University of Oxford, podcast

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la cittadinanza digitale

A leggere certi giornali sembra che la rete allontani le persone isolandole in selfie narcistici e privacy violate. A me non sembra, anzi mi pare proprio il contrario. E con questo post vorrei parlare di come un incontro avvenuto in rete abbia portato a un evento creativo.

Circa un anno fa in un gruppo di Linkedin ho uno scambio di pareri e di idee con delle persone: Marco Pozzi e Sandra Troia. Abbiamo idee simili sulla rete, sull’uso delle tecnologie digitali per insegnare, sulla possibile presenza e sull’assenza reale delle rete nella scuola. Sui docenti schiacciati dalle “grandi visioni sulla scuola”, dalla realtà lavorativa povera e dalle speranze quasi dimenticate.

Ci siamo appassionati a una idea: proporre la cittadinanza digitale ai professori perché la insegnino ai ragazzi. Ci siamo dati un nome, Modemlab con cui ci siamo presentati a Didamatica 2013 con l’intervento Educare alla cittadinanza digitale: dall’analogico al digitale e viceversa. Azioni integrate e dinamiche di informazione/formazione per docenti ed allievi della società della conoscenza. Ci siamo visti per la prima volta dal vivo. Ma non ricordo imbarazzi o sorprese particolari. In fondo le cose importanti ce le eravamo dette online e avevamo iniziato a scriverle.

Poi abbiamo proseguito a discutere e progettare. E ora siamo giunti alla seconda fase del nostro progetto: abbiamo pubblicato un libro, molto cartaceo e molto digitale. Tratta di come la rete e la “realtà” si intersechino e non possano essere separate, se non in un artificio ideologico.

Perciò non rivoluzione o reazione ma integrazione e mediazione.

Il libro è Educare alla cittadinanza digitale. Un viaggio dall’analogico al digitale e ritorno, Tangram Edizioni Scientifiche.

Ne riparlerò.

storia di internet e coursera

Dall’inizio di agosto frequento un corso online, gratuito, organizzato da www.coursera.org sul tema Internet, History and Security, tenuto dal Prof. Severance dell’Università del Michigan. L’esperienza è interessante da diversi punti di vista.

Un dato mi ha emozionato, i partecipanti: 40.000 iscritti; partecipanti alla prima settimana 10.000; prima prova consegnata 5.800 circa. Gli iscritti sono di tutte le nazioni, età, culture e religioni: Ghana, Malesia, Iran, Brasile, Italia, USA. Le ragioni per cui partecipano sono le più diverse: un ragazzo malese di 18 anni è stato in prigione e vuole dimostrare che può riscattarsi, gli anziani vogliono tenere la mente sveglia e allenata, molti vogliono “capire come funziona intenet”.

E’ la prima volta che sperimento direttamente la capacità di internet di condividere conoscenza, esperienze al di là di culture, idee, nazioni, regimi politici. Neanche Facebook mi ha mai fatto sperimentare ciò perché ognuno costruisce, anche inconsapevolmente, una rete di amicizie a propria immagine e somiglianza: pur avendo, poniamo, 1000 amici, posta regolarmente con 20, che sceglie.

Il Prof. Severance mette a disposizione materiale, interessante, affidabile e originale. Le lezioni consistono di filmati in cui discute gli eventi documentando sempre con rigore ogni affermazione significativa ed esplicitando la sua posizione, che invita a discutere e criticare nei forum.

Mi è venuto spontaneo confrontare questo corso con la situazione in Italia. Ho sicuramente una conoscenza parziale del sistema universitario italiano; conosco alcune esperienze importanti e ho partecipato a corsi tenuti dall’Università della Tuscia. Tuttavia mi pare che non ci sia nulla di paragonabile. Rimanderei l’analisi delle ragioni di questa differenza, tuttavia mi pare di poter dire una cosa: organizzare una serie di corsi gratuiti online su svariati argomenti – fisica, internet, musica, logica, neuroscienze – presuppone una mentalità democratica, aperta che in Italia non esiste. La democrazia per radicarsi nei pensieri e nei comportamenti delle persone – uomini e donne – richiede tempo, esperienze, cultura, istruzione. E l’Italia deve ancora farne di strada.

esperienza d’apprendimento

L’esperienza è un veicolo straordinario per apprendere: vedere un insetto in un prato porta a capire molte più cose che leggere una descrizione. E questo vale per molti argomenti. Ma credo che quando si parla di Learning Experience si intenda qualcosa traducibile con Esperienza dell’apprendimento, che aggiunge altri elementi. A questo proposito, un articolo su Future Learning Experience presenta la pratica e il concetto della learning experience e lo definisce facendo riferimento all’ambiente organizzato in vista dell’apprendimento: “Esperienze di apprendimento sono un modo di pensare a cosa possa essere un intervento di apprendimento (per esempio la progettazione) nel contesto degli scopi e dei risultati desiderati.”

Trovo questa definizione interessante per almeno due ragioni: il riferimento all’ambiente, l’organizzazione dell’apprendimento. Ovvero al concetto di ambiente organizzato per l’apprendimento.

Riferito all’e-learning, l’ambiente organizzato per l’apprendimento comprende il catalogo noto di pulsanti, link, icone che accompagna ogni interfaccia. Ma non è solo questo. Dell’ambiente di apprendimento fanno parte anche i partecipanti al corso, presenti come immagini e parole; fanno parte l’ambiente “reale” da cui i singoli partecipanti si collegano alla piattatforma e altre cose ancora.

Per quanto riguarda la mia attività di insegnamento, mi chiedo come strutturare l’ambiente per insegnare filosofia, o meglio per insegnare alcuni concetti della filosofia, per esempio il mito della caverna, il concetto di ragione pubblica in Kant, la dialettica di Hegel o la teoria dell’eterno ritorno. Esistono diverse immagini, presentazioni e filmati di professori autorevoli che possono decorare l’ambiente in cui invitare gli studenti ad accostarsi a tali concetti. E non credo che questo esaurisca il discorso. L’esperienza di apprendimento è l’intervento organizzato in un ambiente per raggiungere degli obiettivi. Per insegnare filosofia: intervenire sul linguaggio, il “vissuto” delle persone per portarle a frequentare consapevolmente dei concetti. Lavorando sia di persona sia sulla piattaforma.

argomenti e classi nuove

Quest’anno sono in una nuova scuola, il Porro di Pinerolo. Insegno filosofia nelle sei classi del liceo tecnologico. Userò la piattaforma Moodle per trattare alcuni argomenti con le classi. Ma prima di studiare filosofia con le classi devo conoscerle. E credo che la piattaforma mi venga in aiuto.

Per conoscere alcune classi, per ora solo le quinte, ho allestito una sezione “presentarsi” molto semplice: un forum in cui i ragazzi possono postare una immagine, una brano, un link a un filmato di Youtube o un oggetto qualsiasi purché sia significativo per la persona. Il post può essere completato da un breve testo che spieghi il significato che la persona attribuisce alla cosa postata.

Una volta completata questa prima parte, che mi auguro richieda al massimo tre/quattro giorni, chiederò di effettuare un test finalizzato a capire il modo in cui le persone si accostano allo studio. Il test (ATTLS) è incluso nel pacchetto di Moodle e consiste di venti domande che riguardano principalmente il comportamento nelle discussioni.

A presto con le evoluzioni.