Lamia di Keats

Un lungo poema scritto da Keats nel 1819 , due anni prima della morte. Keats sta male ed è in grandi difficoltà economiche. Per guadagnare scrive una tragedia e poi Lamia. Questi sono anni fertili e creativi per Keats che scrive le sue opere più belle: La Belle Dame Sans Merci, Ode to Psyche, Ode on a Grecian Urn.

Lamia appartiene alla mitologia greca ed è un demone malvagio. Secondo la leggenda sarebbe stata in origine una fanciulla libica amata da Zeus; Era, per gelosia le uccise i figli e Lamia impazzisce e giura che le avrebbe ucciso i propri figli. Resa deforme dall’orrore, andrebbe da allora cercando di uccidere i bambini altrui. Si riteneva che come un vampiro succhiasse il sangue e divorasse il cuore delle persone cui si attaccava. Creatura notturna, in parte umana e in parte animale, rapitrice di bambini e seduttrice di uomini. Di orribile aspetto, abita in boschi o crepacci.

Lamia è metà donna e metà serpente, seduce gli uomini nascondendo le sue sembianze rettili e poi uccide gli uomini dopo averli sedotti. Keats riprende il mito greco cui aggiunge idee e suggestioni da Anatomy of Melancholy di Burton. Nella versione di Keats, la Lamia può essere interpretata come la poesia, l’immaginazione ed è la storia di una donna serpente che si innamora di un giovane di Corinto, Licio, che la ricambia. Lamia e Lucio vivono assieme a Corinto in una condizione di fusione simbiotica. Mentre i due sono assieme fusi l’uno nell’altra, Apollonio passa loro vicino; Apollonio, amico di Licio, è l’esemplificazione del filosofo razionalista. La sua presenza è sentita da Lamia che ne è turbata e presente che l’unione con l’amato è a rischio e Lucio la rassicura rievocando i baci che si sono dati. I versi che riporto sono le parole di Licio e rappresentano la forza del bacio che si insinua profondamente nelle pieghe del corpo, e di quella cosa chiamata anima, degli amanti.

D’avviluppare, imbrigliare, allacciare l’anima tua
alla mia, e perderla poi in un labirinto
come il profumo nascosto in una rosa
non ancora sbocciata? Sì, un dolce bacio
ecco, i tuoi grandi affanni!

How to entangle, trammel up and snare
Your soul in mine, and labyrinth you there
Like the hid scent in an unbudded rose?
Ay, a sweet kiss—you see your mighty woes.

J. Keats, Lamia, Marsilio, Milano, 1996, pg. 96 – 97.

Keats: benvenuti gioia e dolore

Sian benvenuti la gioia ed il dolore,
L’erba del Lete e la piuma d’Ermes,
Dell’oggi le ore e quelle del domani:
Amo tutti gli opposti!
Mi piace contemplare volti tristi nel sereno
E tra i tuoni risate allegre ascoltare:
Il bello e il brutto assieme amo amare.
I prati dolci scavati da fiamme ardenti,
Le risa dementi di fronte alla meraviglia
E il volto serio a una pantomima,
Un funerale e le campane a festa,
Un bambino che gioca con un teschio,
La bella mattina e la nave spazzata dalla tempesta,
La belladonna che si bacia con il caprifoglio,
I serpenti che fischiano tra le rose rosse,
Cleopatra regalmente vestita
Con l’aspide al seno,
La musica da ballo e quella che dà malinconia,
Le serenità e la follia,
Il fulgore delle Muse e il loro pallore,
Saturno triste e Momo vigoroso,
I singhiozzi e il riso generoso.
Oh, lo dolcezza del dolore!
Muse splendenti, Muse severe,
Il velo spezzate
E lasciatemi vedere,
Del giorno voglio scrivere e della notte insieme,
Sino a finalmente spegnere la mia sete
Di dolce mal d’amore!
Di tasso sia la mia dimora,
Intrecciato con mortilli nuovi e
Pini e tigli in fiore,
Il mio letto d’erba umile abbia il funereo onore.

J. Keats, Poesie, Mondadori, Milano, 2017, pag. 270-271

Keats: cosa è la vita?

Fermati. Pensa. Solo un giorno è la vita;
Una fragile goccia di rugiada che scende
A fatica dalla cima d’un albero; il sonno
D’un povero indiano su una barca
Trascinata verso le acque mostruose di Montmorenci.
Perché piangere tristi? La vita
E’ la speranza della rosa non ancora sbocciata;
La lettura di un mutevole racconto,
Il lieve aprirsi d’un velo di fanciulla,
Un colombo che tumultua nell’aria chiara d’estate,
Un ragazzo che ride, spensierato,
Accovacciato sui rami agili dell’olmo.

J. Keats, Sleep and Poetry, tratto da Poesie, Mondadori, Milano, 2017, traduzione di Silvano Sabbadini, pag. 99-101, versi 85 – 95.

Oh, non arrossir così, non arrossire!

1
Oh, non arrossir così, non arrossire!
Penserò, altrimenti, che sei troppo ben informata:
Sorridere, mentre arrossisci, è come dire
Che la verginità se n’è già andata.

2
C’è un rossore per il non voglio, e un rossore per il non lo fare,
C’è un rossore per l’averlo fatto
E un rossore che viene dal presente, c’è un rossore senza scopo
E il rossore di chi sta per cominciare.

3
Non sospirare così, non sospirare!
Della dolce mela d’Eva sento il sapore:
Con quei fianchi così rilassati, i tuoi spicchi certo li hai già assaggiati,
E combattuto hai anche, a morsichi d’amore.

4
Gioca ancora una volta, arriva fino al torsolo bello!
Durerà il tempo solo della nostra giovinezza:
E’ la stagione dolce dei baci
Quando i denti rapaci sono ancora all’altezza.

5
C’è un sospiro per il sì e uno per il no,
E un sospiro esiste anche per il non lo sopporto:
Che facciamo? Stiamo o corriamo?
Su, mordi la dolce mela, diamoci conforto.

John Keats (1795-1821), Poesie, Mondadori, Milano, 2016, pp. 171-173, traduzione di Silvano Sabbadini

capacità negativa

Con Dilke abbiamo avuto una discussione, o meglio una disquisizione su vari temi; parecchie cose d’un tratto si sono combinate nella mia testa, e ho capito qual è la qualità che ci vuole per fare un Uomo di successo, in particolare in Letteratura, qualità che Shakespeare possedeva in massimo grado; intendo dire la Capacità Negativa e cioè quando un uomo è capace di essere nell’incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l’impazienza di correre dietro ai fatti e alla ragione.

John Keats, “A George e Thomas Keats” del 21 dicembre 2017, tratto da Lettere sulla poesia, Feltrinelli, MIlano, 1984, pag. 75.

Chi è il poeta? Lo voglio vedere

Chi è il poeta? Lo voglio vedere.
Su, Muse, fatemelo incontrare.
E’ l’uomo che d’ogni altro uomo è uguale,
Sia il più povero dei poveri
O di sangue reale; può assomigliare
A qualsiasi cosa degna d’ammirazione,
E sulla scala dell’essere sta tra la scimmia
E Platone, oppure è l’uomo che sospinti
Lo scricciolo e l’aquila che sono in lui,
Riesce sempre a dar via libera ai propri istinti.
Ha ascoltato il ruggito del leone,
E può raccontare quel che la sua aspra gola espone,
L’urlo della tigre per lui è armonia:
Risuona infatti al suo orecchio
Come fosse la sua lingua natia.

*  *  *  *  *  *  *

John Keats, Poesie, Mondadori, Milano, 2016. Traduzione di Silvano Sabbadini.