ricordare e credere nella memoria

Ricordare e raccontare per essere creduti non era facile per gli internati nei Lager. Il nostro compito è continuare a ricordare e narrare qualcosa che abbiamo ascoltato.

Del resto sono sempre più frequenti i selfie di persone sorridenti scattati di fronte ai cancelli dei campi di sterminio. Del resto il 60% degli americani non sa nulla della shoah. E forse in Europa non stiamo meglio.

E’ difficile ricordare e perciò aggiungo immagini di libri che trattano l’argomento. Riporto la Prefazione I sommersi e i salvati.

Molti sopravvissuti (tra gli altri Simon Wiesenthal nelle ultime pagine di Gli assassini sono fra di noi, Garzanti, Milano, 1970) ricordano che i militi delle SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri: “In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non si avranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla”.

Curiosamente, questo stesso pensiero (“se anche raccontassimo, non saremmo creduti”) affiorava in forma di sogno notturno dalla disperazione dei prigionieri.

Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino, 1986, “Prefazione” pag. 3.

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