divagazioni letterarie e non solo

Senza argomenti particolari scrivo. Riporto una lettura in corso: la presenza del sublime nella poesia e letteratura moderne. Moderne nel senso che si rifanno al Modernismo. Mi accorgo di sembrare un po’ intellettuale ma mi interessa.

Ma non solo di letteratura vive l’uomo. Quindi leggo anche il libro pubblicato nell’autunno 2020 dall’attuale Ministro dell’istruzione. Fino a ora una sintesi dell’economia e dello sviluppo industriale italiano. E poi rivoluzione digitale scandita dalle tecnologie XG.

Ascolto Spotify. Anna e marco di Lucio Dalla e i Pantera. Ma anche i Dreamtheater.

Discussione con una classe che non affronta apertamente i problemi.

E sotto il cielo vita e morte si susseguono, come sempre. E questi momenti riflettono in migliaia di migliaia di fili i mondi possibili, reali e quelli impossibili, con le loro lacrime e risa che vivono nel silenzio.

Il brusio fermo dell’universo sussurra con tenerezza all’orecchio. E ci si può commuovere.

Ulisse: il Ciclope

Siamo stati derubati, dice. Saccheggiati. Insultati. Perseguitati. Prendendoci quello che ci apparteneva di diritto. In questo stesso momento, va avanti a dire alzando il dito, venduti all’asta in Marocco come schiavi o come bestiame.
– Parla della nuova Gerusalemme sionista? chiede il cittadino.
– Sto parlando dell’ingiustizia, fa Bloom.
– Giusto, dice, John Wyse. Ma allora alzatevi e lottate da uomini.
Eccovi qua un’illustrazione da calendario. Bersaglio per pallottole dumdum. Vecchio faccione lardoso spavaldamente ritto contro la bocca d’un cannone. Per la madosca., starebbe meglio a adornare uno spazzolone, ma ci vorrebbe un grembiale da bambinaia. Poi casca giù d’un tratto, si contorce e diventa floscio come uno straccio bagnato.
– Ma non serve, fa lui. La forza, l’odio, la storia, tutto. Non è vita questa per uomini e donne, odio e insulti. Tutti sanno che è il contrario di quello che si dice una vera vita.
– E cosa sarebbe? chiede Alf.
– L’amore, dice Bloom. Voglio dire l’opposto dell’odio. Ora devo andare, poi dice a John Wyse. Devo fare un salto al palazzo do giustizia per vedere Martin.

J. Joyce, Ulisse, Einaudi, pagina 457, traduzione di Gianni Celati.

Ulisse, Itaca

Perché l’assenza di luce lo disturbava meno della presenza del rumore?
A cagione della sicurezza del senso del tatto nella sua mano ferma, piena, maschile, femminile, passiva, attiva.

Quale dono possedeva essa (la sua mano) seppur con tendenze contraddittorie?

Il dono chirurgico operatorio, sennonché era riluttante a spargere sangue umano anche quando il fine giustificava i mezzi, preferendo, nel loro ordine naturale, l’elioterapia, la psicofisicoterapeutica, la chirurgia osteopatica.

J. Joyce, Ulisse,

Ulisse: la biblioteca

Come noi e nostra madre Dana, tessiamo e disfiamo il tessuto dei nostri corpi, di giorno in giorno, disse Stephen, e le loro molecole vanno avanti e indietro come una spola, così l’artista tesse e disfa la propria immagine. E come il neo sulla mia mammella destra è là dov’era quando sono nato, nonostante che tutto il mio corpo sia stato tessuto con una nuova stoffa, così attraverso lo spettro di un padre inquieto spunta la figura del figlio non ancora nato. Nell’intenso istante dell’immaginazione, quando la mente è un carbone che sta per spegnersi, dice Shelley, ciò che io ero è ciò che io sono e ciò che è in potenza è ciò che posso essere. Così nell’avvenire, che è il fratello del passato, può darsi ch’io mi veda così come siedo ora qui, ma per effetto d’un riflesso di ciò che allora sarò.

J. Joyce, Ulisse, Einaudi, Torino, 2013, pag. 267 – 268, traduzione di Gianni Celati.

Ulisse: Stephen, Proteo

Ineluttabile modalità del visibile almeno questo se non altro, il pensiero attraverso i miei occhi. Sono qui per leggere le segnature di tutte le cose, uova di pesce e marame, la marea avanzante, quella scarpa rugginosa. Verdemoccio, azzurrargento, ruggine: segni colorati. Limiti del diafano. Ma lui aggiunge: nei corpi. Dunque ne era conscio in quanto corpi prima che in quanto colorati. Come? Battendoci sopra il cranio, si capisce. Vacci piano. Calvo egli era e milionario, maestro di color che sanno. Limite del diafano in. Perché in? Diafano, adiafano. Se puoi farci passare attraverso le cinque dita della mano è un cancello, altrimenti è una porta. Chiudi gli occhi e vedrai.

