Philosophy in action, podcasts

http://www.philosophyinaction.com/podcasts/aesthetics.html

About Philosophy in Action

I’m Dr. Diana Brickell (formerly Diana Hsieh). I’m a philosopher, and I’ve long specialized in the application of rational principles to the challenges of real life. I completed my Ph.D in philosophy from the University of Colorado at Boulder in 2009. I retired from work as a public intellectual in 2015.

From September 2009 to September 2015, I produced a radio show and podcast, Philosophy in Action Radio. In the primary show, my co-host Greg Perkins and I answered questions applying rational principles to the challenges of real life. We broadcast live over the internet on Sunday mornings.

You can listen to these 362 podcasts by subscribing to the Podcast RSS Feed. You can also peruse the podcast archive, where episodes and questions are sorted by date and by topic.

My first book, Responsibility & Luck: A Defense of Praise and Blame, can be purchased in paperback and Kindle. The book defends the justice of moral praise and blame of persons using an Aristotelian theory of moral responsibility, thereby refuting Thomas Nagel’s “problem of moral luck.” My second book (and online course), Explore Atlas Shrugged, is a fantastic resource for anyone wishing to study Ayn Rand’s epic novel in depth.

You can also read my blog NoodleFood and subscribe to its Blog RSS Feed.

I can be reached via e-mail to diana@philosophyinaction.com.

Cambridge University, philosophy podcasts

http://www.phil.cam.ac.uk/podcasts-link/podcasts-philosophy

The Faculty is part of the University’s School of Arts and Humanities.

There are over 30 academic philosophers working in the Faculty. We have about 150 undergraduates and about 50 graduate students.

The philosophical community in Cambridge is is enhanced by the presence of philosophers in other departments and Faculties – for example, Classics, History and Philosophy of Science, Law, Politics and International Studies. The Faculty of Philosophy has strong teaching and research links with these philosophers in the rest of the University.

Our undergraduate degree has a claim to be among the best single-subject philosophy degrees in the UK. Our postgraduate programmes have trained philosophers now working all over the world.

The Internet Encyclopedia of Philosophy (IEP)

http://www.iep.utm.edu

The Internet Encyclopedia of Philosophy (IEP) (ISSN 2161-0002) was founded in 1995 to provide open access to detailed, scholarly information on key topics and philosophers in all areas of philosophy. The Encyclopedia receives no funding, and operates through the volunteer work of the editors, authors, volunteers, and technical advisers. At present, the IEP has over a million visitors per month, and about 20 million page views per year. The Encyclopedia is free of charge and available to all users of the Internet world-wide. The staff of 30 editors and approximately 300 authors hold doctorate degrees and are professors at universities around the world, most notably from English-speaking countries.

lavoro in classe: le passioni 

Gli studenti hanno letto a casa un approfondimento sulle passioni e scritto una relazione. Oggi in aula la classe è divisa in gruppi ciascuno dei quali tratta un argomento:

  • Libertà e necessità;
  • Passioni e morale;
  • Corpo e anima.

Fra due settimane, dopo la gita l’istruzione, ogni gruppo completerà il lavoro e poi ne discuterà con gli altri gruppi.

perché docenti non usano tecnologia?

Un anno fa ho trovato un articolo con il titolo: 11 ragioni per cui non docenti non usano tecnologia? Le elenco qua sotto. Mi fa picare notare che negli Stati Uniti hanno problemi simili ai nostri. Riporto l’elenco traducendolo liberamente dall’inglese.

  1. Paura.
  2. Basso livello di autoefficacia nell’uso delle tecnologie.
  3. Pochi test.
  4. Consumismo: leggere un libro, anche se brutto, è comunque meglio che leggere un blog.
  5. Mancanza di leadership: i docenti non sanno assumere un ruolo di comando, nella gestione della didattica, nel rapporto con preside.
  6. Paradigmi incoerenti: i docenti non sanno come usare i dispositivi che hanno; perciò assegnano esercizi su carta che gli studenti copiano o elaborano in gruppo. Tuttavia temono che online gli studenti copino o lavorino in gruppo.
  7. Esperienze personali: parziali, negative.
  8. Umiltà: chi è disponibile a mettersi in discussione per apprendere nuove tecniche e nuovi strumenti?
  9. La tecnologia è opzionale: usare il computer o il cellulare per insegnare è una delle possibilità cui si preferisce la tradizione.
  10. Mancanza di tecnologia: nelle scuole americane mancano fondi e quei pochi non sono usati per acquistare computer.
  11. Poca ricerca: quali relazioni fra didattica e tecnologia?

come la scuola può usare wikipedia

Quando si tocca l’argomento Wikipedia in qualche modo si sa di cosa si parlerà: dibattiti sull’attendibilità degli articoli; diffidenza verso articoli scritti da sconosciuti; dubbi sulle fonti dei finanziamenti. Argomenti tutti leciti e comprensibili.

