quando si è fanatici

Su Ginevra ai tempi di Calvino, nato il 10 luglio 1509.

“All’interno della città si fece uno sforzo per introdurre un regime rigoristico che è stato spesso deriso perché insisteva su cose che, in una civiltà divenuta mondana, i più sono giunti a considerare come inizie. Erano comminate pene per chi si fosse lasciato predire la fortuna dagli zingari, o avesse fatto rumore in chiesa, o avesse offerto il tabacco durante il culto, o non sapesse recitare le preghiere. Si anglicano le osterie e i conventi venivano trasformati in cui non si mesceva da bere né alla domenica, né durante le ore nei culti nei giorni feriali (poiché vi erano anche culti nei giorni feriali) né dopo le nove di sera. (…)

Altre disposizioni erano intese a preservare la purezza del culto e prendevano di mira ogni resto di pratiche cattoliche. Un orafo venne punito per aver fatto un calice da messa, un barbiere per aver fatto la chierica a un sacerdote, un altro per aver detto che il papa era un brav’uomo. Il consiglio civico ginevrino giunse perfino a proibire l’usanza cattolica di dare ai bambini i nomi di santi cattolici o altri quali “Croce”, “Gesù”, “Pentecoste”, “Domenica”, “Sansepolcro”.

Roland H. Baiton, La Riforma protestante, Einaudi, Torino, 2000, pp. 114-115.

Poi occorre ricordare gli anabattisti affogati, i cattolici perseguitati. Le piccole cose quotidiane possono rilevare fanatismi incombenti.

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