Ulisse: Stephen, Nestore

Aspetti. Lei, Armstrong. Sa qualcosa di Pirro?

Un cartoccio di fichisecchi se ne stava acquattato nella cartella di Armstrong. Lui li appallottolava ogni tanto tra le palme e quietamente li inghiottiva. Minuzzoli aderivano alla pelle delle labbra. Fiato addolcito di ragazzo. Gente benestante, orgogliosi che il figlio maggiore fosse in marina. Vico Road, Dalkey.

Pirro, professore? Pireo, un molo.

Tutti risero. Alta inamena malevola risata. Armstrong volse lo sguardo ai compagni, profilo di una stolida gaiezza. Tra un momento rideranno più forte consci della mia scarsa autorità e delle rette che i loro babbi pagano.

Allora mi dica, fece Stephen, toccando col libro la spalla del ragazzo, che cos’è un molo.

Un molo, professore, disse Armstrong. Una cosa che sporge tra le onde. Una specie di ponte. Il molo di Kingstown, professore.

Ulisse: Leopold Bloom e Stephen Dedalus

Capitolo 17. Leopold Bloom ha portato a casa propria Stephen Dedalus. Il corrispettivo omerico è Itaca. Non ci sono Proci da uccidere ma scrupoli da esaminare razionalmente. Padre, Ulisse/Bloom, e figlio, Telemaco/Stephen Dedalus, si parlano ma restano diversi, per quanto ciascuno modificato dall’altro. L’episodio è organizzato con la tecnica catechistica: domande e risposte che esaminano razionalmente i due personaggi e a situazione. Riporto ciò che Bloom pensa di Stephen.

Originale

Which seemed to the host to be the predominant quality of his guest?

Confidence in himself, an equal and opposite power of abandonment and recuperation.

Traduzione di Giulio De Angelis

Quali sembravano al padron di casa le qualità predominanti dell’ospite?

Sicurezza di sé, una facoltà uguale ed opposta di abbandono e recupero.

Traduzione di Gianni Celati

Quali parevano all’ospite le qualità dominanti dell’ospitato?

Fiducia in se stesso, con uguale e opposta facoltà d’abbandono e ripresa.

il Cittadino e Leopold Bloom

La mancanza di prospettiva del nazionalismo fanatico è radicato in forme di rivendicazione senza giustizia reale, profondità storica e umana. Un esempio dall’Ulisse di Joyce.

Joyce dedica un capitolo intero alla figura del Cittadino, un fanatico nazionalista irlandese che, nel parallelismo con l’Odissea, corrisponde a Polifemo. Il fanatico nazionalista è come vedesse la realtà e lo spazio pubblico con due sentimenti: l’amore per sviscerato per l’Irlanda e l’odio per tutto ciò che è inglese. Ed è il Ciclope che con il suo unico occhio non coglie la complessità. Leopold Bloom, uomo comune con un afflato cosmopolita ma anche una sorta di mite ebreo errante, inizialmente è intimorito dalla violenza verbale e dall’imponenza del Cittadino ma poi riesce a difendere il popolo ebraico contro il l’antisemitismo del Cittadino, che irato lancia contro Bloom una scatola di biscotti. Tanto tuonò che piovve.

Molte cose si possono dire del Cittadino. Una è il suo linguaggio: da un lato grossolano, violento, sprezzante quando parla della vita quotidiana e degli inglese; dall’altro aulico, mitico, elevato fino al ridicolo quando parla dell’Irlanda. Nel linguaggio del Cittadino, la vita quotidiana è il teatro di una lotta senza quartiere per ristabilire una giustizia violata nel passato, fonte inesauribile di acredine e odio. Mentre l’ideale è scollegato da qualsiasi riferimento alla realtà storica e materiale.

Un altro aspetto del Cittadino è il suo egoismo. Per lui è naturale che gli venga offerto da bere, da mangiare e quando Bloom si rifiuta di farlo si arrabbia. Al Cittadino occorre tributare onore dando cibo, birra. Questa è a forma del suo regno.

In fondo, il Cittadino, non ostante il termine suggerisca uguaglianza sociale e politica, si occupa benissimo dei propri interessi e non è minimamente interessato alla giustizia. La sua concezione del giusto prevede che la giustizia debba essere ripristinata, ma solo quando si fa torto a lui.