Il buio oltre la siepe, lettura

Ho letto Il buio oltre la siepe, di cui scrivo qui e qui. Un bel libro, ricco di personaggi interessanti e verosimili, con una storia ben congegnata; il finale è inaspettato e coerente. Mi piace perché è una storia del tutto autosufficiente il cui intreccio non si affida a nulla di esterno ai personaggi ma è un tutto unitario concluso in sé stesso.

La storia è raccontata da una ragazzina, Scout, figlia di Atticus e sorella minore di Jem. Credo che possa rientrare nel genere del romanzo di formazione poiché narra del passaggio dall’infanzia alle soglie dell’adolescenza di Scout. Sono diversi i percorsi che la ragazza vivace, intelligente e irriverente compie nel mondo sonnacchioso ma ricco di storie e zone d’ombra di una contea dell’Alabama. Le vicende di Scout, Jem e dell’amico estivo Dill orbitano attorno a una casa misteriosa che nasconde un misterioso abitante che non esce mai. Poi c’è il padre, Atticus Finch, onesto e intelligente avvocato, conoscitore della legge e degli uomini, incaricato di difendere un nero, Tom Robinson, accusato di aver violentato una ragazza bianca. Atticus riesce a dimostrarne l’innocenza ma la giuria del tribunale locale lo condanna. Per quanto ci siano ancora diverse possibilità per arrivare a un verdetto d’innocenza, Tom spaventato cerca di scappare dalla prigione in cui è stato incarcerato e viene ucciso. Poi anche Scout e Jem rischiano la vita, ma lascio al lettore la risoluzione dell’avventura.

Due cose che vorrei dire.

La prima è un episodio in apertura del libro. Scout, che ha imparato a leggere e scrivere con il padre, va scuola. La maestra segue un metodo scolastico comune a tutti, innovativo e definito dal Ministero dell’istruzione secondo le più aggiornate scoperte della psicologia scientifica. Purtroppo la maestra non accetta che la ragazza sappia già scrivere e le impone il metodo in modo rigido e perfino offensivo. Scout inizialmente si ribella ma poi impara a non contrapporsi frontalmente e a seguire la maestra. Con leggerezza Harper Lee descrive come Scout impari a nascondersi di fronte alle istituzioni e come le istituzioni applichino le proprie logiche senza pensare alle differenze. Scout vive in una zona popolata di idee e uomini, misteriosa e pericolosa collocata fra la famiglia e lo stato, la zona della comunità locale.

La comunità locale segue correnti proprie, e qui giungo al secondo punto. Una sorella di Atticus si inserisce, chiamata da Atticus stesso, nella vita della famiglia, perché “i bambini diventano selvaggi perché non possono essere educati dal solo padre”. Un’idea di cui la zia è portratrice ma che Scout, Jem e neanche Atticus condividono neo fatti è quella di seguito. E’ Scout che parla:

Non so come, avevo sempre creduto che la “gente per bene” fosse la gente capace dell’uso migliore del proprio buon senso; lei invece era dell’opinione, espressa in modo indiretto, che più a lungo una famiglia era attaccata a un pezzo di terra, più per bene era. (Il buio oltre la siepe, Feltrinelli, Milano, 2016, pag. 135)

Mi pare la quintessenza del razzismo e della chiusura di una comunità di fronte ai cambiamenti. Qui viene anche teorizzato un valore precedente e indipendente a qualsiasi evento possa mutare l’ordine dato.

Aggiungo come nota a margine una variante a questo principio. Da un paio di anni mi sono trasferito in un comune vicino a Torino. Ho ottenuto il trasferimento di residenza e sono iscritto nelle liste elettorali. Ma dopo qualche tempo di residenza ho scoperto che secondo i miei compaesani questo non basta per appartenere a pieno titolo alla comunità. Si è membri riconosciuti della comunità solo dopo averci abitato per una certa quantità d’anni. Io che ci vivo da due anni sono cittadino da un punto di vista istituzionale ma non lo sono per la comunità. Crede che fra 10 anni, se sarò ancora qui, allora lo sarò. Ma ci sarà sempre qualcuno che mi ha preceduto e che è vissuto qui da più tempo di me. Perché il passato non si compra.

Alla luce di ciò, teniamo in buon conto le fratture e le discontinuità per essere “gente per bene”.

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