sulla poesia, di nuovo

Leggere poesie non è facile. Anzi è proprio difficile: ci sono termini su cui si appoggia il significato di opere intere o di una vita. Poi ci sono i riferimenti alla vita dell’autore, alla storia, ad eventi prossimi e remoti.

Ma c’è un fraintendimento che spesso altera il rapporto con la poesia: che debba trovare la sua origine in quella cosa spettrale e indefinita chiamata “spirito”. Le parole oscillano nello spazio a pochi centimetri dalla pelle del corpo che siamo. Il corpo ferito, ciccatrizzato, colmo di desiderio e gioia. Perché il terrore della vita non sono i chilometri che colmiamo con pensieri ma i dieci centimetri che ci separano dal nostro vicino.

Dall’oscillazione fra intimo e pubblico.

Annunci

hamburgheria platonica?

Mangiavo tranquillo un hamburger con cipolle e senape sorseggiando acqua frizzante quando vedo di  fronte a me un grande cartello. Leggo e per deformazione professionale mi chiedo: “Ma sarò finito in un possibile mondo platonico?”

L’eliminazione di ogni riferimento alla bellezza, rende il tutto più triste, più totalitario dello stesso Platone. E umanamente falso.

wp-1486598844151.jpg