no one left to keep – it’s me

C’è un grande disco intitolato The lamb lies down on Broadway dei Genesis. E’ un gran bel disco da cui il gruppo non riuscì a sopravvivere. Già durante le registrazioni i Genesis litigano; durante il tour americano Peter Gabriel decide di abbandonare i Genesis che poi diventeranno una banda pop di alta qualità ma con dischi sempre meno appassionanti.

E’ una opera rock complessa che non posso riassumere qui e mi limito a dire che racconta il percorso di consapevolezza di Rael, un teppista portoricano che dai bassifondi di New York scopre sé stesso e l’affetto per e del fratello. Ora mi concentro sulla penultima canzone del disco: In the rapids (video con immagini del concerto), che canta il salvataggio da parte di Rael del fratello dalle rapide di un fiume. Musicalmente semplice, sopratutto se comparato con altri brano del disco, ma ricco esprime una idea che mi era difficile capire quando lo ascoltavo da giovane e che ora forse mi è più chiara. Rael salva da un fiume impetuoso il fratello e appena lo estrae dall’acqua scopre che il volto di chi ha salvato è il suo stesso volto. Ovvero Rael salvando il fratello ha salvato sé stesso. L’idea è che attraverso l’altro scopriamo noi stessi. Sotto una parte del testo della canzone: Rael controlla di non aver abbandonato nessuno nelle rapide del fiume, buie e profonde. Ma qualcosa è cambiato: “quella non è la tua faccia, ma la mia!”

In the rapids

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