Sul dire “amore”

Oggi andrò al gay pride. Per una semplice ragione

Ho molti amici e amiche omosessuali e alcuni di questi hanno avuto comportamenti discutibili. E non vedo in cosa differiscano da me in questo.

Ho molti amici e amiche omosessuali con le quali non ho nulla in comune. Ma ho poco o niente in comune anche con molti eterosessuali.

Ho molti amici e amiche omosessuali e non me ne frega nulla di ciò che fanno a letto o se lo fanno per piacere, amore o per distruggersi. Conosco molti eterosessuali la cui vita è distrutta dal sesso.

Andrò al gay pride per un motivo: perché tutti abbiamo il diritto non solo di amare ma anche, e sopratutto, di poter dire che si ama e si desidera.

La cosa strana è che amore e desiderio in Italia possono esistere principalmente come fatto poetico ma non come realtà.

Proposta: si potrebbe scrivere un libro o creare un sito in cui chiunque, omo o etero o pan o bisessuale che sia, racconta cosa pensa e prova della persona amata, di quando l’ha conosciuta e di tutti gli eventi importanti di una storia d’amore. Ma senza dire il genere della persona amata. Giusto per vedere se ci sono differenze.

Annunci

internet: trasparenza o manipolazione? 

Aula magna del rettorato, Università di Torino.

Floridi e non solo su presente e futuro.

Da Floridi: Le analogie con il passato sono corrette a parto di sapere che il presente è una incognita. A : B = C : X, dove X è il presente digitale/ analogico da determinare.

8 marzo: donne e colonne

Innanzitutto meno male che c’è. Anche se non ci si deve ricordare delle donne solo oggi, anche se la celebrazione rischia di rinchiudere le donne in una commemorazione istituzionale, anche se 1000 altre cose, è meglio che ci sia. Nei luoghi in cui l’8 marzo è un giorno qualsiasi, guarda caso, le donne non sono così ben considerate, anzi sono, guarda caso, mal trattate. Molto, fino alla morte.

Ma la festa delle donne non è una cosa sentimentale, non riguarda i buoni sentimenti e il ringraziamento per tutto quello che fanno e che sono. Si ringrazia chi corrisponde al ruolo che ci aspettiamo che abbia, perché così facendo ha salvato il nostro. Talvolta si ringrazia qualcuna perché è non ha cambiato nulla e non è mutata.

La festa delle donne non è il fidanzato che fa la festa alla fidanzata.

C’è un post che ho letto su Facebook e che mi ha dato da pensare: “grazie donne perché siete le colonne della vita”. La cosa mi ha fatto pensare perché questo ringraziamento è certificazione di una subordinazione. Come diceva Marx, e non è che condivida proprio tutto ciò che ha scritto,  anche il tempio più bello si regge su colonne, nel caso il proletariato, ma la bellezza del frontone può far scordare lo sfruttamento delle colonne su cui si fonda. Il problema è che ogni verticalità nasconde qualcuno in basso sfruttato cui si deve dare un ringraziamento, sentimentale o metafisico.

100 giorni e trump

Ha fretta. Molta fretta.

Sa che i primi 100 giorni di presidenza sono cruciali per i 4 anni successivi. Lo sa lui e lo sanno i suoi avversari. 100 giorni, poco più di tre mesi. Se fa quello che ha promesso, ha l’America in pugno. Se non fa quello che ha promesso, non sarà la stessa cosa: meno credibilità, meno consenso. 100 giorni per valutare i prossimi 4 anni.

Per questo ha fretta e prosegue lo stile da campagna elettorale.

programmare e collaborare

Non è cosi evidente la ragione per cui collaboriamo e progettiamo assieme. Bratman, filosofo americano, ipotizza l’esistenza di una “intenzionalità comune” per spiegare come accade che due o più persone collaborino. Per esempio, le persone coinvolte in un progetto possono avere intenzioni diverse sul progetto e tuttavia collaborare alla sua realizzazione. Il problema si pone anche quando si tratta dei processi decisionali. Secondo Bratman questa capacità è specificamente umana e distingue gli uomini dagli animali poiché i primi sono capaci di un noi che resta precluso ai secondi.

L’attenzione per questi temi è un’evoluzione della ricerca iniziale del filosofo di studiare modalità e condizioni della progettazione, planning.

Per ulteriori informazioni: http://news.stanford.edu/news/2014/july/together-planning-bratman-071414.html

libertà civile: un memo

La libertà civile consiste anche nel non poter essere costretti a fare qualcosa che la legge non ordina; […] Ma la libertà è il diritto di fare tutto quello che le leggi permettono; e se un cittadino potesse fare ciò che esse proibiscono, non ci sarebbe più libertà, perché gli altri avrebbero a loro volta lo stesso diritto. E’ vero che che questa libertà si trova solo nei regimi moderati, cioè in quelli la cui natura è tale che nessuno è costretto a fare le cose a cui la legge non lo obbliga o a non fare quelle che la legge gli consente.

Tratto da Enciclopedia, o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri. 1751 – 1772, Feltrinelli, Milano, 1966, Vol. II, pag. 426, a cura di Alain Pons, traduzione Elena Vaccari Spagnol.

Informazioni sull’Encyclopedie.

Snowden

imagesHo visto il film Snowden di Oliver Stone. Gran film che però alla fine non mi ha fatto arrabbiare più di tanto, forse perché sapevo già come è andata a finire.

Anche in questa occasione l’Amministrazione americana non ci fa una bella figura, per usare un eufemismo. La schifezza che emerge dal film è che i servizi segreti americani hanno liberamente e, almeno fino a un certo momento, impunemente ficcato il naso nelle faccende private di cittadini americani e non solo americani. Sotto l’ombrello della guerra al terrorismo e della guerra combattuta nei server e non per terra, l’NSA ne ha fatte di cotte e di crude; senatori hanno coperto con menzogne o mezze verità; un Presidente ha dato il via alla cosa (Bush) mentre un secondo l’ha in parte proseguita (Obama). Insomma ce ne è per tutti.

Ma poco prima di vedere il film ho trovato due documenti, strani di questi tempi. Il primo è un documento della Director of National Intelligence (DNI) con il quale si danno delle indicazioni a coloro che vogliano denunciare abusi per ridurre i casi di omertà o pressione di cui la vicenda Snowden è ricca. Per alcuni questo documento è ancora troppo poco, per altri è comunque qualcosa. Da osservatore esterno non qualificato mi stupisce questo pragmatismo che affronta i problemi. Una piccola aggiunta: il documento parla di diritto di chi denuncia gli abusi (whistleblower) a essere protetto e difeso fra i diritti fondamentali.

Poi un secondo documento, della Pen America, che analizza il rapporto fra giornalisti e servizi segreti. Problemi trattati: verità, fonti, servizi segreti, cosa fare e cosa dire. Esiste qualcosa in Italia?

In ogni caso: continuo a pensare che la guerra on-line sia reale; che il terrorismo non sia una invenzione/creazione dei servizi segreti. Un conto è nascondere fatti, un conto è manipolare le persone, una terza cosa sono gli eventi.