ne ho piene le mail

Mi capita spesso e ci casco sempre.

Mi accordo con gli studenti per usare la piattaforma Moodle nelle lezioni. Illustro le pagine, l’accesso, indico loro come scaricare l’applicazione. Poi c’è il momento cruciale: mi devono inviare una mail da un loro account così che io possa dare le chiavi d’accesso. A parte l’inventiva dei ragazzi – si parte da “fiorellino89” (che può significare che ci sono almeno altri 88 fiorellini precedenti) e passando dall’inevitabile “supermario78” si atterra su “20002001200220012000” – mi stupisce che le loro caselle di posta sono, in molti casi, piene zeppe. Così piene che se scrivo una mail spesso è non consegnata perché “user quota exceeded”, ovvero la casella del destinatario ha raggiunto il limite massimo di spazio disponibile e non può ricevere altre mail. Sono ragazzi, mi dico. Più abituati a usare Facebook, Istagram, Whats’up, Snapchat. Neanche sanno cosa sia la memoria, neanche sanno comunicare e non hanno coscienza delle buone maniere in fatto di relazioni e comunicazione.

Ma poi ci sono i colleghi. Gente maggiorenne, vaccinata, laureata, che parla, discute. Persone che sanno stare al mondo. O così sembra perché al momento buono appare il messaggio “user quota exceeded” ad avvisarmi che anche loro sono degli analfabeti comunicativi.

Una differenza: i giovani sono nativi digitali mentre i colleghi spesso sono “critici verso questa moda del digitale che tanto fra poco passa”. In tutti i casi, c’è una negazione della propria cittadinanza digitale.

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