Iliade: inizio e conclusione

Canta, Musa, l’ira di Achille Pelide,
l’ira sciagurata che lutti innumerevoli impose
agli Achei precipitando alla casa dei morti molte
anime forti di eroi e facendo dei loro corpi
la preda di cani, il banchetto di rapaci: si attuava
il piano di Zeus da quando, scontratisi, si separarono
l’Atride capo di genti e Achille divino.
Quale dio li spinse a scendere in lotta?

Presero una cassa d’oro in cui deposero
le ossa avvolte in morbide vesti vermiglie
e subito la interrarono in una buca profonda coprendola
con grosse pietre strettamente serrate fra loro.
In fretta eressero un tumulo con le guardie disposte
tutt’intorno perché non venissero all’attacco gli Achei
dalle forti gambiere ed eretto il tumulo tornavano indietro.
Poi, radunatisi, partecipavano a un banchetto magnifico
nella casa di Priamo, il sovrano nipote di Zeus.
Così celebravano il funerale di Ettore domesticatore di puledri.

Omero, Iliade, Mondadori, Milano, 2018.

Apollo

Diceva pregando: lo udì Febo Apollo

e scese dalle cime d’Olimpo sdegnato in cuore.

Portava l’arco a tracolla e la chiusa faretra.

Tintinnarono sulla spalla le frecce del dio furibondo

mentre avanzava scivolando simile a notte,

poi si fermava un po’ discosto dal campo e scoccò una freccia:

sibilo pauroso scattò dall’arco d’argento.

Dapprima puntò muli e cani veloci,

poi prendeva a drizzare sugli umani lo strale accuminato

e scoccava: roghi di cadaveri ardevano fitti.

Omero, Iliade, Mondadori, 2018, Milano, a cura di Franco Ferrari, canto I versi 43 – 52.

Immagine: il padre di Criseide implora Agamennone perché liberi la figlia.