sognare schemi strani

Da qualche notte faccio sogni strani. Per anni mi sono abituato a sognare mostri, simboli, eventi quotidiani camuffati con baffi a manubrio come la Gioconda. Poi c’è tutta la letteratura di esegesi onirica che ricostruisce il lavoro simbolico inconscio dei traumi e del non detto così da decostruire la narrazione simbolica che occulta la scena originaria.

Forte di tutto ciò non so come interpretare alcuni sogni, che ricordo con difficoltà neanche fossi stato interrotto da questioni di poca importanza, come accade a Coleridge con il suo Kubla Khan. Irrispettoso del caos tipico dei sogni, li elenco. Al lettore l’ardua interpretazione.

  • Schemi di logica modale con gli operatori □, ◇.
  • Uno schema didattico per insegnare agli studenti come leggere ed estrapolare i significati letterali, generali e metaforici di un testo.

Se … allora

Semplice. Se accade quello, allora succede questo. Mi piace questa relazione per quanto difficile da determinare.

  • Se mangi quella mela, allora il tuo corpo avrà più vitamine.
  • Se accarezzo Maria, allora soffrirò.
  • Se un numero è divisibile per 9, allora è divisibile per 3.
  • Se menti, allora nessuno si fiderà di te.
  • Se esci, vedrai.

E così via. Stabilire la relazione fra due cose: stati di cose, reazioni chimiche, parole, stati emotivi, certezze. Così da prevedere il futuro, rendere più chiaro il passato, stabilire condizioni, individuare responsabilità.

Quando elenco tutte le circostanze in cui usiamo con maggiore o minore consapevolezza queste due parole fidandoci dell’incerta relazione che le unisce, mi pare che l’intero Occidente, e forse non solo l’Occidente, viva come un’equilibrista sul filo teso fra un “se” e un “allora”.

C’è il soggetto della premessa “Se tu esci”, “Se io accarezzo” “Se io mento” e quello della conseguenza, che può essere lo stesso della premessa “allora io soffrirò”, “Tu vedrai” ma anche un altro “nessuno si fiderà”. Come si collegano le parole che ascolto o dico con i pensieri e le emozioni? Vai a capire. Il “Se” e l'”Allora” sono spesso scritti con caratteri grandi a ricordarci imperativi, speranze, minacce. Ma il problema non è nei grandi pannelli “If” e “Then” ma nel breve cavo che li unisce per cui se il primo si illumina, il secondo si accende. Vecchia discussione: la relazione fra il Se e l’allora scopre cose nuove o illustra contenuti poco chiari?

Poi andiamo avanti, come se nulla fosse. Le persone si accarezzano, i numeri si sommano e si sottraggono, le menzogne sono credute, le mele ci liberano dai dottori e così via. Tutti a fidarsi di un esile filo che unisce due quadri senza che se ne sappia davvero la ragione. L’uno all’altro estranei?