sognare schemi strani

Da qualche notte faccio sogni strani. Per anni mi sono abituato a sognare mostri, simboli, eventi quotidiani camuffati con baffi a manubrio come la Gioconda. Poi c’è tutta la letteratura di esegesi onirica che ricostruisce il lavoro simbolico inconscio dei traumi e del non detto così da decostruire la narrazione simbolica che occulta la scena originaria.

Forte di tutto ciò non so come interpretare alcuni sogni, che ricordo con difficoltà neanche fossi stato interrotto da questioni di poca importanza, come accade a Coleridge con il suo Kubla Khan. Irrispettoso del caos tipico dei sogni, li elenco. Al lettore l’ardua interpretazione.

  • Schemi di logica modale con gli operatori □, ◇.
  • Uno schema didattico per insegnare agli studenti come leggere ed estrapolare i significati letterali, generali e metaforici di un testo.

didattica della filosofia: il linguaggio

In un altro articolo ho descritto un percorso dedicato alla compassione che ho tenuto durante il lockdown. Ora ne espongo un secondo che riguarda il linguaggio.

Perché questa riflessione?

Esiste una relazione generale fra linguaggio, individuo e democrazia. Negli ultimi decenni ci si è concentrati sul rapporto fra democrazia e media, televisione, giornali e poi il “web”. Per questo sembra di ripetere un discorso già tenuto e come tutti i discorsi già ascoltati, può perdere di mordente. Ma qui ho voluto che gli studenti considerassero un aspetto lasciato in ombra, per quanto in fondo sotto gli occhi di tutti: i media, e il web sopratutto, fioriscono grazie al linguaggio, colloquiale, colto o schematico. Per introdurre l’argomento ho usato l’audio di un filosofo italiano vivente, Salvatore Natoli, per il quale la sopravvivenza della democrazia dipende da una sorta di costante apprendimento linguistico.

In aggiunta alle parole di Natoli, le osservazioni sulla neolingua che George Orwell aggiunse in coda al suo romanzo 1984. La neolingua di 1984 è pensata per eliminare metafore, per essere semplice, per stigmatizzare, per esprimere concetti opposti con il medesimo termine. Semplificare il linguaggio per ridurre le capacità interpretative delle persone.

Linguaggio e musica

La trattazione ha inizio dopo l’introduzione generale e poi propongo delle musiche per stimolare la riflessione e la partecipazione dei ragazzi. Invito ad ascoltare tre canzoni che citano il linguaggio pur essendo diverse fra di loro per stile, periodo.

  • No language in our lung, del gruppo inglese XTC. Quando mancano le parole: nei nostri polmoni c’è il fiato per dire ma le parole falliscono proprio quando dovrebbero dare il meglio di sé.
  • Don’t talk (put your head on my shoulders), degli americani Beach Boys. Le parole possono essere superflue perché ascoltare il battito del cuore è arduo e richiede il silenzio. Ma se non ci fosse un discorso e il linguaggio, esisterebbe il silenzio?
  • Language is a virus, della cantante e compositrice americana Laurie Anderson. A disease is spreading worldwide. But what if also language itself were a virus.

Linguaggio e quarantena

Siamo in guerra! Il coronavirus e le sue metafore. La metafora della guerra è la più usata per raccontare il coronavirus. Ma cosa si annida nelle metafore? Il mutamento (linguistico) del coronavirus. Per conoscere i risvolti linguistici del Corona Virus discutiamo in videoconferenza alcuni articoli che analizzano la lingua della pandemia ovvero come il coronavirus ha cambiato il nostro modo di parlare, dall’ossessione per i termini medici a quella per la panificazione.

Linguaggio e realtà

Un rapporto difficile da sempre.  Una parte consistente della filosofia del Novecento si è occupata del linguaggio, inteso come l’orizzonte trascendentale di senso dell’uomo. Per Wittengstein “I limiti del linguaggio sono i limiti del mondo”. Prima il linguaggio o prima le cose? E’ il linguaggio a determinare la realtà o la realtà a modificare il linguaggio? Metafore: fra linguaggio e pensiero. Per illustrare le caratteristiche della metafora ho fatto un video.

I principi regolativi della comunicazione

In conclusione le quattro massime della comunicazione di Grice. Con esercizio pratico di analisi di articoli valutati in base alle massime di Grice.

Verso il Bloomsday

Ineluttabile modalità del visibile: almeno questo se non altro, il pensiero attraverso i miei occhi. Sono qui per leggere le segnature di tutte le cose, uova di pesce e marame, la marea avanzante, quella scarpa rugginosa. Verdemoccio, azzurrargento, ruggine: segni colorati. Limiti del diafano. Ma lui aggiunge: nei corpi. Dunque ne era conscio in quanto corpi prima che in quanto colorati. Come? Battendoci sopra il cranio, si capisce. Vacci piano. Calvo egli era e milionario, maestro di coloro che sanno. Limite del diafano in. Perché in? Diafano, adiafano. Se puoi farci passare attraverso le cinque dita della mano è un cancello, altrimenti è una porta. Chiudi gli occhi e vedrai.

