Whitman: All truths wait in all things

La verità è in attesa in ogni cosa,
Non affretta né ostacola il suo parto,
Non ha bisogno del forcipe né del chirurgo,
L’irrilevante è importante ai miei occhi quanto il resto
(Cosa è inferiore o superiore al tatto?).

La logica e i sermoni non convincono mai,
L’umido della notte penetra più profondamente nella mia anima.

(Solo ciò che dà la prova di sé a ogni uomo e a ogni donna,
Solo ciò che nessuno smentisce è così).

Un solo attimo e una mia sola stilla mettono in ordine la mente,
Credo che ogni zotico possa diventare lampada e amante,
E che il compendio dei compendi è la carne dell’uomo e della donna,
E sommità fiorita il sentimento che hanno l’uno per l’altra.
E che devono diramarsi senza limiti da quella lezione finché diventi onnifica,
E finché tutti ci daranno gioia, e noi a loro.

Walt Whitman, Foglie d’erba, Rizzoli, 1988, pag. 187 – 189, traduzione di Ariodante Marianni.

canto di me stesso, 4, Whitman

La gente che passa e che m’interroga,
Le persone che incontro, gli effetti su di me dei miei primi anni o del quartiere, della città, della nazione in cui vivo.
Gli avvenimenti recenti, le scoperte e invenzioni, le società, gli autori vecchi e nuovi,
Il pranzo, gli abiti, i compagni, il bell’aspetto, i complimenti, i doveri,
L’indifferenza reale o immaginaria di qualcuno che amo,
La malattia d’uno dei miei o mia, le malefatte, la perdita o la penuria di denaro, le depressioni o l’euforia,
Le battaglie, gli orrori della guerra fratricida, la febbre delle dubbie notizie, lo spasmo degli avvenimenti,
Tutto questo mi arriva giorno e notte, e se ne va,
Ma non sono il mio Io.

Separato da ciò che attira e trascina sta quello che io sono,
Se ne sta divertito, compiacente, compassionevole, inattivo, unitario,
Guarda dall’alto, è eretto, o paggio un braccio a un impalpabile sicuro sostegno,
Con la testa piegata di lato, curioso di ciò che verrà dopo,
Dentro e fuori dal gioco, osservandolo e meravigliandosi.
Ripenso ai giorni passati quando mi affaticavo nella nebbia con linguisti e dialettici,
Non ho battute o argomenti, io testimonio e attendo.

Walt Whitman, Foglie d’erba, Rizzoli, Milano, 1988, sesta edizione 1996, traduzione Ariodante Marianni, pag. 111-113.

Testo originale dal Whitman Archive.

oh, sempre vita, sempre morte

Oh, sempre vita, sempre morte!
Oh, i miei funerali passati e presenti,
Ohimè, io che avanzo a grandi passi, corporeo, visibile, imperioso per sempre,
Ohimè, quello che fui per anni, ora defunto (non mi lamento, sono contento);
Oh, sganciarmi da tutti quei cadaveri, che mi giro a guardare dove li ho buttati,
Per proseguire (oh vita! sempre vita!) e lasciare indietro i cadaveri.

Walt Whitman, Foglie d’erba, traduzione Ariodante Marianni, BUR, Milano, 1988, pag. 460-461.

Walt Whitman: l’amplesso delle aquile

Lungo la strada che costeggia il fiume (mia pomeridiana
passeggiata, mio ristoro),
Alto nell’aria, improvviso, un rumore smorzato, due
aquile in amore,
L’impetuoso avido contatto, l’unione alto nello spazio,
Artigli che si afferrano, s’intrecciano, una ruota
selvaggia, viva, turbinante,
Quattro ali che battono, due becchi, una massa
vorticosa strettamente avvinghiata,
Che cala in cerchi, si rovescia, s’arrotola, cade giù
a precipizio,
Finché sul fiume sospesi, ancora uniti, la calma d’un
istante,
Un immobile muto bilanciarsi nell’aria, poi il distacco,
gli artigli che si sciolgono,
Le ali lente e salde nuovamente piegate verso l’alto, i
loro voli diversi, separati,
Lei il suo, lui il suo, seguendo.

Walt Whitman, Foglie d’erba, Rizzoli, Milano, 1988, traduzione Ariodante Marianni. Pag. 373-375.

Walt Whitman: cosa c’è in me

C’è questo in me – io non so che cosa sia – ma so che
c’è.

Contorto e sudato, bagnato di sudore – calmo, poi, e
rinfrescato il corpo,
E dormo – dormo a lungo.

Non lo conosco – non ha nome – è una parola non
detta,
Non c’è in nessun dizionario, simbolo, espressione.

Qualcosa lo fa roteare più che la terra su cui io ruoto,
La creazione è l’amica il cui abbraccio mi sveglia a
contemplarlo.

Potrei dire di più, probabilmente. Abbozzi! Io difendo i
miei fratelli e sorelle.

Vedete, miei fratelli e sorelle?
Non è né caos né morte – è la forma, unione, disegno – è
vita eterna – Felicità.

Walt Whitman, Foglie d’erba, Rizzoli, Milano, 1988, traduzione di Ariodante Marianni. Pag. 273, versi 1307 – 1315.

da Foglie d’erba, Whitman

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C’è questo in me – io non so che cosa sia  ma so che
c’è.

Contorto e sudato, bagnato di sudore – calmo, poi, e
rinfrescato il corpo
E dormo – dormo a lungo.

Non lo conosco – non ha nome – è una parola non
detta,
Non c’è in nessun dizionario, simbolo, espressione.

Qualcosa lo fa roteare più che la terra su cui io ruoto,
La creazione è l’amica il cui abbraccio mi sveglia a
contemplarlo.

Potrei dire di più, probabilmente. Abbozzi! Io difendo i
miei fratello e sorelle.

Vedete, miei fratelli e sorelle?
Non è né caos né morte – è forma, unione, disegno – è
vita eterna – è Felicità.

W. Whitman, Foglie d’erba, Rizzoli, Milano, 1996, pp. 273-275, traduzione Ariodante Marianni.