chi trovo in me

Da un verso di una canzone dei Pink Floyd, passo a un tema trattato in vari modi. In questo caso richiamo Eraclito.

I confini dell’anima vai e non li trovi, anche a percorrere tutte le strade: così profondo è il Discorso che essa comporta.
Eraclito. I frammenti e le testimonianze. a cura di C. Diano e G. Serra, Fondazione Lorenzo Valla – Mondadori Editore, Milano, 1994, fr. 51 (Diels-Kranz 45).

Il mondo “dell’anima” è privo di confini, poiché il Discorso (Logos) è profondo. Il Discorso (Logos) si configura diverso dal proprio Io.

Non a me ma dando ascolto al Discorso, è saggio dire con esso che tutte le cose sono una.
Idem, fr. 6 (Diels-Kranz 50).

Quindi in me trovo lo “sconfinato” che unisce il tutto. Il Discorso, (Logos), unisce le cose altrimenti separate, viste come in un sogno, espressione di una realtà privata e senza consistenza. La differenza fra “dentro” e “fuori” si fa meno netta: se il Discorso (Logos) unisce, “dentro” trovo qualcosa che in relazione con il “fuori” e reciprocamente “fuori” trovo qualcosa che in relazione con il “dentro”. Infatti, il Discorso (Logos) unisce ciò che diverge

La via in su e la via in giù sono una e la medesima. (Idem, fr. 31, Diels-Kranz 60).

Nel territorio senza confini dell’anima qualsiasi sia la direzione del nostro Discorso ci troviamo sulla medesima strada, nel medesimo luogo. Movimento apparente?

Nel circolo principio e fine fanno uno. (Idem, fr. 30, Diels-Kranz 103).

Non moto apparente, perché ogni punto nel circolo è allo stesso tempo inizio e fine. Ma è solo nel movimento che troviamo l’unione.

purificare e distruggere

semelinAnni fa comprai un libro di Jacques Semelin: Purificare e distruggere. Esamina diversi stermini, genocidi che si sono succeduti nel Novecento: Shoah, ex Jugoslavia, Ruanda. Il sottotitolo è “Usi politici dei massacri e dei genocidi”.

La ricchezza e la complessità dello studio, che ha richiesto più di venti anni di ricerche e studi, emerge dai titoli dei capitoli:

  1. Gli immaginari della distruttività sociale
  2. Dal discorso incendiario alla violenza sacrificale
  3. Contesto internazionale, guerra e media
  4. Le dinamiche del massacro
  5. Le vertigini dell’impunità
  6. Gli usi politici dei massacri e dei genocidi

Il libro è poderoso, 500 pagine compresi indici e bibliografia, e confesso di averlo letto irregolarmente e non in sequenza. Tuttavia è molto interessante. Le analogie con il presente sono molte e potrebbe essere facile stabilire delle corrispondenze troppo schematiche e rigide, tuttavia alcune cose mi danni da pensare. Uno dei fattori ricorrenti della violenza politica è l’isolamento mediatico, imposto o frutto di eventi storici, per cui le notizie provenienti dagli “altri” sono false, inattendibili, espressione di un complotto politico o economico. Ora nella società condivisa, quale pare essere quella in cui viviamo, l’isolamento potrebbe essere ridotto: informazioni distribuite e pubbliche, empatia e quant’altro possono rendere più difficile la strategia politica dell’isolamento. Ma non ne sono così certo, perché proprio l’angoscia suscitata dall’infinita massa dei dati innesca chiusura, sordità, impermeabilità a ciò che smentisce le mie idee.

In questo senso mi vengono in mente due frammenti di Eraclito:

Perciò bisogna seguire ciò che è comune: il Discorso è comune, ma i più vivono come avendo ciascuno una loro mente.

Per i desti il mondo è uno e comune, ma quando prendono sonno si volgono ciascuno al proprio.
Eraclito. I frammenti e le testimonianze, a cura di Carlo Diano e Giuseppe Serra, Mondadori – Fondazione Lorenzo Valla, Milano, 1994, frammenti 7 e 9.