La politica è attività simbolica 

L’amministrazione ha il compito di risolvere i problemi. La politica quello di riunire gli uomini nell’idea emozionante che i problemi possano essere colti in un orizzonte anche simbolico. Perciò abbiamo bisogno di buoni politici.

Per associare gli uomini e le donne ci si può contrapporre ad altri, dei “loro” che possono diventare anche il “nemico” da cui differenziarsi, da isolare o da distruggere. La linea tracciata fra “noi” e “loro” non è concreta ma simbolica, emotiva spesso pseudo razionale. Come in tutte le linee di confine, le proiezioni e i fantasmi degli abitanti ai due lati della demarcazione spesso la fanno da padrone. Insistere troppo sulla differenza rispetto all’altro significa alimentare stereotipi con l’annessa paura di essere contaminati dal nemico.

Il leader può anche farsi carico degli errori e delle speranze della propria parte, indipendentemente dall’altro. Trovare le ragioni del “noi” nelle speranze e nei limiti comuni.

Un buon politico usa la simbologia e la retorica per trovare un equilibrio fra questi due aspetti in tensioni.

Insegnare filosofia, di nuovo

Niente da fare è difficile. Uno può partire dal web, dal libro di testo, dai testi originali o dalla vetusta “lezione frontale”, che poi è quella ancora largamente usata dai colleghi, quale sia la strada intrapresa alla fine resta uns domanda dal sapore amaro: fra le pagine chiare e le pagine scure, di tutta la saggezza e la follia dei filosofia, delle parole liberatorie e prigioniere, delle analogie imprigionate, cosa resta di tutto ciò, e dell’altro che c’è stato, nella persone a cui ho parlato e con cui ho discusso per anni? 

Quando saranno nel momento cruciale della scelta, quando sarà difficile districarsi fra le possibilità da cui dipenderà il loro destino, quando le parole sembrare ed essere avranno un significato molto reale, ci sarà ancora anche una sola delle parole che ci siamo scambiati?

Le mani che ci sostengono

Per molti anni ho vissuto nella certezza, ingiustificata, che dovessi fare da solo. Prevaleva in me l’idea che dovessi affrontare i problemi senza avere a fianco nessuno. Qualsiasi difficoltà incontrassi, me ne facevo carico senza mettere in conto la possibilità del sostegno di qualcuno. Senza riflettere troppo sui costi e i benefici delle imprese in cui mi imbarcavo ma sentendomi una specie di eroe e martire solitario.

Cieco e sordo di fronte alle mani e alle parole che mi sostenevano e mi accompagnavano, mi pare di essere stato responsabile di un generale sciupio affettivo e creativo di cui mi rammarico. A ben guardare direi che è stata un’usura che ha logorato me stesso in primo luogo.

Tuttavia delle mani soccorrevoli e delle parole gentili ci sono state e oggi posso essere loro grato per quel poco che ho fatto. Ora si tratta di ricominciare rinunciando alla solitaria gloria del “fai da te” per vivere con i cittadini di una nazione che ho frequentato poco.

chiedere scusa

Salvo che non accada quando si schiaccia inavvertitamente il piede di uno sconosciuto sul bus, chiedere scusa è impegnativo.

Se chiedo scusa significa che mi sono accorto di aver recato un danno e me ne assumo la responsabilità. Ci sono diverse variabili: la volontarietà o l’involontarietà dell’atto che ha danneggiato; la libera iniziativa di chi chiede scusa; l’entità del danno provocato; le circostanze che hanno portato alla o condizionato l’azione; la risonanza data alla dichiarazione; l’impegno a riparare il danno; l’impegno a non ripetere l’azione dannosa e altre cose ancora. Per esempio, delle scuse chieste volontariamente in pubblico alla persona che ho volontariamente danneggiato, impegnandomi a fare qualcosa per riparare, ci paiono moralmente più “vere” di chi viene costretto da qualcosa di esterno o senza la disponibilità a fare qualcosa per riparare il danno e a non ripetere ciò che ha danneggiato. In alcune tradizioni religiose e in molte comunità di recupero tossicodipendenti o alcolisti, incontrare le persone che si sono danneggiate, scusarsi e fare qualcosa per riparare fa parte del cammino di redenzione o di abbandono delle dipendenze.

Tutto ciò implica un cambiamento o l’impegno a un cambiamento. Si ricomincia a vivere ma in modo diverso e il rapporto fra le persone coinvolte non è più lo stesso.

Chiedere scusa è uno dei modi in cui si ricomincia.