silenzio e urla

Logora di più vedere esaurire con le parole il dolore terribile cui assistiamo che non comprenderlo.

Ci sono agenti pugnalati a morte, vite di giovani distrutte, bambini sottratti arbitrariamente all’affetto dei genitori, persone a rischio di morte per annegamento, donne insultate, possibilità vanificate, cultura denigrata, intelligenza derisa, sedi di partiti bruciate, leggi ignorate, istituzioni sbrandellate. Questo e altro ancora schiacciato con parole violente, impudiche; manipolazioni sfacciate pianificate a tavolino.

Tutto ciò come se il linguaggio servisse solo a scatenare un terremoto emotivo per tramutare in urla di ribellione morale lo squittio di topi chiusi nella gabbia dei propri dolori e della propria rabbia da prigionieri impotenti.

Come ci sente in un mondo senza pietà? Senza lacrime?

Come ci si sente in un mondo che chiama critica la risata indifferente con cui ci si prepara a dare il colpo mortale al ferito spaventato?

Come ci si sente a essere cattivi?

Come mi si sento a non riuscire, o sapere, come ostacolare la cattiveria?

Fonte dell’immagine: besthindiwallpaper108.blogspot.com

realtà e demoni

Un uomo ha sparato con un fucile ad aria compressa e colpito una bambina di neanche 1 anno che per effetto del proiettile rischia la paralisi. Indipendentemente dai sentimenti esiste un rapporto di causa ed effetto fra il dito dell’uomo, il proiettile partito, la vita distrutta della bambina. E purtroppo in giudizio si deve tenete conto dei rapporti di causa ed effetto non delle intenzioni.

Chissà cosa pensava quando ha comprato l’arma; chissà cosa vedevano i suoi occhi quando ha schiacciato il grilletto; chissà dove era finita la realtà quando si è appostato al balcone. Chissà in quanto tempo ha deciso di sparare.

Cartesio fece un’ipotesi radicale e paradossale: e se tutto ciò che vedo, sento, tocco e penso non fosse altro che l’inganno di un genio maligno? Come fare a trovare qualcosa di reale e vero? Cartesio poi tira in ballo Dio. Ma io per me, abituato ad aspri limoni che riescono a fossi ombrosi, preferisco coltivare il sentire, sviluppare la conoscenza sperimentale, provare la faticosa e umana compassione, ipotizzare le conseguenze più odiose e dolorose dei miei atti per attenuare quel senso di onnipotenza sognante dell’irrealtà in cui persone e fatti non hanno origine, prosecuzione e si piegano al ritmo della mia volontà.

cosa pensano e cosa desiderano?

Questa è una fotografia di Salgado.

Sono esseri umani che lavorano come schiavi in una miniera a cielo aperto che è un formicaio.

Sono convinto che gli esseri umani siano capaci di qualsiasi cosa, purché pensino che abbia senso. Quindi mi chiedo:

Cosa pensano queste persone mentre si spaccano la schiena all’inferno? Al futuro per sé stessi? Alla loro famiglia? Alla persona amata? A Dio? Desiderano uccidere il padrone? Chi sono costoro?

commozione

Leggo di due genitori il cui figlio è morto per un’otite curata con l’omeopatia, consigliata da un medico testardo e insensibile. Poi ci sono i morti di Manchester: ragazzine e ragazzini dilaniati dall’esplosione, dai chiodi nascosti nella bomba; e le famiglie degli attentatori che hanno dedicato la loro vita a vendicarsi, forse anche per reali torti subiti.

Ma è umano sciogliersi in lacrime per il bambino morto nel dolore e anche per quei genitori che hanno preferito al dolore del figlio una cieca fedeltà a un dottore ricattatorio. Lo stesso loro dolore li ucciderà. Non insultiamoli per la loro ingenuità perché qualsiasi cosa potremo immaginare sarà solo una percentuale infima dell’inferno in cui vivono. E’ uno di quei casi, rari per fortuna, in cui il dolore è già la pena.

Per i padri degli attentatori forse vale “Perdonali perché non sanno ciò che fanno”.

Questi eventi mi hanno fatto cercare canzoni, filmati, scene su Facebook, Youtube di solidarietà, di semplici, buoni e onesti gesti quotidiani. Mi sono commosso.

Ma non voglio solo la commozione estetica della canzone o del gesto pubblico che attenui nella momentanea solidarietà fra i vivi l’irrimediabilità della dissoluzione. Così come non voglio annacquare in un pianto rassicurante l’orrore che mi suscitano certe anime oscure. La morte subita perché è stata permessa nell’indifferenza o perseguita nel rancore, può essere riscattata dalla quotidiana, inconsolabile commozione di chi resta e oppone alla dissoluzione atti che rendano il mondo migliore per quante più persone possibile. Forse è solo nell’etica compassionevole che può trovarsi una via d’uscita.

Fonte dell’immagine: http://www.ilpost.it/2017/05/25/foto-minuto-silenzio-attentato-manchester/minuto-silenzio-17/.