resistenze alla didattica online

Quando si parla di didattica digitale, spesso leggo o ascolto prese di posizioni drastiche e nemmeno troppo velatamente catastrofiche. Spesso sono enunciate da persone o gruppi che associano l’uso di strumenti informatici, social network e altre cose “digitali” a una certa spersonalizzazione. Inoltre alcuni sostengono che essendo internet “solo” uno strumento occorre in qualche modo misurarne, se non ridimensionarne, la portata rispetto al fine pedagogico della scuola o in generale dell’insegnamento. In ogni caso c’è una forte dose di ironia, se non sarcasmo, di fronte alle nuove tecnologie, vissute nel migliore dei casi come un’innovazione non innovativa. Potrei dire che per molti è una “americanata”.

Qua vorrei concentrarmi sulla seconda affermazione: sono i fini pedagogici e didattici a dover misurare, e se necessario limitare, l’ingresso di “internet” nella scuola. Elenco alcune osservazioni:

  • Non sopravvaluterei la capacità degli “obiettivi formativi” di incidere sul comportamento o sulle abitudini delle ragazze/i. Spesso tali obiettivi sono le enunciazioni delle speranze dei docenti.
  • Ammettendo che gli “obiettivi formativi” siano incisivi, occorre specificare a cosa ci si riferisce quando si dice che sono rivolte alla “persona”. Non credo a una persona reale, quanto a un’astrazione frutto di una certa quantità di letture e di discussioni che non tengono conto degli studenti concreti. In questi casi, l’obiettivo è lo “sviluppo personale” nelle “dinamiche sociali” con “adeguati strumenti concettuali”, “linguaggio disciplinare” e “consapevole acquisizione delle competenze”. Ma se non  si riconosce che scrivere su Facebook, per esempio, implica comunicare in un contesto sociale complesso, che richiede competenze linguistiche, sociali, logiche ed empatiche talvolta elevate, allora lo “sviluppo personale” e la “consapevole acquisizione di competenze” restaranno dichiarazioni formali che allontanano ragazzi e ragazze dall’apprendimento.
  • Quale che sia l’obbiettivo didattico e formativo, queste affermazioni non colgono il vero nocciolo della questione: “internet” sta cambiando in modo profondo e irreversibile il modo di intendere la condivsione della conoscenza. Da questo punto di vista, sono proprio i fini dell’educazione e della didattica a dover essere messi in discussione. Ovvero cambiando lo strumento, cambiano modi e in qualche misura i fini sono influenzati.
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