalla società civile la quale non è né la vita privata né la vita istituzionale. Con un caso di serendipity ho trovato un intervento del Presidente dell’ISTAT, Enrico Giovannini: Numeri e democrazia, che è molto interessante e pertinente.

Inoltre mi sono ricordato di una scena di un film molto bello: Forrest Gump. La scena in cui Jenny, la compagna di scuola di Forrest, incita Forrest a correre per non essere picchiato da dei bulli e correndo Forrest rompe i tutori alle gambe. L’ho aggiunta a quelle serie perché secondo me rappresenta molto bene cosa significhi liberarsi da quelle catene che sono i tutori che impediscono i movimenti e ingoffiscono il corpo e la mente. La corsa con cui Forrest si affranca mi ha fatto pensare a quanto liberarsi dalle tutele inadeguate e inopportune liberi dal risentimento, dall’autocompiacimento e dalla violenza.

Ho messo tutto nella pagina del corso e ho avvisato la classe con una mail. Ora aspetto qualche reazione. Nel frattempo ho sbirciato nei log e ho scoperto che alcuni studenti sono entrati nel corso, hanno deambulato fra le risorse messe a disposizione e visto qualche filmato. Nessuno ha scritto nulla.

Resto in attesa.

blending e opinione pubblica

Fra poco inizierò a trattare in e-learning un breve testo di Kant “Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?” È un testo fondamentale per la nascita dell’opinione pubblica. Poi i libri di storia e italiano spesso ne citano la frase iniziale perché efficace ed elevata. Lo riporto:

L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’illuminismo.

Le successive analisi di Kant, però, sono regolarmente tralasciate e la loro semplice grandezza viene accartocciata in una formuletta memorizzata per l’interrogazione. La domanda cruciale – come si fa a uscire dalla condizione di minorità? – non è neanche sfiorata. In fondo è molto più rassicurante fare riferimento a un generico appello all’autonomia della ragione che leggere di tutori che nella loro interessata benevolenza spaventano e castrano coloro che hanno sotto tutela così da poterne avere il denaro. E nel breve elenco dei tutori interessati al denaro dei propri tutelati troviamo i dottori, i preti e anche i maestri. Ci credo che i professori lo tralascino.

Ho intenzione di trattarlo principalmente su internet perché è il luogo in cui si formano le idee, si condividono e si distribuiscono le conoscenze che danno forma e forza al dibattito pubblico.

Ne ho parlato in classe prima delle vacanze natalizie e per questo la definisco blended. Il primo obiettivo del corso è accertare se la distinzione fra uso pubblico e uso privato della ragione sia valida ed entro quali limiti. Perciò metto a disposizione dei ragazzi sia dei link a parti del corso online Federica Web Learning sulla Comunicazione Politica organizzato dalla Prof.ssa Rosanna De Rosa, docente di Comunicazione Politica presso la Facoltà di Sociologia dell’Università Federico II, sia dei miei filmati con in quali illustro alcuni concetti base. A breve aggiungerò qualcosa di Levy e sul Web 2.0. I ragazzi dovrebbero produrre un documento – testo, presentazione, filmato, audio – nel quale espongono le loro tesi.

In una prima ipotesi, avevo voluto approdare a Mill e alla sua opera On Liberty e fare riferimento agli open data. Ma sarebbe stato troppo.