scrivere e leggere

Scrivere è una questione di rigore. Sudore, rilettura, sudore, imprecazioni, sudore, mal di schiena e parole che non vengono. Poi ottieni un paragrafino molto semplice che ti soddisfa così così, come qualcuno dice in una canzone che non ricordo.

Tutto per trovare una forma invisibile, intangibile che manco sappiamo cosa sia e da dove salti fuori.

Ma chi è che dice che è un divertimento? Accetto trasformazione ma divertimento mi pare azzardato.

Leggere, invece, è tutta un’altra cosa. Sudore, rilettura, invidia, imprecazioni, sonno, fatica e concentrazione. Senza contare che alcune idee e ragionamenti possono destabilizzarti per tutta la vita. Sempre che uno le capisca. Ci sono libri e passaggi che mi hanno impegnato per anni e ancora oggi mica li capisco. Lo stesso vale per alcune canzoni o dei brani musicali. Non credo che chi scrive un libro di 300 pagine sian sano di mente. Solo un grande dolore o qualcosa – senso morale? disperazione? speranza? vanità? – prossimo al delirio lo può spingere a compiere un’impresa del genere. Shakespeare, che razza di bastardo crudele e spietato sarebbe diventato senza la scrittura? Uno che concepisce Jago, o Riccardo III, è capace di qualsiasi cosa. Meno male per lui e per noi che aveva la penna in mano. Anche se non basta creare un personaggio come Riccardo III per trasformare certi pensieri.

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