Inoltre uno studio sull’uso di Wikipedia mostra dati poco gradevoli per l’idea della costruzione sociale della conoscenza: pochi redattori delle voci; scarsa attitudine alla verifica delle fonti; pigrizia nella ricerca di informazioni oltre Wikipedia.

Ma per comprendere eventi e processi occorre cambiare prospettiva. Wikipedia, pur ammettendo i difetti e limiti, parte da un presupposto diverso: le persone, normali aggiungerei, sono i soggetti attivi nella produzione della conoscenza. Perciò non basta constatare la parzialità delle voci, l’incapacità degli studenti a cercare e verificare fonti. Se le persone non verificano le fonti occorre mostrare loro come si fa; se ci sono pochi redattori, occorre far fare l’esperienza di essere redattori. Leggo, dal sito Wikipedia, dell’esistenza di un progetto – Wikipedia Education Program – che dal 2010 coinvolge università di diverse nazioni. Gli studenti, assieme ai docenti, leggono, verificano, criticano gli articoli di Wikipedia. I dati riportati sono interessanti: più del 70% degli studenti ritiene questa attività più interessante e coinvolgente delle attività didattiche tradizionali; scrivere in inglese migliora l’uso della lingua; le ricerche sono effettuate in collaborazione con i docenti. La qualità degli articoli, valutata in base a linguaggio, presenza di fonti, informazioni documentate, è aumentata. Forse una buona soluzione.

Sopratutto, un modo di lavorare che implica un diverso modo di accostarsi alla conoscenza e alla sua produzione: studenti e docenti ora contribuiscono agli articoli; non sono solo lettori passivi ma produttori attivi. Come portare nelle scuole, e fra i docenti italiani, questo modo di agire e di studiare?

tecnologia, didattica e critical thinking

Ho letto l’articolo di Marco Dominici La lunga (e faticosa) strada delle tecnologie nella didattica e trovo diversi argomenti interessanti, per me due sono cruciali:

  1. perché i docenti non usano la tecnologia per insegnare.
  2. l’uso della tecnologia nella didattica è legato al pensiero critico.

Perché i docenti non usano la tecnologia per insegnare? Concordo con la tesi di Dominici: paura ovvero tecnofobia. Nelle diverse scuole in cui ho lavorato, incontro sempre degli irriducibili i quali non sapendo usare un word processor scrivono a mano relazioni che la segreteria “rende digitali”; i quali non sapendo scaricare un file dalla rete, chiedono aiuto per stampare il cedolino in PDF messo a disposizione dal Ministero. Per costoro Facebook è un pericoloso mistero; la LIM una novità senza senso;  internet peggiora la cultura e così via.

Sono dei dinosauri in via di estinzione? Non lo so, ma deridere o compatire chi si comporta come i Dodo dell’Era glaciale non è la soluzione. Come diceva Spinoza, occorre comprendere. Con costoro avvierei una discussione proponendo che storicamente nel contesto vitale dell’uomo la tecnica ha un ruolo centrale: accendere un fuoco è una tecnica, uccidere gli animali con un sasso appositamente scheggiato è una tecnica. Per analogia, la lavagna è una tecnologia comunicativa, forse rudimentale, ma comunque tecnologia dalle molte implicazioni e implicature, esattamente come la LIM. Certamente usare la LIM obbliga a cambiare modo di lavorare, a mettersi in discussione come docenti, ad aggiornarsi. Ma in gioco c’è la relazione fra studenti e docenti che si articolo come digital use divide, seprazione nell’uso del digitale. Da un lato del tavolo da gioco abbiamo i giovani che usano istintivamente tecnologie digitali ma riducono  internet a Facebook, pensano di conoscere youtube perché “fanno click” sul pulsante di avvio del filmato; dall’altro lato abbiamo docenti che maneggiano a fatica la posta elettronica, sventolano rischi spesso inesistenti o ingigantiti. Ma non occorre esasperare questa distanza, perché neanche gli studenti si lanciano entusiasti su tablet, iPad, lettori di ebook o sull’elearning. Il risulato è che la scuola non è in grado di preparare le persone a vivere nel presente e poi nel futuro. Ovvero i ragazzi non sanno come imparare. E lo si tocca con mano quando si tratta di effettuare una ricerca sul web, valutando la credibilità delle fonti o usare wikipedia come la nuova fonte certa di verità.

Con questo mi collego al secondo punto.

Il secondo punto interessante è il pensiero critico – critical thinking – di cui ho iniziato a occuparmi anche in riferimento all’uso delle tecnologie dell’insegnamento per la scuola del futuro. Mi fa piacere essere sulla strada giusta e non essere da solo.