Kabul oggi

Il fallimento di una generazione di politici, di militari, di organizzazioni non governative, di finanziatori, di imprenditori.

Per i prossimi anni non potremo essere altro che testimoni di violenza, uccisioni, distruzione. L’unica speranza è che gli afgani trovino il coraggio e la forza di liberarsi degli assassini che ora governano perché nessuno è stato capace di liberarsi dei corrotti che li hanno preceduti spianando la strada.

Per il resto è una vergogna. E essere almeno testimoni della morte e delle torture, sapendo che non è stato fatto nulla di efficace per evitarle.

processare, condannare, punire, ieri e oggi

Il Medioevo non è stata un’età così buia come la si dipinge, tuttavia poteva accadere di trovarsi senza mani e senza piedi. Come si nota nella miniatura in testa all’articolo.

L’immagine è chiara: ci sono due uomini impiccati, con mani e piedi mozzati. Era il modo in cui nel Medioevo funzionava la giustizia. Non c’erano avvocati difensori, la legge era scritta direttamente da Dio, per condannare una persona bastava l’accusa di un’altra, fra le prove c’erano ordalie quale camminare sui carboni ardenti e altre cosucce del genere.

Poi è stato istituito lo stato di diritto che prevede avvocati, diritto alla difesa, la presentazione e la discussione di prove in pubblico, la distinzione fra mortificazione e riscatto morale, e così via.

Alla base di questo passaggio la separazione fra stato e chiesa; la differenza fra la legge razionale scritta e la parola di Dio.

Verona e la famiglia: costoro non sono martiri

In realtà pensavo che certe cose fossero acquisite, prima fra tutte la libertà individuale di scegliere la propria vita senza che la frase “Dio è con noi” venisse pronunciata con la fiera serenità del fanatico che trova nella provocazione il senso della propria esistenza. Del resto, se si vive nel mito della lotta fra il bene e il male, fra il Vero e il Falso, allora la provocazione violenta è un imperativo, finalizzato a assumere il ruolo di martire.

Quindi non voglio rispondere alle provocazioni che fanno il gioco di chi si crede dalla parte di Dio. Non voglio sottostare al loro delirio, confermandolo ai loro occhi.

Piuttosto, saluto gli e le omosessuali, gli e le divorziate, chi ha abortito, gli atei, le femministe, le donne che hanno scelto di non sposarsi, gli uomini e le donne che hanno scelto o stanno scegliendo di transitare. Saluto chi gode della vita.

Aggiungo, a scanso di equivoci sentimentalistici o di qualsiasi facile dichiarazione di fratellanza: non sono amico di tutti voi. E nessuno di noi si aspetta che si debba essere forzatamente amici per ribellarsi. Non è per amicizia che soffro e mi arrabbio a sentire i deliri dei fanatici riuniti a Verona. Per quanto avere amici e amiche omosessuali, divorziate e divorziati, atei, transessuali mi abbia aiutato a sentire e capire.

Mi ribello perché è lesa la vita; perché sono disprezzati i dolori e le gioie delle nostre scelte; perché ho paura di chi serenamente afferma che “Dio è con noi”, come era scritto sulle fibbie dei nazisti; perché diffido di chi vuole imporre un solo stile di vita, una sola verità, così da nascondere le proprie insoddisfazioni e inquietudini; perché ho cose più importanti e interessanti nella vita che frugare morbosamente fra le lenzuola di amici e sconosciuti per misurare la naturalezza e l’ortodossia della loro sessualità; perché non ci si deve vergognare dalla propria vita.

Ora mi appresto a rileggere Mill e On Liberty e mi preparo a difendere la laicità dello stato.

Concludo riportando che esiste anche un film intitolato Dio è con noi.

quando si è fanatici

Su Ginevra ai tempi di Calvino, nato il 10 luglio 1509.

“All’interno della città si fece uno sforzo per introdurre un regime rigoristico che è stato spesso deriso perché insisteva su cose che, in una civiltà divenuta mondana, i più sono giunti a considerare come inizie. Erano comminate pene per chi si fosse lasciato predire la fortuna dagli zingari, o avesse fatto rumore in chiesa, o avesse offerto il tabacco durante il culto, o non sapesse recitare le preghiere. Si anglicano le osterie e i conventi venivano trasformati in cui non si mesceva da bere né alla domenica, né durante le ore nei culti nei giorni feriali (poiché vi erano anche culti nei giorni feriali) né dopo le nove di sera. (…)

Altre disposizioni erano intese a preservare la purezza del culto e prendevano di mira ogni resto di pratiche cattoliche. Un orafo venne punito per aver fatto un calice da messa, un barbiere per aver fatto la chierica a un sacerdote, un altro per aver detto che il papa era un brav’uomo. Il consiglio civico ginevrino giunse perfino a proibire l’usanza cattolica di dare ai bambini i nomi di santi cattolici o altri quali “Croce”, “Gesù”, “Pentecoste”, “Domenica”, “Sansepolcro”.

Roland H. Baiton, La Riforma protestante, Einaudi, Torino, 2000, pp. 114-115.

Poi occorre ricordare gli anabattisti affogati, i cattolici perseguitati. Le piccole cose quotidiane possono rilevare fanatismi incombenti.