lavorare nella scuola e continuità didattica

Lavorare nella scuola è complesso. Come tutte le cose reali non può essere smentito da nessuna ideologia o preconcetto. Uno dei problemi è che insegnare significa avere a che fare con persone e comprendere le persone richiede tempo, impegno e fatica. Il tutto viene riassunto nell’espressione “continuità didattica”.

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3 thoughts on “lavorare nella scuola e continuità didattica

  1. La ringrazio, ma come saprà, che il comportamento del docente possa influire sul rendimento dello studente è cosa detta da autori ben più autorevoli di me.

    L’espressione “continuità didattica” è burocratica e si riferisce al principio per il quale è preferibile che allo stesso docente sia assegnata la stessa classe così da mettere la classe nelle condizioni migliori per apprendere. Purtroppo i meccanismi burocratici sono tali da scavalcare tale principio.

    Quanto al discorso sugli “aiuti”. Concordo con lei.

    1. La cosa più spiacevole é quando il comportamento del docente influisce in negativo sul rendimento di uno studente con delle ottime potenzialità. Talvolta un professore decide, per motivi futili o addirittura inesistenti, di prendere di mira un ragazzo, e quindi lo tiene sul 6 – 7 pur sapendo che vale 8 – 9, e nei casi più spiacevoli tenta addirittura di fargli il lavaggio del cervello, di convincerlo che il suo talento non é poi questo granché.
      Proprio per questo é essenziale che ogni studente maturi una consapevolezza dei propri pregi e dei propri limiti indipendente dall’ opinione altrui e dai voti che riceve, e che sappia autovalutarsi: in questo modo, non si abbatterà più di tanto se il professore gli darà meno di quanto gli spetterebbe, perché dentro di sé saprà che la verità é un’ altra, che quel compito corretto da un prof imparziale avrebbe avuto tutt’ altra valutazione. La ringrazio per la risposta.

  2. Apprezzo il fatto che Lei prenda in considerazione l’ idea che anche il docente possa essere concausa del rendimento scadente di un alunno, perché non ha saputo come prenderlo o si é semplicemente disinteressato delle sue difficoltà. Tuttavia, ritengo che lo studente in questo debba cercare di essere autonomo, di trovare in se stesso le motivazioni per studiare (lo spauracchio della bocciatura é già un ottimo stimolo) e di superare da solo le proprie lacune, invece di aspettare che sia il docente a venirgli incontro.
    Tra l’ altro aspettare l’ aiutino da parte del professore é un’ abitudine tipica del sistema liceale che prepara malissimo per il percorso universitario. All’ università il professore non conosce né il nome né il viso dei suoi alunni, figuriamoci le eventuali difficoltà: di conseguenza, se hai dei punti deboli devi risolverli per conto tuo, perché all’ esame il docente non ti farà mai delle domande “su misura”, tarate in base alle tue lacune. Tanto vale allora abituarsi fin dal liceo a camminare con le proprie gambe.

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