Apollo

Diceva pregando: lo udì Febo Apollo

e scese dalle cime d’Olimpo sdegnato in cuore.

Portava l’arco a tracolla e la chiusa faretra.

Tintinnarono sulla spalla le frecce del dio furibondo

mentre avanzava scivolando simile a notte,

poi si fermava un po’ discosto dal campo e scoccò una freccia:

sibilo pauroso scattò dall’arco d’argento.

Dapprima puntò muli e cani veloci,

poi prendeva a drizzare sugli umani lo strale accuminato

e scoccava: roghi di cadaveri ardevano fitti.

Omero, Iliade, Mondadori, 2018, Milano, a cura di Franco Ferrari, canto I versi 43 – 52.

Immagine: il padre di Criseide implora Agamennone perché liberi la figlia.

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