vietato o incommensurabile?

Ho delle iniziative strane, nessuna delle quali mi lascia sereno con me stesso. Per esempio, il lockdown mi ha fatto riscoprire la poesia. Sull’onda dell’entusiasmo ho ripreso in mano The Rime of the Ancient Mariner e poi ho iniziato a leggere Kubla Kahn di Samuel Taylor Colerdige. Avevo due versioni di The Rime e una di Kubla Kahn. Per capire meglio ho acquistato la traduzione di Mario Luzi, pubblicata per SE nel 2020. Il volume, oltre ai due capolavori, raccoglie altre poesie e delle prose su poesia e arte. La cosa pare goduriosa, e questo la dice lunga sulla stranezza delle mie iniziative e su quanto poco possa rasserenare me stesso.

Mi dico, Mario Luzi troverà delle soluzioni incredibili e strabilianti per rendere il complesso intreccio di suoni, concetti, rime ed evocazioni delle poesie di Coleridge. Massima ammirazione e rispetto anche solo per aver osato fare tanto. Quindi mi metto a leggere la traduzione di Kubla Kahn e resto perplesso. Per spiegarmi trascrivo il testo originale della prima strofa e poi la traduzione.

In Xanadu did Kubla Khan
A stately pleasure-dome decree:
Where Alph, the sacred river, ran
Through caverns measureless to man
Down to a sunless sea.

Traduzione:

Nel Xanadu alza Kubla Kahn
dimora di delizie un duomo
dove Alf, il fiume sacro, scorre
per caverne vietate all’uomo
a un mare senza sole.

La prima cosa che mi lascia perplesso è la scomparsa di stately, i cui sinonimi possono essere noble, digified ma che non trovo espresso in “dimora di delizie un duomo”, ma almeno riporta una certa sonorità con il gioco fra la “d” e le vocali in dim-, del- e duo-.

In secondo luogo, rendere “run down” con “scorre” mi pare troppo sintetico. Se è vero che riferendosi a un fiume “scorrere” implica “verso il basso” è anche vero che “run down” non solo suggerisce impeto ma porta in primo piano la discesa. Un fiume scorre, un torrente scende impetuoso. “Run down”, inoltre, ci porta in un mondo sotterraneo, ignoto. Fiume, lettore e poeta cadono in una vita nascosta, trascinati in un mondo sempre esistito, terribile e affascinante.

Ma l’ostacolo maggiore è altrove e precisamente nel passaggio “caverns measureless to man” tradotto con “caverne vietate all’uomo”. Da “measureless” a “vietato” mi pare ci sia una distanza concettuale ed emotiva enorme.

Coleridge qualificando come “measureless” la vastità delle caverne è nell’alveo del Sublime romantico che attrae in quanto respinge e respinge in quanto attrae. La smisuratezza, l’illimitato non implicano divieti, stabiliti da una qualche autorità superiore, poiché nell’infinito, nella vastità incommensurabile, l’individuo sperimenta se stesso nella propria contradditorietà e non si sottomette a potenze metafisiche che puniscono e castrano. Certamente non è il sublime kantiano, per cui nella potenza della natura l’individuo diviene consapevole della capacità razionale di pensare l’infinito. In Coleridge il sublime riguarda lo zampillare dell’orgasmo della vita.

Il linguaggio arcaico di Coleridge non deve trarre in inganno: il tempo mitico evocato dagli arcaismi funziona da levatrice per un nuovo modo di sentire non tanto per confermarne uno passato. Il sublime rimette in gioco ogni cosa con un nuovo inizio.

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