Genesis: teatro, musica e Peter Gabriel

genesis_01Ho letto La filosofia dei Genesis in un pomeriggio perché è un libro agevole e interessante. Descrive l’evoluzione teatrale dei Genesis dai primi passi alla fine degli anni Sessanta fino a The Lamb lies down on Broadway. Il libro è organizzato cronologicamente a partire dalle sperimentazioni visive e musicali nella Swinging London degli anni Sessanta quando ricerca, provocazione, psichedelia e creatività si sono unite per irraggiare idee, immagini e suoni nei decenni successivi. L’atto finale è The lamb lies down on Broadway apice teatrale, musicale e conclusione della prima parte della vita dei Genesis. Ricco di informazioni e paragoni fra autori, rockstar note e meno note. Stimolante il confronto fra Iggy Pop e Peter Gabriel sul tema dello stage diving, che rivela somiglianze sotteranee fra un rampollo della borghesia inglese e un raw rocker americano. Fra l’altro mette la basi per comprendere la differenza fra lo stile spettacolare dei Pink Floyd e quello dei Genesis, dove i primi hanno prodotto concept album e spettacoli visivi, multimediali mentre i secondi hanno piegato verso una teatralizzazione sempre più raffinata al cui centro vi era Peter Gabriel.

Non ci sono analisi delle musiche e i riferimenti ai testi sono occasionali. Il suo punto di forza è la descrizione storica, quasi filologica, della comparsa nonché delle variazioni dei personaggi inventati da Gabriel per drammatizzare teatralmente le musiche dei Genesis. Ha il pregio di cercare di ricostruire spettacoli e visoni di cui non resta alcuna memoria poiché i Genesis mai organizzarono riprese filmiche dei loro spettacoli.

Il riferimento alla filosofia non mi pare essenziale se non in senso lato come contributo rigoroso allo studio della musica progressive e in generale al musica rock.

no one left to keep – it’s me

C’è un grande disco intitolato The lamb lies down on Broadway dei Genesis. E’ un gran bel disco da cui il gruppo non riuscì a sopravvivere. Già durante le registrazioni i Genesis litigano; durante il tour americano Peter Gabriel decide di abbandonare i Genesis che poi diventeranno una banda pop di alta qualità ma con dischi sempre meno appassionanti.

E’ una opera rock complessa che non posso riassumere qui e mi limito a dire che racconta il percorso di consapevolezza di Rael, un teppista portoricano che dai bassifondi di New York scopre sé stesso e l’affetto per e del fratello. Ora mi concentro sulla penultima canzone del disco: In the rapids (video con immagini del concerto), che canta il salvataggio da parte di Rael del fratello dalle rapide di un fiume. Musicalmente semplice, sopratutto se comparato con altri brano del disco, ma ricco esprime una idea che mi era difficile capire quando lo ascoltavo da giovane e che ora forse mi è più chiara. Rael salva da un fiume impetuoso il fratello e appena lo estrae dall’acqua scopre che il volto di chi ha salvato è il suo stesso volto. Ovvero Rael salvando il fratello ha salvato sé stesso. L’idea è che attraverso l’altro scopriamo noi stessi. Sotto una parte del testo della canzone: Rael controlla di non aver abbandonato nessuno nelle rapide del fiume, buie e profonde. Ma qualcosa è cambiato: “quella non è la tua faccia, ma la mia!”

In the rapids