isis, scelte errate e uomini

Ho letto questo libro ormai da qualche mese. Stile a metà fra il giornalistico e la narrazione con aspirazioni storiche sostenuta da una grande mole di documenti e testimonianze. Racconta con ordine e da diversi punti di vista eventi, biografie, interviste e mappe. Insomma un lavoro imponente scritto e organizzato bene. L’autore, Joby Warrick ha meritatamente vinto il suo secondo Pulitzer.

Bandiere nere chiarisce alcune cose degli USA: la miopia, le menzogne dell’amministrazione di George W. Bush Jr. L’inerzia pavida di Obama. Ma su tutto e tutti regna sovrana la difficoltà, o incapacità, a interpretare il Medio Oriente da parte di servizi segreti e politici. Molte dei funzionari, ambasciatori, militari che avevano vissuto e lavorato in Medio Oriente hanno cercato di far cambiare alcune scelte dell’Amministrazione, frutto spesso di una certa intransigenza, dei politici. Ma inutilmente.

Allo stesso tempo, il libro descrive i regimi locali, che si sono retti per decenni su violenze e arbitrii inauditi. Le biografie dei terroristi hanno alcuni tratti ricorrenti, fra tutti la permanenza per qualche anno in prigioni, costruite nel deserto, custodite da aguzzini sadici. Il riferimento religioso intransigente, radicale è divenuto per costoro la ragione per cui sono sopravvissuti alle prigioni salvando la propria dignità di esseri umani. In molti terroristi, poi, ci sono tratti di psicopatia e di delinquenza.

Il libro si conclude con un ritratto del Re di Giordania, che lo descrive come colui che può far uscire l’area dalla violenza del terrorismo.

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Essere pagati per governare 

Niente da fare, da qualunque parte si guardi la questione è un atto antidemocratico e distruttivo.

Trump che si priva dello stipendio di presidente e vuole ricevere 1 euro sta facendo un atto grave per il suo significato. Essere pagato significa mettersi al servizio di chi ci paga, nel suo caso lo Stato Americano. Significa riconoscere che c’è un’autorità a cui deve fare riferimento.

Poi implicitamente insulta tutti coloro che per guadagnare devono lavorare e mettersi al servizio di qualcuno o qualcosa. Non è un atto di rispetto o di umiltà ma di arroganza fatto per esercitare il potere personale all’interno delle istituzioni e avere l’ammirazione di chi non riesce a mettere assieme il pranzo con la cena.

calcio e moralismo

Il calcio fa discutere. Riguardo al calcio rintraccio una analogia con un evento del passato che descrivo.

Fra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta la RAI ha prodotto una serie di interviste a donne e uomini, casalinghe, operaie e operai, contadini, impiegati, giovani e anziani, emigrati. Le domande, essenziali e poste con delicatezza, facevano emergere caratteri e stili di vita, speranze e disillusioni. Italiani e italiane semplici, spesso di una povertà sconvolgente; non tutti parlavano in italiano. Una ricerca sociologica sul campo.

Qualche decennio dopo la RAI rintracciò le persone intervistate per mostrare le evoluzioni della società. Una delle persone intervistate era una donna dell’UDI, Unione Donne Italiane, che raccontò il cambiamento di un suo punto di vista. Negli anni Sessanta voleva convincere le donne immigrate dai paesini del meridione a non leggere “i fotoromanzi, riviste che diffondevano valori alienati della piccola borghesia” e a leggere piuttosto “testi che sviluppassero la loro coscienza di classe”. Nelle seconda serie di interviste le donne che leggevano fotoromanzi affermarono che per loro quelle storie patinate rappresentavano la possibilità di un’esistenza migliore e uno stimolo a cambiare; mentre la donna dell’UDI, confessò di aver frainteso del tutto i desideri vitali e di miglioramento delle immigrate e che il suo atteggiamento pedagogico era un errore.

Arrivo al calcio. Per me è un’attvità dionisiaca e come tale esagerata, irrazionale ma allo stesso tempo tremendamente articolata anche da un puto di vista simbolico. Se lo si giudica con lo sguardo ideologico e pedagogico se ne fraintende la natura. Non approvo e non condivido la violenza che spesso si accompagna alla tifoseria. Ma non riesco a definire una partita di calcio come una buffonata o un oppiaceo sociale. Condannare una partita di calcio può essere superficiale almeno quanto non occuparsi delle linee di politica economica proposte dal governo.

Purtroppo non riesco a ricordare il nome della trasmissione. L’Unione Donne Italiane ha fatto molto per le donne e questo mio breve ricordo non è un giudizio o una condanna.

Normandia ieri e oggi

Lo sbarco in Normandia c’è stato. Ha cambiato la seconda guerra mondiale e con essa la storia del mondo. E’ stato un evento umano, organizzativo, tecnico, politico e morale enorme. Già solo pensare di sbarcare delle navi passeggeri nelle spiaggie della Normandia è cosa audace, sbarcarci l’intero esercito è impensabile.

Ho visto fotografie, film e ascoltato persone che hanno vissuto la speranza accesa dallo sbarco. Non posso fare a meno di pensare ai soldati semplici su quei barconi che dalle coste dell’Inghilterra hanno navigato sul mare con la certezza di essere bersagli per le mitragliatici naziste. Forse in Salvate il soldato Ryan, c’è una scena in cui si vedono i soldati vomitare. Forse se la sono anche fatta sotto. Io, almeno, me la sarei fatta sotto.

Queste immagini fanno vedere i luoghi dello sbarco e della Francia allora e adesso. E’ un modo per ricordare quei morti e la libertà che ci hanno dato.

patrimonio storico, politica e forse altro

Ho scoperto un sito americano intitolato The American Presidents Project. Da un lato è terribilmente banale: discorsi, foto, cronologie dei Presidenti USA dall’altro frutto di una organizzazione complessa, basti pensare anche alla sola digitalizzazione dei testi.

Ma soprattutto quanta passione c’è per la propria storia, la propria cultura? Ma anche capacità di mettersi in discussione.

On Liberty, J.S. Mill

Saggio sulla libertà. L’ho letto. Mi piace, anche se “piacere” non descrive completamente i sentimenti e i pensieri che suscita in me. Ma al di là della mia reazione, mi piace ricordarlo in questi tempi di conformismo violento e intollerante mascherato da rivoluzione. Copio e incollo da Wikipedia la presentazione.

Partendo da Tocqueville, Mill analizza il rapporto tra individuo e società, ritenendo che il primo debba fare tutto quel che vuole o può, a patto di non danneggiare un altro individuo o la società, che ha diritto di difendersi. Promotore di un «governo di tutti per tutti», l’autore ha un’idea di Stato che dovrebbe limitare meno possibile la libertà degli individui, l’espressione di ogni opinione essendo comunque utile anche quando non sia socialmente considerata giusta.

Quindi il libro si presenta come una difesa della diversità e della libertà di opinioni, contro l’unanimità e il conformismo, in particolare prevedendo per ognuno libertà di coscienza, pensiero ed espressione, libertà di perseguire la felicità e libertà di associarsi.