quando i bambini non andavano a scuola

Oggi faccio riferimento a un blog di storia che raccoglie immagini e link relativi ai bambini che non andavano a scuola, negli USA e in Italia. Molte le fonti statunitensi – Library of Congress e associazioni private e benefiche – poche quelle italiane.

Emoziona vedere immagini di bambini di 9, 10, 7 anni nei posti di lavoro per adulti. Alcuni sono in posizioni pensose, altri fissano stupiti verso la macchina fotografica. Alcune didascalie specificano l’ora di inizio del lavoro: le 6 del mattino. Documenti sulla durezza della vita in Occidente fino a non molti decenni fa.

In Italia si risale di circa 60 anni. Io ricordo che alcuni miei compagni delle medie non studiavano il pomeriggio perché lavoravano. Preferisco non soffermarmi su come venivano trattati fra le mura dell’aula. Un solo ricordo che dà l’idea: i bambini sedevano in tre colonne di banchi, considerandoli dalla cattadra: a sinistra la prole dei poveri, a destra i ragazzatti della piccola e media borghesia, al centro i rampolli dell’alta borghesia. E guai a cambiare di posto.

Comunque mi interessa altro. Il sito mi pare un ottimo esempio di uso delle fonti su internet che senza ricorrere a Wikipedia mostra fonti alternative. Attendibili.

Mi pare che questa operazione culturale sia ancora più importante perché estende la memoria digitale del mondo oltre gli anni Duemila, quando si è cominciato a mettere su internet “tutto”. La storia esiste da prima di Internet e inizia a essere disponibile per molti da poco.

Comunque oggi in molti luoghi della terra si parla di schiavitù infantile.

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2 thoughts on “quando i bambini non andavano a scuola

  1. E’ vero: istruzione e conoscenza liberano energie, possibilità. Credo che si possa comprendere la capacità di sviluppo e di rigenerazione di una società dalla quantità di denaro che investe nell’istruzione e dal valore sociale attribuito al ruolo di maestre, insegnante, professore o docente.

    L’autrice dell’articolo, Letizia Cortini, è decisamente brava e preparata.

  2. Ho visionato le fotografie: sono molto belle e offrono spunti di riflessione oltre che preziosi strumenti didattici. Guardandole ci si rende conto di quanto sia vero che l’istruzione rende liberi.

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