andrea, il motoscafo e l’acqua

A primavera, mesi dopo Natale, Andrea e il suo papà andarono a un laghetto artificiale per far navigare il motoscafo. Quando arriva con il suo ingombrante motoscafo di plastica blu, Andrea si sente a disagio. Non sa cosa, ma sa che qualcosa andrà storto. Al laghetto la domenica mattina si riunivano appassionati di modellismo navale: barche a vela in legno grandi così con vele che facevano volare le barche sull’acqua come creature rare. Belle, chiare, eleganti e fatte a mano.

Vede gli scafi eleganti, affusolati, costruiti con pazienza, pezzo dopo pezzo fino alla forma delicata e bella. Forse c’erano anche dei bambini a giocare quella domenica mattina.

Andrea vuole andare via, ma il padre insiste. Stranamente fa freddo. Del resto è una delle poche volte in cui fanno qualcosa assieme; questo il padre non lo dice, ma Andrea lo sa bene. Mettono la barca in acqua, accendono il motore e lo scafo inizia a girare in tondo; non si riesce a comandare; gira in tondo e per riprenderla bisogna aspettare che passi vicino alla riva di cemento. Vede le mani del padre muoversi goffe sul telecomando e sente un nodo allo stomaco ma non sa dire perché. A fatica occorre sporgersi per prendere il barcone di plastica blu. Andrea vorrebbe andare via ma non sa dire perché. Nulla è andato come doveva e non sa parlarne.

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