Vilnius 02

Per ora ho visto poco la città. Siamo in una ottantina di persone e tutte straniere. Si parla in inglese.

Leggo su Wikipedia che la lingua lituana appartiene al ramo orientale delle lingue baltiche all’interno della famiglia delle lingue europee.

Leggo che Uomo si dice Vyras; Donna Moteris; Luna ménulis.

Aggiungo una foto ritoccata, solo nel colore.

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Vilnius 01

Per ora sorvolo sul viaggio. Sono arrivato e questo è ciò che conta. Dico solo che il problema non è stato il volo ma raggiungere Malpensa.

Arrivo in albergo e mi danno una stanza che devo condividere con un ceco. È mezzanotte; svegliandolo distruggo la sua speranza di passare tre notti senza condividere la stanza con nessuno. È gentile, parliamo in inglese. Io riesco a far cadere la mia valigia; a urtare rumorosamente contro la porta del bagno; a parlare a voce alta perché ho le orecchie tappate per il volo.

Credo di averlo preoccupato. Vediamo domani. Nel frattempo mi sono chiuso in bagno per una doccia. Altro rumore e un bicchiere rotto.

Non ho alcun pigiama ma una t-shirt della Rock’n’roll hall of fame. La indosso o no? Non è che penserà di avere a che fare con un Bat out of hell?

La indosso.

sweet jane e la vita tumultuosa

Ieri viaggiando per Torino in macchina ascoltavo Lou Reed nella versione di Rock n roll Animal di Sweet Jane. I primi 2 minuti sono un’introduzione durante la quale le due chitarre, il basso e la batteria si intrecciano e si inseguono, come un mattino di primavera in città. Dalla metà del secondo minuto accade qualcosa: entrano alcuni accordi della canzone, un paio forti e asciutti ma poi lasciati in sospeso. Al terzo torna il giro e intorno alla metà del terzo minuto la canzone decolla con l’ingresso di Lou Reed che si intuisce dalle urla del pubblico.

A me interessa quel minuto dal 2.30 al 3.30 circa. Preparato dalle chitarre arriva il suono netto, potente e inequivocabile di un evento inarrestabile e compatto. La vita che reclama le sua presenza spazzando via differenze e proteste e le persone che ascoltano restano all’ombra del suono spogliati delle ipocrisie e allo stesso protetti dalla musica.

spiaggia e rock

Il mare e la spiaggia sono buoni posti per capire il rock. Diving, la sabbia e le rocce come stage, star e groupies, sudore e desiderio, pettegolezzi sublimi e verità ridicole.

Come ai concerti, c’è anche il servizio d’ordine – il bagnino.

Cosí capisco meglio i Beach Boys ma anche i Doors nella scena del film di Oliver Stone in cui Light My Fire viene creata a metà fra un garage e la spiaggia.

Poi Beatles e Jimi Hendrix che cantano di giardini sottomarini raggiungibili chissà come. Anche Iggy Pop, il metropolitano per eccellenza, cita Ocean Drive in Lust for Life.

I’d like to be under the sea in an octopuses garden with you,
In 1983 (A merman I should turn to be)