Verona e la famiglia: costoro non sono martiri

In realtà pensavo che certe cose fossero acquisite, prima fra tutte la libertà individuale di scegliere la propria vita senza che la frase “Dio è con noi” venisse pronunciata con la fiera serenità del fanatico che trova nella provocazione il senso della propria esistenza. Del resto, se si vive nel mito della lotta fra il bene e il male, fra il Vero e il Falso, allora la provocazione violenta è un imperativo, finalizzato a assumere il ruolo di martire.

Quindi non voglio rispondere alle provocazioni che fanno il gioco di chi si crede dalla parte di Dio. Non voglio sottostare al loro delirio, confermandolo ai loro occhi.

Piuttosto, saluto gli e le omosessuali, gli e le divorziate, chi ha abortito, gli atei, le femministe, le donne che hanno scelto di non sposarsi, gli uomini e le donne che hanno scelto o stanno scegliendo di transitare. Saluto chi gode della vita.

Aggiungo, a scanso di equivoci sentimentalistici o di qualsiasi facile dichiarazione di fratellanza: non sono amico di tutti voi. E nessuno di noi si aspetta che si debba essere forzatamente amici per ribellarsi. Non è per amicizia che soffro e mi arrabbio a sentire i deliri dei fanatici riuniti a Verona. Per quanto avere amici e amiche omosessuali, divorziate e divorziati, atei, transessuali mi abbia aiutato a sentire e capire.

Mi ribello perché è lesa la vita; perché sono disprezzati i dolori e le gioie delle nostre scelte; perché ho paura di chi serenamente afferma che “Dio è con noi”, come era scritto sulle fibbie dei nazisti; perché diffido di chi vuole imporre un solo stile di vita, una sola verità, così da nascondere le proprie insoddisfazioni e inquietudini; perché ho cose più importanti e interessanti nella vita che frugare morbosamente fra le lenzuola di amici e sconosciuti per misurare la naturalezza e l’ortodossia della loro sessualità; perché non ci si deve vergognare dalla propria vita.

Ora mi appresto a rileggere Mill e On Liberty e mi preparo a difendere la laicità dello stato.

Concludo riportando che esiste anche un film intitolato Dio è con noi.

donne scienziate

In un articolo di qualche tempo fa avevo scritto di Hedy Lamar perché fu un bella donna, intelligente e ingegnere geniale e relegata a ruoli di attrice secondari. Ora leggo di una scienziata, Nettie Stevens, scopritrice delle ragioni genetiche della differenza fra uomini e donne. In questo caso abbiamo, fra gli altri, un premio Nobel che si astenne dal riconoscerne il valore anche dopo la morte della donna.

Articolo da Oggiscienza.

Hedy Lamar

Questa è una attrice e si chiama Hedy Lamar (1914 – 2000). Una gran bella donna di origine austriaca che lavorò a fianco di attori come Spencer Tracy, Judy Garland, Clark Gable e James Stewart. In genere venne relegata a ruoli leggeri, di bellezza esotica e straniera, europea e anche orientale. Recitò in circa venticinque film girati in altrettanti anni, fonte Wikipedia.
Ma Hedy Lamar è notevole per altro. In primo luogo scappò dal Nazismo e non fu l’unica. In secondo luogo inventò un sistema per rilevare i missili che nelle sue speranze sarebbe dovuto servire per contrastare i missili nazisti. Il metodo venne accantonato durante la guerra ma poi fu alla base della tecnologia dello Spread Spectrum.

In conclusione. Gli immigrati spesso portano innovazioni. Le donne spesso non sono credute. Infine, le attrici, e gli attori, non sono i personaggi che recitano.

Ma sopratutto, una bella donna che si comporta in modo frivolo può saperne molto di più di quello che traspare.

Ma si ha davvero paura dell’intelligenza delle donne?

Sul dire “amore”

Oggi andrò al gay pride. Per una semplice ragione

Ho molti amici e amiche omosessuali e alcuni di questi hanno avuto comportamenti discutibili. E non vedo in cosa differiscano da me in questo.

Ho molti amici e amiche omosessuali con le quali non ho nulla in comune. Ma ho poco o niente in comune anche con molti eterosessuali.

Ho molti amici e amiche omosessuali e non me ne frega nulla di ciò che fanno a letto o se lo fanno per piacere, amore o per distruggersi. Conosco molti eterosessuali la cui vita è distrutta dal sesso.

Andrò al gay pride per un motivo: perché tutti abbiamo il diritto non solo di amare ma anche, e sopratutto, di poter dire che si ama e si desidera.

La cosa strana è che amore e desiderio in Italia possono esistere principalmente come fatto poetico ma non come realtà.

Proposta: si potrebbe scrivere un libro o creare un sito in cui chiunque, omo o etero o pan o bisessuale che sia, racconta cosa pensa e prova della persona amata, di quando l’ha conosciuta e di tutti gli eventi importanti di una storia d’amore. Ma senza dire il genere della persona amata. Giusto per vedere se ci sono differenze.