calcio e moralismo

Il calcio fa discutere. Riguardo al calcio rintraccio una analogia con un evento del passato che descrivo.

Fra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta la RAI ha prodotto una serie di interviste a donne e uomini, casalinghe, operaie e operai, contadini, impiegati, giovani e anziani, emigrati. Le domande, essenziali e poste con delicatezza, facevano emergere caratteri e stili di vita, speranze e disillusioni. Italiani e italiane semplici, spesso di una povertà sconvolgente; non tutti parlavano in italiano. Una ricerca sociologica sul campo.

Qualche decennio dopo la RAI rintracciò le persone intervistate per mostrare le evoluzioni della società. Una delle persone intervistate era una donna dell’UDI, Unione Donne Italiane, che raccontò il cambiamento di un suo punto di vista. Negli anni Sessanta voleva convincere le donne immigrate dai paesini del meridione a non leggere “i fotoromanzi, riviste che diffondevano valori alienati della piccola borghesia” e a leggere piuttosto “testi che sviluppassero la loro coscienza di classe”. Nelle seconda serie di interviste le donne che leggevano fotoromanzi affermarono che per loro quelle storie patinate rappresentavano la possibilità di un’esistenza migliore e uno stimolo a cambiare; mentre la donna dell’UDI, confessò di aver frainteso del tutto i desideri vitali e di miglioramento delle immigrate e che il suo atteggiamento pedagogico era un errore.

Arrivo al calcio. Per me è un’attvità dionisiaca e come tale esagerata, irrazionale ma allo stesso tempo tremendamente articolata anche da un puto di vista simbolico. Se lo si giudica con lo sguardo ideologico e pedagogico se ne fraintende la natura. Non approvo e non condivido la violenza che spesso si accompagna alla tifoseria. Ma non riesco a definire una partita di calcio come una buffonata o un oppiaceo sociale. Condannare una partita di calcio può essere superficiale almeno quanto non occuparsi delle linee di politica economica proposte dal governo.

Purtroppo non riesco a ricordare il nome della trasmissione. L’Unione Donne Italiane ha fatto molto per le donne e questo mio breve ricordo non è un giudizio o una condanna.

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