realtà e demoni

Un uomo ha sparato con un fucile ad aria compressa e colpito una bambina di neanche 1 anno che per effetto del proiettile rischia la paralisi. Indipendentemente dai sentimenti esiste un rapporto di causa ed effetto fra il dito dell’uomo, il proiettile partito, la vita distrutta della bambina. E purtroppo in giudizio si deve tenete conto dei rapporti di causa ed effetto non delle intenzioni.

Chissà cosa pensava quando ha comprato l’arma; chissà cosa vedevano i suoi occhi quando ha schiacciato il grilletto; chissà dove era finita la realtà quando si è appostato al balcone. Chissà in quanto tempo ha deciso di sparare.

Cartesio fece un’ipotesi radicale e paradossale: e se tutto ciò che vedo, sento, tocco e penso non fosse altro che l’inganno di un genio maligno? Come fare a trovare qualcosa di reale e vero? Cartesio poi tira in ballo Dio. Ma io per me, abituato ad aspri limoni che riescono a fossi ombrosi, preferisco coltivare il sentire, sviluppare la conoscenza sperimentale, provare la faticosa e umana compassione, ipotizzare le conseguenze più odiose e dolorose dei miei atti per attenuare quel senso di onnipotenza sognante dell’irrealtà in cui persone e fatti non hanno origine, prosecuzione e si piegano al ritmo della mia volontà.

il cielo stellato sopra di me: passenger

È che quando si parla di meraviglia è facile cadere nei buoni sentimenti e facili meditazioni per animi sensibili. E invece non è così. La meraviglia è cosa difficile da sopportare e impone riflessioni ardue.

Già nel termine greco, thaumazein, meraviglia e sgomento sono intrecciati: paura, contemplazione, stupore sono mescolati. L’immensità illimitata del cielo stellato sulle nostre fragili e preziose vite ci atterrisce e inebria allo stesso tempo. Il groviglio di emozioni è difficile da sciogliere: paura, esaltazione, desiderio di morte, eros. Insomma il cuore, il corpo e il cervello hanno il ritmo serrato della canzone di Iggy Pop Passenger, il canto dell’uomo che passando sotto il cielo stellato lo vede vuoto e potente allo stesso tempo. L’uomo, sempre di passaggio nella città degli uomini, vede la bellezza del cielo e di chi gli sta a fianco, e il cuore batte come quella chitarra e quella batteria: senza posa, senza ristoro. Ma mentre gli altri dormono sicuri nelle loro case, chi ha il coraggio di tremare debole mortale e innamorato della bellezza, scopre paura e desiderio. Terrore e meraviglia. (Prima della canzone, l’immagine è tratta dal sito della NASA ed è una collisione galattica nel Cluster Abell 1185, da notare l’agglomerato luminoso a forma di chitarra)

I am a passenger
And I ride and I ride
I ride through the city’s backside
I see the stars come out of the sky
Yeah, they’re bright in a hollow sky
You know it looks so good tonight

litigare, anche violentemente 

Poi ci sono quelle volte in cui ci sono due persone, anche preparate e competenti, ma così simili nel modo di accostarsi ai problemi ed entrambe così drasticamente decisioniste che corrono verso l’unico esito possibile: il reciproco rimprovero perché l’altro è proprio ciò che io stesso sono. Ovvero si litiga e ci si fa la guerra quando due persone occupano lo stesso spazio politico, concreto o psicologico.

Non è la diversità il problema ma quando scopro che l’altro è nel o minaccia il mio spazio.