J. Joyce, Ulisse, Mondadori, Milano, 2016, “Proteo, La spiaggia”, pag 43, trad. italiana di Giulio De Angelis,

mappe, territorio e conoscenza

La frase “la mappa non è il territorio” va dritto all’essenza di un problema e lo propone in una formula traducibile in vari contesti: la parola non è la cosa e così via. Ma, mi chiedo, si possono buttare via le mappe?

La differenza fra mappa e territorio è nota a qualsiasi cartografo che dovendo rappresentare su uno spazio a due dimensioni una realtà fisica a tre, sa che otterrà un risultato distorto. Per verificare basta disegnare una figura geometrica sulla buccia di una mela, sbucciare la mela e poi schiacciare il buccia su un tavolo. La figura geometrica di partenza non è più la stessa e non potrà mai esserlo. Inoltre occorre aggiungere la scala della mappa. Insomma è vero che la mappa non è il territorio. I cartografi allora scelgono la distorsione meno svantaggiosa a seconda degli scopi della mappa

Esistono, inoltre, diversi tipi di mappe. Una cartina militare ha scala, dettagli, indicazioni e simbologie diverse dalle cartine delle autostrade. In alcuni casi la mappa rappresenta un modello semplificato della realtà, per esempio la mappa della metropolitana di Londra espone con chiarezza le fermate, gli incroci delle diverse linee, ma la forma è una semplificazione delle gallerie reali, come si può vedere sotto.

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Mappa della metropolitana di Londra

Ora, un cartografo o una persona che abbia competenza interpreta i segni sul foglio bidimensionale che ha sotto gli occhi ricavando informazioni sul territorio che ai più sfuggono. Può anche accadere che un inesperto sia confuso dal modello semplificato della mappa che ha di fronte che non riproduce le forme e non ha riferimento delle mappe e della realtà che è abituato a vedere. Posso immaginare che una mappa della metropolitana di Londra che ne rappresenti gli allacciamenti elettrici e gli ingressi a disposizione dei tecnici sia molto diversa da quella dei viaggiatori.

A questo punto si possono fare molte analogie. La statistica, per esempio, è un metodo che permette di avere una descrizione della realtà. Questa descrizione può essere più o meno articolata a seconda dei calcoli, degli scopi dell’indagine; può anche dare uno schema corretto e rigoroso, l’equivalente della mappa per tecnici della metropolitana di Londra, che non corrisponde alla raffigurazione “realistica” o intuitiva della realtà. Ma se l’unica cosa che so di statistica sono alcune funzioni dei fogli di calcolo, che uso per fare i conti di casa, giudico quella statistica sbagliata o falsa. Lo stesso vale per l’economia, la filosofia, il linguaggio.

Il problema è che la mappa non è il territorio dice una cosa evidente, facile e allo stesso tempo difficile. In prima battuta, direi che non significa che le mappe sono tutte da buttare via perché il territorio è la pietra di paragone assoluta che mi salva dagli errori delle mappe. In seconda battuta, mi chiedo dove possiamo andare senza quelle cose imperfette, ma studiate, che sono le mappe.

Gorgia: Encomio di Elena e la potenza del linguaggio

Gorgia da Lentini scrisse l’Encomio di Elena per dimostrare che Elena di Troia non era colpevole della guerra di Troia. Gorgia porta diversi argomenti: Elena è innocente se costretta a seguire Paride dalla violenza, dal desino, dagli dei, dall’amore. Ma Paride usò lo strumento più potente: le parlò. Infatti per Gorgia il linguaggio gioca un ruolo tutto particolare nell’esistenza degli uomini:

La parola è grande sovrano, che con un corpo piccolissimo e invisibile compie imprese massimamente divine: sa calmare la paura, eliminare il dolore, suscitare la gioia, sollevare la pietà. (M. Bonazzi, I Sofisti, BUR – Classici greci e latini, Milano, 2008, traduzione Franco Trabattoni, pag. 189).

Perché?

Gli incantesimi divinamente ispirati dalle parole sono apportatori di piacere, liberatori di dolore; incontrandosi con l’opinione dell’anima, la potenza dell’incantesimo la ammalia, la persuade, la trascina con il suo sortilegio. (ibidem, pag. 189).

Ironica sembra la definizione dell’unica debole difesa contro lo strapotere della parola:

Se infatti tutti riguardo a tutte le cose possedessero memoria degli avvenimenti passati, consapevolezza di quelli presenti e previsione di quelli futuri, il discorso pur rimanendo lo stesso, non avrebbe la stessa efficacia che possiede nei confronti di quanti ora non sono in grado di ricordare il passato, osservare il presente e prevedere il futuro. (ibidem, pag. 191).

Come riportato nella vignetta, si possono usare i suoni linguistici per infestare di fantasmi la mente delle persone. Nell’uso politico si traccia la linea fra noi e loro, assegnando al noi la vita e a loro la morte.